SPILLO/ L’europeo, il “Corriere” e le colpe dei menagramo

- Roberto Persico

Chi fa informazione molto spesso fa un uso strumentale del potere che ha di condizionare l’opinione pubblica. E ci va di mezzo l’opinione dell’Italia

livio caputo
Pixabay

Ho letto il fondo di Aldo Cazzullo sul Corriere di ieri, e come tutti quelli che hanno vissuto i mondiali dell’82 come l’emblema dell’uscita da un periodo durissimo, non posso che sottoscriverlo tutto. Sottoscrivo tra l’altro anche quello che scrive appena prima della fine, “Se anche questo Europeo resterà un bellissimo ricordo in un momento oscuro, o se invece diventerà davvero il simbolo di una rinascita, questo dipende soltanto da noi”. Però a questo “noi” devo fare una chiosa.

Questo “noi” implica soprattutto, prima di tutto, in prima linea, chi fa informazione. Perché chi fa informazione ha una responsabilità tutta particolare nell’orientare il sentimento che un popolo, un Paese ha della realtà. Perché se chi fa informazione si piega alla vulgata che vede tutto nero, che dice che tutto va male, il sentimento del popolo inevitabilmente lo segue, e viceversa se racconta il bene, il bello, il buono che nasce. Tanto per fare un esempio: pochi mesi fa è uscito L’Italia in dieci selfie, rapporto sullo stato del Paese che ne sottolinea le eccellenze, a cura della Fondazione Symbola: che rilievo gli hanno dato i media?

Nemmeno a farlo apposta, oggi mi capita sotto gli occhi una paginetta di un libro fondamentale, L’apocalisse può attendere di Michael Shellenberger, che fa giustizia, dato su dato, delle falsità divulgate dagli allarmismi ambientalisti. E a un certo punto annota: “Alcuni studi confermano che l’allarmismo climatico contribuisce a favorire ansia e depressione, in particolare nei bambini. Nel 2017 l’American Psycological Association ha rilevato un aumento di ‘eco-ansia’ e l’ha definita ‘paura cronica del disastro ambientale’. Nel settembre 2019 gli psicologi inglesi hanno lanciato l’allarme sull’effetto negativo che le discussioni apocalittiche incentrate sul clima hanno sui bambini. Nel 2020 un sondaggio a livello nazionale ha rilevato che un bambino inglese su cinque ha incubi ricorrenti sul cambiamento climatico”. Nel mio piccolo, ricordo sempre con dolore un paio di chiacchierate con miei studenti di quinta superiore che, compatti, dichiaravano energicamente che non avrebbero fatto figli, perché “come si fa a mettere al mondo dei figli in un mondo così?”.

Come insegnava il compianto Hans Rosling in Factfullness, il mondo non è mai stato un posto prospero e sicuro come oggi, e mai come oggi ne abbiamo una percezione così negativa, e così distante dalla realtà.

Nella costruzione di questa percezione, chi fa informazione ha un ruolo decisivo. Per cui è certamente vero che “Se anche questo Europeo resterà un bellissimo ricordo in un momento oscuro, o se invece diventerà davvero il simbolo di una rinascita, questo dipende soltanto da noi”. Ma in questo “noi” chi fa informazione ha una responsabilità assoluta.

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