Sondaggi politici/ FdI al 20,7%, Pd sale al 19,7%. Lega-FI in ribasso

- Carmine Massimo Balsamo

Sondaggi politici e intenzioni di voto, i dati sul green pass: per il 33,2% l’obbligo di certificato verde verrà tolto nella prossima primavera

sondaggi politici
Giorgia Meloni ed Enrico Letta (LaPresse)

Qualche variazione degna di nota nei sondaggi politici di questa settimana stilati da Swg per Tg La7. In vetta alla classifica troviamo ancora una volta Fratelli d’Italia, che però deve fare i conti con un calo: il partito di Giorgia Meloni passa dal 21,1% al 20,7%. Subito dietro troviamo il Partito Democratico, rinvigorito dai risultati alle comunali: i dem guadagnano lo 0,5% e si portano al 19,7%.

Secondo i sondaggi politici di Swg per Tg La7 quotano la Lega al terzo posto: il Carroccio di Matteo Salvini perde lo 0,2% e si attesta al 19,2%. Il Movimento 5 Stelle guadagna lo 0,2% e sale al 16,6%, mentre Forza Italia perde terreno: gli azzurri di Silvio Berlusconi passano dal 7% al 6,9%. Segnaliamo infine Azione di Carlo Calenda al 4,1% (+0,2%) e Mdp Articolo 1 al 2,5% (-0,4%).

SONDAGGI POLITICI: I DATI SUL GREEN PASS

Torniamo adesso ai sondaggi politici di TP e analizziamo i dati sul green pass. Quando sarà tolto l’obbligo di certificato verde lavorativo per gli italiani? Per la maggioranza degli intervistati, il 33,2%, nella prossima primavera, se l’inverno sarà passato senza emergenze legate al Covid. Per il 13% prima della fine dell’anno, il governo si renderà conto delle proteste e delle difficoltà nelle aziende, mentre per il 18,8% quando si supererà la quota del 90 per cento degli over 12 vaccinati. Per il 18,3%, invece, a fine anno, quando finirà anche lo stato di emergenza. L’11,2%, infine, crede che non verrà mai tolto. Ora è tempo di scoprire i sondaggi politici sull’ipotesi di tamponi gratuiti per ottenere il green pass: il 28,4% è d’accordo, ma per la maggioranza, il 30,2%, il green pass dovrebbe essere concesso solo con la vaccinazione e non con un tampo. Per il 15,9% i prezzi dei tamponi dovrebbero essere calmierati ulteriormente per i lavoratori, mentre per il 12,6% il prezzo stabilito è quello giusto. Per l’8,8%, infine, non è giusto ridurre il prezzo.



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