SPY FINANZA/ I guai degli Usa e il segnale importante arrivato dalla Cina

- Mauro Bottarelli

Il debito pubblico degli Stati Uniti continua a salire in maniera vertiginosa. Una crisi globale potrebbe essere anche un toccasana in una situazione del genere

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Time is on my side, cantavano i Rolling Stones. E per quanto prendere tempo possa apparire strategia dilatoria e rivelatrice di difficoltà, ciò che sta accadendo dimostra l’esatto contrario. E rende Mick Jagger e soci, i Sun Tzu del rock’n’roll. La guerra durerà a lungo, ha dichiarato Bibi Netanyahu ai suoi connazionali. Di solito, Israele non perde tempo. Ama i blitz che inceneriscono e non lasciano tempo di reazione al nemico. La Guerra dei sei giorni, infatti, non durò sei mesi. Ma sei giorni. E anche l’operazione Piombo fuso si svolse con modalità lampo tra fine dicembre 2008 e metà gennaio 2009. Strana coincidenza. Crisi economico-finanziaria globale allora. Come oggi, nonostante qualcuno si ostini a negarlo.

Ma quando mandi avanti un istrione come Elon Musk a vaticinare un epilogo da 2009 per l’attuale dinamica globale, significa che le masse vanno preparate. In maniera pop. D’altronde, quando oro, Bitcoin e petrolio sono i flights to safety, qualcosa sta per rompersi. E ce lo mostra il grafico.

Mentre il mondo assisteva al rendimento del Treasury Usa a 30 anni salire al massimo del 5,11%, roba da anni della crisi Lehman, ecco che lo spread fra titoli a 2-10 anni andava in re-inversione. Chiusura con dimezzamento nell’arco di una sola giornata. Quella di giovedì. Durante la quale abbiamo assistito anche a un saggio di dissimulazione emergenziale del regime di Qe perenne. Nei 10 minuti di discorso alla nazione di Joe Biden, il debito pubblico Usa è infatti cresciuto potenzialmente di 105 miliardi di dollari. Per l’esattezza: 14 miliardi per Israele, 60 miliardi per l’Ucraina, 10 miliardi in aiuti umanitari, 7 miliardi per l’impegno Indo-Pacifico e 14 miliardi per implementare la sicurezza alle frontiere interne. Nel mentre, il Dipartimento per l’Energia rendeva nota l’intenzione di acquistare petrolio per le riserve strategiche subito al di sotto degli 80 dollari al barile. Stiamo parlando dei medesimi Democratici che bloccarono Donald Trump dall’intenzione di compiere il refill a 24 dollari al barile. La ragione? Si configurava come salvataggio del comparto fossile. Erano i mesi dell’Esg da cavalcare. Biden chiede. E nessuno dice bah. Anzi, il warfare ha messo in ghiaccio lo champagne. Commesse a pioggia.

Ma cosa ci dice quella re-inversione sulla curva 2-10 anni, se posta in relazione a questo contesto di caos organizzato e pianificato? Semplice. Curva invertita, recessione entro 12-18 mesi. Curva re-invertita, recessione alle porte. Basta che si arrivi alla parità e tutti, magicamente, cominceranno a negare di aver mai parlato di soft landing. Ma, soprattutto, saprete cosa rischia di accadere? Che l’inflazione alta non sarà più uno spauracchio. Anzi. E che i tassi alti a lungo non faranno poi tutto questo danno. E anche i rendimenti al 5% non sono la fine del mondo. Perché? Perché se acceleri la recessione, torna in circolo il metadone federale. E ogni paura passa via. Almeno per un biennio. Poi, altra crisi. Serve però un po’ di tempo. E, soprattutto. una guerra di bimbi e ostaggi che indigni, ipnotizzi e renda acritici. Wag the dog.

Non ci credete? Guardate i tempi e unite i puntini.

In agosto, la Cina ha venduto l’ammontare maggiore di titoli azionari Usa da quattro anni a questa parte. Forse a Pechino fiutano l’aria meglio degli altri. Questione di olfatto. O forse di altro. Quantomeno stando alla posizione netta e senza precedenti assunta dal Dragone sulla questione mediorientale. Ma la Cina non vende solo securities. Scarica debito dello Zio Sam. Da trimestri. Lo stesso debito Usa di cui giovedì è uscito l’aggiornamento. La voce totale è salita a 33,649 trilioni di dollari. Qualcosa come 53 miliardi in più in un giorno e 604 in un mese. Se vi piace la visione di prospettiva, 883 milioni in più ogni ora. Avanti di questo passo, in un anno il debito totale Usa avrà toccato quota 41 trilioni. Partendo da 33.

E come mostra il grafico, ad aumentare drasticamente sono stati anche le spese per interessi netti giornalieri. Prima della pandemia 1 miliardo al giorno. Oggi 2 miliardi. Al giorno.

Capisco che il concetto di sostenibilità nell’era del Qe perenne e della monetizzazione del debito sia assolutamente aleatorio. Ma chi investe, certe dinamiche le osserva. E lo fa soprattutto chi, ormai dichiaratamente, intende insidiare il tuo ruolo di supremazia mondiale. La Cina vende. E non per ragione di prezzi o rendimenti. Di VaR. Ma per mandare un segnale. Per evidenziare. Per costringere la controparte a un atteggiamento difensivo. Attendista.

Ed eccoci al grafico che conta davvero. Sempre giovedì è uscita l’ultima lettura del Business Sector Outlook della Fed di Philadelphia. Per gli addetti ai lavori, semplicemente l’indice Philly Fed.

In ottobre, il tracciatore generale ha segnato -9 rispetto al -7 atteso dagli analisti, ma in miglioramento dal -14 di settembre. Fine delle buone notizie. L’immagine infatti mostra l’andamento delle due voci più osservate: le aspettative a 6 mesi per spedizioni e CapEx. Al netto di un indice generale in negativo per 15 letture delle ultime 17, ecco che se i nuovi ordinativi hanno segnato un -7 punti a quota 18,9, le spedizioni sono crollate di 25 punti in un mese a 5,4. E le aspettative per il CapEx? Un sobrio passaggio in negativo dal precedente 7,5 all’attuale -4,8. Morale? La mostrano le due cerchiature del grafico: a oggi, siamo al livello più basso dalla crisi Lehman.

Ora, alla luce di un quadro meramente macro come questo, l’idea stessa di soft landing dell’economia Usa da cosa dovrebbe trarre linfa e sostegno, a parte l’uso di sostanze psicotrope? C’è però un problema ulteriore. Per riattivare l’economia, occorre una Fed interventista. Pesantemente interventista. Ma come mostra quest’altro grafico, oggi è l’inflazione il main driver dei rendimenti obbligazionari Usa. Quindi, se la Fed entrasse in modalità espansiva e l’inflazione tornasse a correre, qualche bond portfolio potrebbe essere spazzato via dalle margin calls. In questo caso, potenzialmente nottetempo.

Capito perché la Cina vende e non si preoccupa più – minimamente – di nasconderlo al mondo e al mercato, oltre ovviamente per rinvigorire un po’ il cambio dello yuan? Serve lo stato di emergenza globale. In modo che, qualsiasi sia l’oscillazione del piatto della bilancia che deve cadere, autorità e regolatori lo salveranno. O almeno ci proveranno. In nome della lotta a Putin e Hamas. Parola di Joe Biden.

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