SPILLO/ In un mondo dove tutto è dovuto dà fastidio che Qualcuno ci riprenda

- Flavia Manservigi

In Italia il crocifisso nei luoghi pubblici accende aspre polemiche. Forse perché la croce ci ricorda silenziosamente che l’amore non è mai disgiunto dalla giustizia?

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(LaPresse)

In un paesino della laicissima Francia, poco lontano dall’aeroporto di Marsiglia, al centro di una rotonda stradale si erge una croce di metallo, che sostiene al suo centro un Crocifisso con le mani inchiodate. Venendo dall’Italia, dove ormai vedere una croce in luogo pubblico è diventato un evento raro e contestatissimo, viene da chiedersi se non si tratti di un’allucinazione. Ma no, guardo e riguardo, ed è proprio una croce, e sul suo legno c’è un uomo che altri non può essere se non Quel Crocifisso. Non solo: appena scendono le ombre della sera, questo oggetto si illumina, tutta la sua sagoma viene circondata di piccole luci azzurrine, quasi ad evitare il rischio che qualcuno dei passanti possa non vederla.

A dirla tutta, in Francia l’apposizione del crocifisso e di altri simboli religiosi su monumenti e in spazi pubblici sarebbe vietata per legge. Forse non si ricordano più che l’uomo sulla croce è Gesù, così hanno lasciato correre.

In un paesino dell’Italia, Chivasso (Torino), la direzione dell’azienda sanitaria locale stabilisce che in ogni stanza dell’ospedale sia collocato un Crocifisso. Sì, sempre Lui, sempre Quello che svetta al centro della rotonda francese. Ma qui in Italia si ricordano subito che quell’uomo appeso al legno è Gesù, e scatta, anzi, dilaga subito un’aspra polemica, e si grida immediatamente al “fatto inaccettabile”, perché “in un paese di diritto laico si pensa solo a mettere simboli religiosi in luoghi pubblici”.
Così il direttore dell’Asl si è dovuto affrettare a precisare che, in caso di pazienti “infastiditi”, si provvederà all’immediata rimozione.

Ora viene da chiedersi in che modo esattamente il Crocifisso possa “infastidire”: potrebbe schiamazzare? Parlare troppo forte? (magari parlasse!); disturbare la quiete pubblica fino a tarda notte? Fare briciole? A una prima analisi, sembrerebbe di no. Eppure in Italia il crocifisso dà un fastidio terribile, e va tassativamente nascosto, rimosso da ogni luogo che non sia spazio privato.

È anche alla luce di questo episodio che vedere questo simbolo in Francia, in una strada pubblica, e per giunta ben illuminato, fa molto riflettere.

Viene da chiedersi cosa sia andato storto da noi. Se perfino in Francia, nel paese che di fatto l’ateismo l’ha inventato, se addirittura nella patria che ha fatto della laicità la propria bandiera, il Crocifisso non è (sempre) un ospite imbarazzante (perché qualcuno deve aver capito che laicità e censura sono due cose diverse), viene il dubbio che in Italia stia ormai dilagando un modo di ragionare profondamente malato.

Coloro che sostengono che il crocifisso vada rimosso, sembrano dimenticare che i fondamenti della civiltà occidentale, che oggi si auto-giudica democratica e paladina delle libertà (qualunque esse siano), vengono da Lui. Vengono proprio da quell’Uomo con le braccia distese. Perché è stato Lui per primo a dire che gli uomini sono e devono essere liberi. È stato Lui a proclamare che tutti gli uomini – nessuno escluso – sono uguali e meritano uguale dignità e rispetto. È stato sempre a Lui a dire che non dobbiamo giudicare il nostro prossimo perché siamo noi i primi ad aver peccato. Ed è stato Lui a dire, ma soprattutto a dimostrare con le Sue azioni – per la prima volta nella storia umana – che la donna ha una dignità pari a quella dell’uomo.
Sono tutti princìpi fondanti della nostra democrazia, che nessuno di coloro che gridano a gran voce la necessità di togliere i crocifissi dai luoghi pubblici oggi negherebbe (almeno apertamente).

Gesù non ha mai imposto la Sua presenza. Non l’ha imposta in Palestina 2000 anni fa (quando il Suo essere presente e visibile ha iniziato a dare fastidio a non poche persone), né nei secoli successivi. Lui però ha sempre messo in chiaro molto bene che “quelli che ama” (cioè tutti gli uomini) “li riprende e li castiga” (Apocalisse, 3, 19).
Forse il problema è che oggi a ben pochi piace essere ripresi e castigati, in un mondo dove tutto, fin dalla primissima infanzia, è permesso ed è dovuto.

Quindi non importa se Lui ci ama. Non importa se tutto quello che Lui ha detto, l’ha detto per il nostro bene. Il vero problema della croce, in fondo, sta forse nel ricordarci silenziosamente che l’amore non è mai disgiunto dalla giustizia. E questo, oggi, non è accettabile.

Ecco perché Lui “sta alla porta e bussa”.

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