FINANZA/ Il boom del Bitcoin, la moneta fallita che fa gola agli speculatori

- Giovanni Passali

Il Bitcoin prosegue la sua salita vertiginosa. Diventando merce ricercata dagli speculatori è di fatto fallito come moneta

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Lapresse

Il Bitcoin vola alle stelle. Dopo il record raggiunto a fine 2017, con il valore toccato di 20.000 dollari, aveva conosciuto una brutale perdita di valore, fino a toccare i 3.200 dollari a fine 2018. Poi una rapida risalita, fino a 14.000 dollari e poi di nuovo giù, bruciando le speranze di ripresa, fino a 4.000 dollari nel marzo 2020, allo scoppio della pandemia. Poi è scoppiata la febbre del Bitcoin e da allora un’ascesa che ha demolito ogni record precedente. Così a dicembre ha raggiunto di nuovo il record precedente, a 20.000 dollari, poi lo ha superato e ha oscillato intorno ai 24 .0000 dollari e ha chiuso l’anno con uno sprint a 28.000 dollari.

Ebbene, nemmeno il tempo di smaltire il pranzo di capodanno ed è stata superata la quota fatidica di 30.000 come se niente fosse e incurante dei profeti di sventura che profetizzavano un nuovo crollo il prezzo del Bitcoin in un solo pomeriggio è arrivato a toccare quota 33.000 (ha addirittura superato i 35.000 l’altro giorno). Per ora. Ma dove può arrivare? E perché questa salita così impetuosa?

Cominciamo dalla seconda domanda. Il Bitcoin si apprezza perché il suo valore non dipende da una possibile svalutazione dovuta a un eccesso di moneta. Infatti, dal primo giorno in cui è stato reso disponibile (nel lontano 2009), la quantità di Bitcoin totale potrà arrivare a solo 21 milioni. Ora siamo già arrivati a oltre 18 milioni, quindi non manca molto al fatidico momento in cui nessun Bitcoin verrà più creato. Detto questo, il valore cresce perché il Bitcoin è cercato e comprato, e più viene comprato più il valore cresce. Una sorta di “circolo virtuoso” nel quale tutti sembrano uscire vittoriosi. Una di quelle situazioni che vengono anche dette “win-win” perché tutti guadagnano qualcosa.

Ma la vera domanda è un’altra. Occorre tener conto che stiamo parlando del prezzo del Bitcoin, valuta virtuale, in dollari. E allora la vera domanda è: ma quanti dollari sono stati stampati in questi anni? E quando valore ha perso il dollaro a causa di questa stampa di denaro dal nulla, operato dalla Fed?

Dobbiamo tenere presente che non siamo mai usciti dalla crisi e che solo la stampa di denaro operata dalla Fed (e pure dalla Bce) ha evitato pesanti correzioni sui mercati finanziari. Così hanno salvato i bilanci di numerose aziende e pure di tante banche, che detengono una parte cospicua di azioni di tali aziende. Ma così facendo hanno pure drogato il mercato finanziario, poiché i valori azionari non corrispondono più agli andamenti dell’economia reale.

Occorre pure tenere presente il meccanismo col quale il denaro creato dalla Fed finisce sul mercato finanziario. Tale denaro viene preso in prima battuta dalle banche, le quali ovviamente lo investono laddove si aspettano i rendimenti migliori: quindi poco all’economia reale, vista la crisi, e non molto per i titoli di Stato, perché i rendimenti di questi sono molto modesti (almeno quelli dei Paesi più sicuri, Italia inclusa). Cosa rimane, se non il mercato finanziario? E siccome la maggior parte finisce lì, anche i gestori di grandi fondi finanziari lo sanno e pure loro investono in quei mercati. Il grafico che riporto è dell’indice americano SP500, nel 2020.

Si vede chiaramente la caduta di marzo dovuta alla pandemia e la successiva ininterrotta risalita, come se tutto andasse bene, anzi meglio di prima. Il fatto, pure e semplice, è questo. La Fed ha stampato circa 80 miliardi di dollari al mese e sta ancora continuando. La capitalizzazione totale del Bitcoin è pari a circa 600 miliardi. Ma le cifre che girano sui mercati finanziari sono enormemente più alte. Per esempio, sul mercato dei cambi monetari (detto anche “forex”) si muovono oltre 6mila miliardi di dollari. E i fondi più grandi del mondo arrivano a muovere 50mila miliardi di dollari. Se solo l’1% di questi venisse dirottato sul Bitcoin (cioè appena 500 miliardi), il valore relativo del Bitcoin arriverebbe facilmente a superare il valore di 50.000 dollari.

Questa situazione per tanti aspetti paradossale porta in luce anche un altro punto interessante: come ripeto da oltre tre anni, il Bitcoin come moneta è fallita; e il suo fallimento come moneta è, paradossalmente, certificato dal suo valore stratosferico. Infatti, ogni giorno sulle varie piattaforme vengono scambiati Bitcoin per un valore di diverse decine di miliardi di dollari. Ma nell’economia reale di fatto non si scambiano Bitcoin: non perché non si trovi chi li accetta, ma perché chi li ha se li tiene stretti (e preferisce pagare in dollari) confidando in un ulteriore apprezzamento. Insomma, si spendono i dollari (o gli euro) ma si tengono in tasca i Bitcoin, proprio come si fa con un prodotto speculativo.

Ora, se il Bitcoin (come moneta) è morto, non è che le altre valute ufficiali godano poi di tanta salute. Sì certo, vengono usate nell’economia reale, ma più perché non si può fare altro, perché non abbiamo (per ora) altri mezzi monetari. A questo aggiungiamo nella zona Euro una struttura che rende sempre più difficile la convivenza tra tanti Paesi, poli ed economie diverse. Gli interessi sono divergenti e la coesione e la solidarietà non sono mai state attuate, nonostante i proclami.

Gli ultimi due episodi sono rivelatori di questa situazione. La prima è la questione dell’approvvigionamento dei vaccini: è di questi giorni la notizia che la Germania si è mossa in modo indipendente dalle istituzioni europee e si è procurata per conto proprio 30 milioni di dosi. E quando a un ministro italiano hanno chiesto cosa ne pensasse, lui ha risposto che noi italiani siamo nell’Ue e quindi concorderemo con gli altri la acquisizione dei vaccini. Insomma, mentre noi siamo cooperativi e solidali, la Germania si fa gli affari propri.

La seconda notizia è che una banca finlandese ha deciso di non obbedire alle indicazioni della Bce, in particolare quelle riguardanti l’indicazione di non dare dividendi agli azionisti e mantenere una buona riserva di liquidità. Gli affari per questa banca sono andati bene quindi intende fare di testa propria. Questo la dice lunga sul fatto che la la solidarietà non c’è più, se mai ci fosse stata, e ognuno pensa ai suoi interessi.

La situazione è davvero grave e complicata. Chi ci guadagna? Ormai solo i possessori di Bitcoin.

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