SONDAGGI 2020/ Conte al 30% ma il suo “partito” si ferma al 7%, Mattarella al 56%

- int. Fabrizio Masia

Sondaggi: Conte gode di un ampio gradimento da parte degli italiani, ma un suo possibile partito sarebbe al 7%. Le priorità sono lavoro, risparmio e sicurezza. Salvini al 39%, Di Maio al 23%

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LaPresse

Gli italiani negli ultimi sondaggi del 2019 e in vista del 2020 confermano la scarsa fiducia nel governo, mentre l’idea di un partito a suo nome, benché lo stesso Giuseppe Conte abbia categoricamente smentito, ha un buon gradimento calcolato da un minimo del 3% fino a un massimo del 7%. “Conte è un leader capace di raccogliere consenso, è secondo con il 33% dietro Salvini che invece è a quota 39% di gradimento e ha un bacino potenziale di elettori piuttosto vasto” ci ha detto in questa intervista Fabrizio Masia, direttore generale e partner di EMG Acqua (Marketing & Opinion Research). Il tema del lavoro rimane quello che più preoccupa gli italiani, mentre il centrodestra, se riesce a dar vita alla cosiddetta grande coalizione (Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega) è tranquillamente al 50%.

Conte ha smentito, ma quanto potrebbe valere nei sondaggi il partito del premier se davvero verrà inaugurato?

Al momento possiamo dire che il gradimento personale nei confronti di Conte è molto alto, oltre il 30%, per cui la fiducia nell’uomo c’è. Era scemata nelle ultime settimane, adesso si è assestata, comunque è uomo capace di raccogliere consenso. L’idea di un partito gode di un bacino potenziale tutt’altro che irrilevante, da quel bacino potenziale avere poi una consenso identico a quello personale è ovviamente una cosa diversa, dipende da molti fattori: alleati, programma, personalità aderenti. Diciamo che potrebbe partire da un minimo del 3%, non escludo possa arrivare al 7%.

Il suo collega Pagnoncelli nei sondaggi sul Corriere della Sera ha pubblicato una fotografia del paese sulla base della quale un italiano su due sostiene che il governo proceda nella direzione sbagliata e il 53% non vede alcun segnale di ripresa. Lei come vede la situazione?

In quasi tutti i sondaggi davanti a queste domande c’è la tendenza ad avere una visione pessimistica del futuro, cioè quello che eravamo prima era meglio di oggi. Noi italiani siamo molto più affascinati dalle notizie negative che da quelle positive, che mettiamo sempre nelle ultime pagine. I numeri poi non dicono queste cose, molte statistiche sulla sicurezza dicono che c’è stato un miglioramento con un calo di omicidi e furti. La percezione degli italiani molto spesso non risulta comprovata da dati oggettivi.

Quali sono le priorità per gli italiani che il governo dovrebbe affrontare?

Gli italiani badano al loro quotidiano o alle persone care. Per cui non solo avere un lavoro ma anche averlo più qualificato con stipendi che recuperino il potere di acquisto che si è smarrito. La seconda cosa che gli italiani vogliono è la tranquillità della famiglia, con una sistema sanitario che funzioni soprattutto per gli anziani, poi un alleggerimento della pressione fiscale e infine più sicurezza.

Dai sondaggi emerge la preoccupazione per le sorti del risparmio, i soldi in banca, viste le ultime vicende bancarie?

Questa preoccupazione è innata, siamo un popolo di risparmiatori. La massa di risparmio negli ultimi tempi è un po’ diminuita perché è servita ai nonni e ai genitori per i figli e i nipoti, a partire dalla crisi del 2008. La preoccupazione è molto sentita, riuscire a tornare al quel risparmio tipico degli italiani è molto importante.

Migranti, lavoro, ambiente: come la pensano gli elettori? Come cambia la loro opinione a seconda degli schieramenti?

Il tema del lavoro è trasversale, tocca tutti gli schieramenti. La sicurezza è molto più sentita nell’elettorato leghista e di destra: come gestiamo l’immigrazione, l’immigrazione che porta più furti. È una percezione non comprovata da dati reali ma la percezione c’è.

In che cosa lei ravvisa differenze tra Nord e Sud nelle sue rilevazioni?

La percezione del governo nei sondaggi è diversa se prendiamo Piemonte, Lombardia e Veneto. Dove insomma c’è un voto di centrodestra a trazione leghista si riverbera un giudizio sul governo che è piuttosto negativo.

Perché?

Perché al governo ci sono il Pd, Renzi, i 5 Stelle. Al contrario, nel Centro Italia si conserva una certa forza del Pd e lo stesso avviene anche nel Sud. Una parte importante dei 5 Stelle si addensa al Sud, e poi Conte è espressione del Sud. Anche se questo governo non ha consensi strabilianti, perché appoggiato da una minoranza, nelle intenzioni di voto arriviamo al 45-46% al massimo.

Il centrodestra invece, se si fa la coalizione?

Siamo sul 50%, soprattutto al Nord.

Qual è il consenso dei leader? Ad esempio Mattarella?

Quello del presidente della Repubblica nei sondaggi è molto alto, come d’altro canto è stato per tutti i presidenti, che fanno gioco a sé. Mattarella è intorno al 56%.

E i leader di partito?

Conte come abbiamo detto è al 33%, davanti a lui Salvini al 39%, poi Giorgia Meloni sul 30%, Zingaretti e Di Maio attorno al 23% e a seguire tutti gli altri molto distaccati.

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