SPY FINANZA/ G20, la reazione di Cina e Russia da temere dopo la “passerella Biden”

- Mauro Bottarelli

Il G20 rischia di tramutarsi in una passerella per Biden. Bisognerà fare attenzione a quella che potrà essere la reazione di Russia e Cina

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Il presidente russo Vladimir Putin (LaPresse)

La notizia è stata debitamente nascosta o ignorata dai media italiani. Peccato che a rilanciarla sia stata Bloomberg e non un’oscura agenzia di stampa, magari tacciabile di simpatie neonaziste: Vladimir Putin ha dato ordine a Gazprom di cominciare l’operazione di riempimento delle riserve di gas europee a partire dall’8 novembre prossimo. «Tale operazione servirà a facilitare le condizioni di mercato e concorrere a un raffreddamento dei prezzi», ha dichiarato il Presidente russo. Ma Mosca non era nostra nemica? Non stava utilizzando il gas per strangolarci e far morire di freddo vecchi e bambini come mosche, in vista dell’inverno? Come mai questo cambio di paradigma? Soprattutto, stante l’ultimatum lanciato solo 48 ore prima dallo stesso numero uno del Cremlino – «Il gas supplementare potrà arrivare già dopodomani, se domani arriveranno le concessioni necessarie per Nord Stream 2» -, cos’ha offerto in cambio e silenziosamente l’Europa?

Sarebbe interessante saperlo. Ma, come avrete notato, i media autorevoli hanno altro di cui occuparsi. Scemata l’emergenza fascista con il suo ridicolo carico elettorale, ora l’allarme numero uno appare l’auto-affossamento della legge Zan da parte della stessa sinistra che l’ha voluta. Notevole, perché non potendo ammettere con troppa disinvoltura come i congiuranti siano unicamente tra di loro, gli indignati in servizio permanente ed effettivo se la sono presa con il centrodestra, reo di aver esultato in Aula per la vittoria ottenuta nel voto sulla tagliola. Attenzione a lasciarvi andare troppo in caso di gol della vostra squadra del cuore, qualcuno potrebbe tacciarvi di simpatie inconfessabili. Ormai siamo arrivati al delirio. Ma queste sono idiozie, questioni buone per i salotti televisivi dell’amore universale. Le cose serie sono altre. Ad esempio, la parata pro-Biden in cui si è già tramutato il G-20 che si apre oggi a Roma. Di fatto, un enorme spot elettorale apparecchiato dal nostro Governo per il Presidente Usa, al fine di poter recuperare un minimo di credibilità e fiducia internazionale dopo la figuraccia epocale dell’Afghanistan e, soprattutto, alla luce della rivolta dell’ala sinistra del Partito democratico che in patria minaccia di far saltare il suo bel piano di rilancio, in caso non si utilizzasse la mannaia fiscale contro i miliardari. Pelosi contro Ocasio-Cortez, materiale da feticisti. O degno di un melenso special di SkyTg24 su come l’America sappia garantire alle donne il ruolo che meritano nella società.

Perché signori, come si nascondono le notizie scomode al pari di quella relativa al via libera di Putin verso Gazprom, poiché potenzialmente foriere di sgradevoli reazioni da parte degli Alleati atlantici, così si farà di tutto per evitare che la verità su questo G-20 emerga: la Cina non è presente con il suo leader, il quale si limiterà a un collegamento via Skype. Quindi, quel simposio non conta nulla. È, come ho già detto, soltanto un costoso e pacchiano spot offerto del nostro Governo alla campagna elettorale di Joe Biden per le elezioni di mid-term. Punto. Baciamo la pantofola al padrone nella speranza di un tornaconto (BlackRock che compra debito?), sport che ci vede fra i primatisti mondiali. E lo facciamo in pompa magna e con copertura mediatica degna della finale dei Mondiali di calcio. D’altronde, siamo abituati.

La roboante conferenza sull’Afghanistan organizzata da Mario Draghi – a cui il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, era irritualmente assente, almeno a livello mediatico – alla fine si è tramutata in una riunione di condominio: quella vera si è tenuta pochi giorni dopo a Mosca. Presenti Cina, India e Talebani, tutti assenti a Roma. Russia compresa. Solo in Italia, d’altronde, Mario Draghi viene trattato come l’Unto del Signore: altrove è solo man among men, un uomo tra gli uomini. Ma qui, si sa, la piaggeria è tradizione antica e consolidata. Se una manovra da 30 miliardi, di cui poco meno di metà in deficit e con soldi a pioggia per tutti garantiti da un patto con l’Europa, l’avesse fatta il centrodestra, si sarebbe gridato al tradimento delle future generazioni, stante l’enorme scostamento in seno ai conti pubblici. Se poi la conditio sine qua non di quel non scontentare nessuno a livello di mancette fosse stato il ritorno alla Legge Fornero, avremmo avuto la Cgil in piazza anche di notte e le barricate in piazza del Popolo. Forse, persino la ricostituzione della colonna Walter Alasia. Oggi, invece, tutto bene. Addirittura, si lascia che il presidente del Consiglio racconti dell’applauso finale in cui è prorotto il Cdm alla manovra, senza che la sala stampa scoppiasse in una fragorosa risata.

Signori, attenzione a quanto prometteremo sottobanco agli Usa nel corso di questa due giorni in onore dell’amico americano. Perché come ha dato ordine di aprire i rubinetti, Vladimir Putin ci metterà un secondo a impartire la direttiva opposta. E attenti soprattutto a ciò che temo di più: ovvero, l’intenzione Usa di tramutare il G-20, stante l’assenza di Xi Jinping, in un simposio anti-cinese. Soprattutto forzando la mano per ottenere un impegno Nato in difesa della sovranità di Taiwan, nuova cortina fumogena post-Covid della fallimentare Amministrazione Biden. Senza la Cina, siamo morti. Tutti e non solo noi come Italia. E non parlo solo di commesse, investimenti, export, componentistica, fornitura di microchip. Parlo soprattutto di questo, l’ennesima notizia scomoda censurata dalla stampa autorevole: non solo Evergrande sta per pagare il secondo coupon su un’obbligazione in scadenza, senza diventare la Lehman cinese, ma soprattutto negli ultimi otto giorni la Banca centrale cinese ha iniettato nel sistema qualcosa come 1 trilione di yuan – senza battere ciglio o scatenare reazioni allergiche del mercato – per mantenerlo lubrificato. Ed evitare che gli scossoni sugli spread cui stiamo assistendo, segnali di un riprezzamento del mercato rispetto le aspettative sui tassi di interesse come risposta all’inflazione, si tramutassero in uno shock sul VaR globale. E tout court.

Insomma, Pechino ha salvato il mondo (finanziariamente parlando) per l’ennesima volta, garantendo al Nasdaq un’altra giornata da record nonostante i disastrosi conti di Apple. Attenti al servilismo a reti unificate cui assisteremo in questo weekend, perché potremmo davvero pagarlo caro. Certe assenze, senza dover scomodare Nanni Moretti, pesano da sole molto più dei salamelecchi servili di un esercito di presenzialisti. I quali, alla prova dei fatti, rischiano di cadere a terra al primo stormir di fronda.

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