SPILLO/ Jannacci e quell’antidoto alla politica fatta sulla testa della gente

- Gianni Mereghetti

Nel 1981 Jannacci cantava una canzone profetica, “Brutta gente”. Nello smarrimento non sappiamo dove andare, ma il desiderio rimane

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Enzo Jannacci (1935-2013) (LaPresse)

Mettere tante divise,
servire tanti padroni,
scappare sempre in posti sbagliati,
e poi recitare troppe orazioni,
e vedere che in giro c’è sempre,
sempre troppa allegria,
superbia piena di malinconia
degli uomini ubriachi di miniera.
E poi mercanti vestiti di lana
che non sapranno mai capire,
non potranno mai ascoltare
chi canta nelle osterie.
E’brutta gente che cammina
e va sporcando la terra.
E’brutta gente che cammina
e va sporcando la terra.
E dappertutto vedere
gente che guarda smarrita,
e come le mosche impazzite
che non vanno neanche più verso la torta
e non conoscon la fretta,
ma neanche un giorno di festa,
e non conoscon la fretta,
ma neanche un giorno di festa,
e se c’è il vino bevono il vino,
e se c’è il vino…
E se non c’è vino,
se non c’è vino, pazienza.
E’la mia gente che cammina
dicon che sporca la terra.
E’la mia gente che cammina
dicon che sporca la terra
E’giusto un giorno come un altro
credono di, di addormentarsi,
senza sapere che c’è sopra
c’è sopra un metro di terra.

Enzo Jannacci cantava questa canzone, “Brutta gente”, nel 1981. Una canzone profetica, perché descrive la gente di oggi, brutta gente ma la mia gente.

Oggi lo smarrimento è grande e non sappiamo dove andare, che torta mangiare e che cosa festeggiare.

Tante oggi sono le divise che si indossano, come ci insegnano i cattivi maestri della politica di oggi che per il potere sacrificano tutti, e per prima la loro dignità. Una politica stupida e bolsa quella di oggi, una politica fatta sulla testa della gente che è cattiva perché accetta di essere presa in giro, e se i treni non arrivano va bene, e se le tasse aumentano va bene così, e se ciò di cui discutono nelle stanze del potere non interessa va bene ugualmente.

La gente cattiva, la gente mia, è questa, è la gente che non sa dove andare, è la gente che si rassegna al nulla incombente, è la gente che non tace il desiderio che continua a pulsare nel suo cuore.

Ma è mia questa gente, mia perché continua a camminare e cerca uno spiraglio in tutta questa confusione, in tutta questa mascherata del potere.

Così mentre la politica parla e discute di ciò che non interessa a nessuno, mentre l’informazione porta a conoscenza di tutti ciò che non muove la storia, mentre lo scetticismo si dilata, vi è qualcosa di mio che diventa nostro: è ciò che ci fa popolo, un fiotto di positività che porta ad abbracciare l’altro e a camminare ora insieme. 

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