SOVRANISTI/ La strategia di Berlino per vendere le armi a tutta l’Europa

- Giuseppe Gagliano

Berlino sta utilizzando la Nato come un cavallo di Troia per rafforzare la sua economia industriale militare a scapito degli altri Stati europei

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Un caccia F35 nella base Raf Marham di Norfolk (UK) (LaPresse)

Nella città tedesca di Ulm, posta tra Baviera e Baden-Württemberg, il nuovo comando Nato per il trasporto truppe e materiali e cioè per la logistica militare ha raggiunto la capacità operativa e verrà guidato dal gen. Jürgen Knappe dell’esercito tedesco. Questa fondamentale infrastruttura militare logistica lavorerà in stretta sinergia con quella in via di costruzione a Norfolk in Virginia, negli Stati Uniti. Da un punto di vista strettamente geopolitico, questo rafforzamento dell’infrastruttura militare nasce con lo scopo di consolidare la proiezione offensiva/difensiva atlantica nei confronti della Russia. D’altronde la centralità geopolitica della Germania – in funzione di contenimento russo – era stata già stata lucidamente compresa da Winston Churchill nel 1944. Inoltre il rafforzamento del dispositivo militare atlantico in Germania deve essere contestualizzato nel più ampio quadro strategico posto in essere dagli Usa per costruire una capillare struttura militare che comprende e abbraccia insieme la Polonia e le tre repubbliche baltiche in funzione di contenimento russo.

Al di là del dato strategico scontato che la Germania è funzionale – come l’Italia – agli interessi strategici americani e al di là del fatto altrettanto scontato che l’autonomia militare tedesca dal dispositivo atlantico è irrisoria, la Germania – come il nostro paese – è essenziale agli Usa per portare in essere la loro proiezione di potenza militare in Africa e Medio Oriente. A tale proposito sia sufficiente ricordare che proprio in Germania, e più precisamente a Stoccarda, hanno sede sia Eucom che Africom che consentono agli Usa di salvaguardare la loro egemonia globale sul piano militare.

Tuttavia, se prendiamo in considerazione il ruolo della Germania come esportatore di armi in Europa, il quadro delineato muta. Infatti, all’inizio del XXI secolo, la Germania si è posta l’ambizione di diventare il principale fornitore degli eserciti europei, e quindi di acquisire un monopolio tecnologico e industriale sui suoi vicini. Ciò avvenne in due modi: imbrigliando gli eserciti vicini nel suo complesso militare-industriale e indebolendo le industrie dei suoi “alleati”. Tale obiettivo può essere raggiunto perché Berlino ha un forte sostegno: la Nato.

Insomma, Berlino sta utilizzando la Nato come un cavallo di Troia per rafforzare la sua economia e per dominare, a livello europeo, l’Alleanza atlantica a danno degli altri alleati. L’idea del framework nation concept è stato sviluppato dalla Germania e proposto al vertice Nato nel 2014. La Nato si basa su questo principio per mettere assieme gli alleati in un sistema di difesa standardizzato ad alte prestazioni. Già quando il concetto fu formulato era chiaro che la Germania stesse cercando in questo modo di ribaltare l’equilibrio della cooperazione a suo favore. Non a caso nel mese di agosto 2017, la Stiftung für Wissenschaft und Politik (Swp) ha raccomandato che la Germania potesse diventare il pilastro europeo della Nato.

Berlino ha compreso in modo chiaro come sfruttare la sua posizione all’interno della Nato per sostenere il complesso militare-industriale del paese. Una delle strategie poste in essere da Berlino per  rafforzare la sua egemonia è quella di bloccare indirettamente le esportazioni di armi da altri paesi europei attraverso tempi di autorizzazione talmente lunghi da scoraggiare le imprese europee concorrenti e, nel contempo, autorizzare l’esportazione se questa serve gli interessi tedeschi, indipendentemente dal rispetto dei diritti umani o dalla lotta al terrorismo.

Uno dei primi clienti di Berlino è Ankara. La Turchia, in conflitto con i curdi (che sono armati e addestrati da Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti e che sono la punta di diamante della lotta contro l’Isis in Oriente), sta combattendo con i carri armati tedeschi. Anche dopo l’inizio del conflitto con i curdi, gli industriali tedeschi hanno continuato a fornire alla Turchia attrezzature militari del valore di milioni di euro. Un altro eloquente esempio è fornito dal viaggio fatto nel  2008 da Angela Merkel in Algeria per parlare dei diritti umani e delle libertà religiose. Quattro anni dopo, l’Algeria acquisterà due fregate tedesche per 2,1 miliardi di euro e, per due anni e mezzo, i marinai algerini saranno formati dalla marina tedesca. Allo stato attuale, con buona pace dei francesi, l’Algeria è diventata ufficialmente il primo cliente per l’esportazione dell’industria tedesca degli armamenti.

Nel 2017, inoltre, Angela Merkel ha incontrato il Re Saudita con il risultato di vendere 270 carri armati Leopard. D’altronde l’Arabia Saudita ha acquistato droni tedeschi al cui uso i soldati sauditi sono stati addestrati dai quadri del Bundeswehr e il fucile d’assalto tedesco G36 è prodotto su licenza sempre da Riad.

Se da un lato Berlino vuole egemonizzare a livello europeo la Nato, dall’altro lato è evidente che sta con fermezza perseguendo non solo i propri interessi nazionali secondo una logica pragmatica (come la Francia ad esempio), ma sta marginalizzando sempre di più il nostro paese sia in Europa che nell’ambito dell’alleanza atlantica.

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