SPILLO/ Tria e “l’inganno” su Iva e Irpef da evitare

- Mauro Artibani

Giovanni Tria ha parlato di cambiare la composizione del prelievo fiscale. Non è così però che si può aiutare la crescita

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Il ministro dell'Economia, Giovanni Tria (LaPresse)

Quando, all’oggi, siamo al “Bambole, non c’è una lira” si vuol dire che siamo alla frutta. Forse, manco a quella, costa! Bene, allora tocca fare il gioco delle tre carte: in Italia sarebbe meglio avere una ricomposizione del prelievo fiscale accentuandolo di più sulle imposte indirette, come l’Iva, per alleggerire le imposte dirette. Lo riridice il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, dopo averlo già detto e ridetto, precisando che queste sono sue opinioni da economista: “è una mia posizione scientifica, una opinione sulla composizione del prelievo fiscale, per cui è meglio avere più imposte indirette, come l’Iva, e meno dirette come l’Irpef”. “Ma questo – ha poi precisato durante la trasmissione Agorà su Rai 3 – non ha niente a che vedere con l’ammontare delle tasse”.

Giust’appunto, le tre carte, forse due: le tasse non possono essere diminuite, visto l’ammontare del debito che grava sulle spalle del Bel Paese; possono però essere scambiate, purché a saldo invariato.

Bene, diamo un’occhiata: le riduci al lavoro, tagliando l’Irpef; le aumenti alla spesa, aumentando l’Iva = stesse entrate. Fin qui, pressappoco una partita di giro; non cambia l’entità del prelievo, né l’ammontare del potere d’acquisto. Gira che ti rigira, si torna sempre allo stesso zeppo: più reddito in tasca a chi lavora, più capacità di spesa, più crescita!

Carissimo, Prof Ministro, non possono essere i marchingegni contabili il modo per riaggiustare una crescita che ristagna. Il basso prezzo del lavoro sta in quella sovraccapacità dell’impresa che lo taglia per tentare di recuperare margini di profitto e di un pessimo meccanismo di trasferimento della ricchezza, generata dalla spesa, che fa tenere in tasca, ai veri rei del sovrapprodurre, proprio quei margini. Sta tutta qua pure pure la tanto esecrata diseguaglianza.

Ministro, non s’hanno da fare le nozze con i fichi secchi; per farle felici, s’ha da cambiare registro: “La crescita si fa con la spesa, non con la produzione, né con il lavoro. Così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, crea lavoro e lo remunera, remunerando Tutti. Tutti, tutti!”. Ben oltre l’Irpef/Iva!

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