In Slovenia solo un lieve incidente grazie alla sicurezza degli impianti

- int. Marco Ricotti

A partire da quanto accaduto nella centrale nucleare di Krsko, Marco Ricotti (docente di Impianti nucleari al Politecnico di Milano), approfondisce il tema della sicurezza delle centrali nucleari attuali e di nuova generazione, già in grado di resistere a sismi e rotture. E di spegnersi da sole

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Dopo gli allarmismi delle ultime ore, Marco Ricotti, docente di Impianti nucleari al Politecnico di Milano, spiega ai nostri lettori cos’è realmente accaduto ieri nella centrale nucleare di Krsko.

Professor Ricotti, può spiegarci cos’é successo ieri nella centrale nucleare di Krsko in Slovenia?

Diciamo innanzitutto che si tratta di un reattore, di tecnologia occidentale, di tipo PWR pressurizzato da poco più di 700 megawatt elettrici, entrato in funzione nel 1983. Per quanto ho saputo dai colleghi croati, c’è stata una fuoriuscita del liquido dall’impianto di raffreddamento. Una perdita d’acqua di circa 2,5 metri cubi l’ora nel circuito primario. Una fuoriuscita cioè di circa mezzo chilo al secondo di acqua, una rottura molto molto piccola.
Pare che la causa di tutto sia stata la perdita di tenuta di una guarnizione, probabilmente di un sistema di misura, di un rivelatore o di un misuratore di temperatura nel circuito. Qualcosa che non ha destato preoccupazione, perché di norma, quando invece accade un incidente di qualche rilievo, la prima azione del reattore è lo spegnimento automatico. In questo caso non c’è stato spegnimento automatico e questo è un indice della bassa pericolosità dell’evento.

Qualcuno ha sbagliato qualcosa o si tratta di obsolescenza dell’impianto?

Non si tratta assolutamente di obsolescenza. È un accidente di percorso che potrebbe accadere da tutte le parti, anche negli impianti industriali.

Le ho fatto questa domanda perché quando gli impianti nucleari funzionano regolarmente non fanno notizia, se ne parla solo quando ci sono incidenti. Come ridimensionare l’allarme?

Non c’é alcun allarme. E del resto lo ha precisato anche l’Unione europea. Non si è trattato di un incidente rilevante al reattore, che infatti, ripeto, non ha avuto la necessità di arrestarsi in modo automatico. I gestori dell’impianto hanno deciso di portarlo in condizioni di spegnimento per verificare cos’era successo e poi ripartire. È stata eseguita una procedura manuale di arresto e per il bassissimo livello di radiazione gli addetti sono potuti entrare nel contenitore. E si pensa di far ripartire il reattore tra qualche giorno, senza doverlo decontaminare. Questo vuol dire che la radiazione uscita dal reattore si è mantenuta all’interno del contenitore: all’esterno è praticamente pari a zero.

Cosa può dire dei sistemi di viglianza?

Il fatto che non sia partito l’arresto rapido, che i tecnici abbiano spento direttamente il reattore, che siano potuti entrare nel contenitore in assenza di livelli di radiazione significativa, che lo ripareranno e ripartirà senza necessità di decontaminazione, dice del livello minimo dell’incidente. Questo dimostra che esiste un sistema di attenzione e di rivelazione dei malfunzionamenti sui reattori nucleari di assoluta efficienza, che la comunicazione è tempestiva e che il livello di sicurezza dei reattori nucleari è elevato. Una perdita di tenuta è stata individuata in meno di un’ora. Per spiegare: la portata d’acqua che è uscita dal circuito primario è un ventimillesimo della portata che normalmente circola in un reattore. Chi lavorava al reattore in quel momento si è accorto della perdita per tre segnali concorrenti – il che è significativo della ridondanza della strumentazione presente: si sono accorti che la pompa che gestisce il volume di liquido nei circuiti stava aumentando la sua capacità di carico a causa della piccola fuoriuscita; si sono inoltre accorti dell’aumento di pressione e dell’aumento di temperatura all’interno del contenitore causate dalla fuoriuscita di pochi metri cubi di acqua. Il sistema di sicurezza è tale per cui appena si verifica qualcosa di insolito rispetto alla normale attività, l’impianto viene messo in sicurezza.

In Italia, il ministro Scajola ha parlato del 2013 come data per la posa della prima pietra di una centrale. Cosa non si deve temere da un incidente come questo?

Si deve tener conto del fatto che questo è un reattore di seconda generazione. Ora in Italia si parla di terza generazione e in futuro di quarta. Il presupposto “tacito” che non deve passare è che i reattori attuali sono insicuri e invece quelli di quarta generazione saranno assolutamente sicuri: sarebbe un messaggio culturale gravemente sbagliato.

Perché?

Primo, perché si carica di aspettative non realistiche il futuro. Come non è vero che i reattori di quarta generazione non avranno alcun problema di sicurezza, è altrettanto vero che i reattori a fusione non saranno privi di problemi di sicurezza o di rifiuti. Ovviamente ci sarà un miglioramento, un salto di qualità perché la sicurezza sarà ancora migliore e i rifiuti ancora minori, sia per i reattori di quarta generazione, sia per i reattori a fusione; però dire che esista un’azione umana assolutamente avulsa da problemi di sicurezza non è realistico.
Si tratta innanzitutto di un problema culturale più che tecnico. Si può dire che sicurezza, rifiuti, impatto ambientale saranno migliorati e ridotti, ma dire che il problema sarà eliminato è sbagliato. Il miglioramento ecologico ci sarà, ma l’energia pulita è qualcosa che non esiste. Come ogni azione umana, che in quanto tale non è esente da rischi. Ogni azione umana comporta un rischio, e noi possiamo fare del nostro meglio per ridurlo il più possibile.
Secondo: è sbagliato dire che gli attuali reattori non sono sicuri, quelli attualmente in funzione nei paesi occidentali, ma anche in Oriente, sono sicuri. Se si osservano i dati tecnico-scientifici e si confronta il rischio – il quale è un parametro quantificabile – e si vanno a vedere gli incidenti di varie attività umane e infine si effettuano comparazioni, si vede che un incidente come quello avvenuto ieri è un caso singolare, ma giustificabile.

Quello che ha appena detto – che i reattori futuri non saranno del tutto esenti da rischi – non è affatto scontato.

Ripeto, è sbagliato dire che i reattori del futuro saranno senza problemi innanzitutto perché non è vero: questo non appartiene a nessuna attività umana. Inoltre questo implicherebbe che i reattori attuali non siano sicuri, altra cosa non vera.
L’evento di oggi, come il terremoto in Giappone di qualche mese fa, dimostra al contrario la sicurezza degli impianti nucleari. Il terremoto in Giappone ha fatto centinaia di morti e ha recato danni ingenti, ma i reattori nucleari si sono spenti in modo sicuro nonostante l’intensità del sisma abbia superato i limiti di progettazione del reattore. E poi c’è l’aspetto legato alla trasmissione di informazioni. Nel settore nucleare c’è un sistema di rilevazione e di comunicazione di incidenti come in nessun altro settore; solo il settore aeronautico forse è a questo livello. In tema di rischio, andiamo a vedere cos’é successo in altri settori – industriale, aeronautico, chimico, meccanico, civile: vediamo se riusciamo ad avere lo stesso livello di informazione che abbiamo nel nucleare. Non ci sono paragoni.

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