SPILLO/ Conte, l’evasione fiscale e lo spettro delle tasse in bolletta

- Lamberto Milani

Ieri da New York Giuseppe Conte ha parlato di una misura per contrastare l’evasione fiscale, individuato come il male dell’Italia

manovra 2020
Il premier Giuseppe Conte (LaPresse)

Prima ancora del suo intervento all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, ieri Giuseppe Conte ha rilasciato dichiarazioni sibilline su quello che nell’arco di una settimana sembra essere diventato il nemico pubblico numero uno dell’Italia: l’evasione fiscale.

Ha cominciato Romano Prodi, che già aveva lanciato la coalizione Orsola diventata di fatto realtà: in un’intervista a Repubblica, oltre alla battuta sul partito yogurt di Renzi, l’ex Premier ha suggerito al Pd di perseguire una “lotta spietata, organica e di lungo periodo” all’evasione fiscale. Tempo due giorni e Conte, di fronte a un altro “sponsor” del nuovo Governo come Landini, parlava di carcere per i grandi evasori. Ora il presidente del Consiglio si spinge più in là spiegando che il Governo sta lavorando a un provvedimento complessivo per risolvere il “vero problema nostro, endemico”, cioè l’evasione fiscale.

“Questo significa che se riterremo una misura del genere percorribile, io chiedo un patto con tutti gli italiani onesti. Accettare quella che potrà sembrare una misura nuova, perché poi pagheremo tutti meno”, ha aggiunto il Premier, quasi dimenticando che parlare in modo così generico agli italiani di misure fiscali non può non avere effetti collaterali. Le parole sono importanti, come diceva Michele Apicella. E queste sibilline di Conte non possono non far pensare a una misura da “digerire” (più che “accettare”) per avere poi un beneficio futuro (“pagheremo tutti meno”). Aggiungiamoci poi che il suo “mentore” Prodi ha fatto pagare una tassa agli italiani per avere il beneficio di entrare nell’euro ed ecco che i timori di una beffa in arrivo aumentano.

Al di là di questo c’è però da chiedersi quale possa essere una misura nuova per contrastare l’evasione fiscale e far pagare tutti meno. Difficile pensare che Conte faccia riferimento alla “lotteria degli scontrini”, già annunciata a luglio dal Direttore generale dell’Agenzia delle Entrate Antonino Maggiore per il 2020, con l’obiettivo di incentivare la richiesta degli scontrini da parte dei consumatori facendo leva “sulla passione degli italiani per l’alea”.

A cosa può avere pensato il Premier come mezzo efficace per combattere l’evasione e diminuire poi il costo delle tasse? L’unico caso concreto recente è quello del canone Rai in bolletta introdotto da Renzi. Nei mesi scorsi in Senato era anche arrivato un emendamento della Lega che mirava a portare il pagamento della tassa sui rifiuti (una delle più evase specie al Sud) in bolletta. Certo vien da chiedersi come una misura del genere possa contrastare l’alta evasione sull’Iva. Ma tant’è, meglio non farsi troppe domande. Ci si potrebbe accorgere infatti che anche recuperando miliardi di evasione il Pil non si smuoverebbe automaticamente da quella quota zero che è forse la vera emergenza del Paese. Ci si potrebbe anche accorgere che in terra americana Conte ha ribaltato uno dei capisaldi della Reaganomics, noto come curva di Laffer. Per il noto economista, infatti, è abbassando la pressione fiscale che si neutralizza l’evasione. Che Conte, come Stiglitz, consideri questa “una teoria scarabocchiata su un foglio di carta”? Per ora di certo su un foglio di carta, con il timbro dell’Istat e non solo, c’è una pressione fiscale che per gli italiani onesti è fin troppo asfissiante.



© RIPRODUZIONE RISERVATA