SPY FINANZA/ Draghi a Bruxelles, un male necessario per i guai dell’Italia

- Mauro Bottarelli

Mario Draghi è un male necessario. Inutile nutrire false speranze, il voto di giugno ha lo stesso tasso di incertezza del campionato di calcio

Draghi Mario PP Ansa1280 640x300.jpeg Mario Draghi (Ansa)

Del Mario Draghi politico, quattro sono le frasi celebri. Quella relativa al debito buono nel discorso al Meeting di Rimini che anticipò la discesa in campo. Anzi, l’ascesa al Colle. Quella relativa all’obbligo morale di sudare per Kiev, nel pieno dell’emergenza energetica da sanzioni. Quella ben poco edificante e scientificamente fallace in base alla quale chi non si vaccinava moriva e faceva morire anche gli altri. Infine, la metafora del dittatore necessario riferita a Recep Erdogan. Ebbene, Mario Draghi a capo della Commissione europea è un male necessario. Proprio come il sultano turco, ora un pochino traballante.

Inutile prenderci per i fondelli. Ursula Von der Leyen sta già facendo le valige e staccando i quadri dalle pareti. Tutto è già deciso. Il problema è che in Italia la vicenda viene vissuta come al solito a livello di orticello partitico. Mentre qui, la questione è altra. E i toni tutt’altro che diplomatici e concilianti utilizzati dall’ex Premier italiano nel presentare la sua riforma radicale dell’Ue, sottendono un cambio di passo epocale.

Detto fatto, ecco che questo grafico mette la questione in prospettiva. Nel presentare le sue previsioni di crescita, il Fmi ha messo dietro la lavagna Italia e Francia e le loro traiettorie di debito. Totalmente fuori controllo. Strano che non se ne parli. Anzi, ogni tanto salta fuori qualche mattacchione che festeggia un calo frazionale dello stock. Scordandosi l’effetto sgonfiamento dell’inflazione, la quale non può durare in eterno su questi livelli. Non fosse altro perché sta già devastando il potere d’acquisto dei cittadini. E innescando dinamiche tanto silenti e apparentemente innocue, quanto invece decisamente sordide.

Continuare a emettere debito come sta facendo il Tesoro, infatti, presenta un effetto collaterale. Meno intuitivo dei costi del premio che si deve pagare, stante il livello record dei tassi. L’idea di scorporare dal calcolo Isee delle famiglie le detenzioni di Btp, infatti, se strutturale può portare a un calo dei depositi bancari. Di conseguenza, meno disponibilità per le banche a emettere credito. Ovviamente, tutto questo rappresenta un alibi. Le banche annegano nella liquidità. E dovrebbero in primis smettere di staccare dividendi, operare buybacks e comprare esse stesse Btp con il badile. E garantire trasmissione di liquidità a famiglie e imprese. Dopodiché, potranno eventualmente lamentarsi. Ma nell’aria e nell’Abi, già l’argomento circola. E non è un bel segnale. Non a caso, la politica comincia a registrare scossoni tellurici.

Basta dare un’occhiata al manifesto della Lega per le Europee: Più Italia. Meno Europa. C’è poco da interpretare. Come abbastanza chiaro è quanto avvenuto riguardo i tempi del Pnrr e dell’approdo in Aula dell’Autonomia differenziata: Lega e Forza Italia stanno prendendosi letteralmente a schiaffoni reciproci, la prima nel disperato tentativo di passare indenne alle urne di giugno, la seconda intenta al sorpasso per battere cassa all’eventuale rimpasto post-urne. Magari puntando proprio al Mef. E che il partito fondato da Silvio Berlusconi sia fan di Mario Draghi, nessuno lo nega. Nemmeno i diretti interessati. Più dissimulato l’entusiasmo in casa Fratelli d’Italia, dove però è ben chiara la logica del male necessario. Perché fra Def, Nadef e Superbonus, tutti sanno che la Manovra correttiva d’autunno ci sarà. Inevitabile. E allora occorre smettere di negare e cominciare a salvare il salvabile. Meglio, a questo punto, avere un ex Premier italiano a capo dell’istituzione che eventualmente detterà tempi e modi per rientrare e correggere da quel 7,2% di deficit/Pil.

Lo stesso Giancarlo Giorgetti la pensa così. E, in cuor suo, tifa Draghi più del suo amato Southampton. Ovviamente, in silenzio. A porte chiuse. Perché l’altra ala economicista della Lega, quella dei negazionisti del debito e dello stampare in allegria in stile Fed, comincia a fare il conto alla rovescia verso lo scoperchiamento del vaso di Pandora che un’eventuale agenda Draghi a capo dell’Ue porterà in dote. Ovviamente, però, questo vale anche per le tendenze stataliste e assistenziali delle politiche di Fratelli d’Italia e Forza Italia, soprattutto nel Meridione. Ci penserà l’amico europeo a far digerire, in maniera più o meno diretta, l’amaro calice di tagli e tasse che serviranno. Oltre alle riforme strutturali, perché certamente un trend come quello evidenziato dal Fmi non si inverte come qualche condono, un saldo e stralcio e l’aumento delle accise sulle sigarette. Occorre entrare a gamba tesa sulle voci che pesano. Pensioni in primis. E poi riforma del catasto, il tesoretto immobiliare delle famiglie italiane.

Troppi altarini europei rischiano di saltare, in caso qualcuno fosse così poco cauto da intromettersi fra Mario Draghi e il ruolo top nell’Ue. Vi siete chiesti, ad esempio, come mai nessuno parli mai di eventuale utilizzo di parte delle enormi riserve auree italiane per dare una spallata netta al debito pubblico, stante l’assenza di vincolo di coordinamento fra Banche centrali voluta proprio da Mario Draghi in uscita dalla Bce? Con l’oncia che flirta in area 2.400 dollari e le terze riserve al mondo (quarte, contando proprio il Fmi), perché non percorrere questa strada, invece di massacrare pensioni, sanità e patrimonio privato? Forse perché alcuni presunti e sedicenti padri della Patria le hanno poste a garanzia, tanti anni fa, per contrabbandare un posto in prima fila nell’euro che non potevamo permetterci e che Helmut Kohl disse chiaramente ci avrebbe condannato a vita? Non fu proprio Mario Draghi, incorrendo in una mezza gaffe tipica di chi dice la verità, a sottolineare come le riserve auree siano di fatto proprietà della Bce?

Signori, Mario Draghi è un male necessario. Inutile nutrire false speranze, il voto di giugno ha lo stesso tasso di incertezza del campionato di calcio. Dove l’ex Premier è l’Inter. Attenzione, però, agli scossoni veneti di queste ore. Se la Lombardia mugugna, da quelle parti storicamente sono partite le fronde e le vere crisi di assetto politico. E se dopo il voto, la Lega lasciasse posto a Matteo Renzi e qualche draghiano convinto, tanto per evitare di precipitare a prefisso telefonico? Attenzione, il Fmi ha parlato con quel grafico. Da ora in poi, fine della ricreazione e dei pasti gratis stile Superbonus. Perché a capo dell’Ue, Mario Draghi diverrà reggente de facto anche della Bce. E qualcosa ai falchi, dovrà per forza concederla.

Ricordate il 1992? Preparatevi, perché ne avrete nostalgia. Ora comincia davvero il sirtaki.

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