SPY FINANZA/ La dura realtà sulle sanzioni a Mosca ricordata (anche) dall’Austria

- Mauro Bottarelli

In Austria si torna a utilizzare il gas russo. Si tratta di un altro segnale di una realtà che rischia di far trovare l'Italia spiazzata rispetto al resto d'Europa

gasdotto pipeline energia 7 lapresse1280 640x300 Gasdotto (LaPresse)

Eurostat può dire ciò che vuole. La Bce può dire ciò che vuole. La Commissione Ue può dire ciò che vuole. Persino il Fmi può dire ciò che vuole. L’Istat può dire ciò che vuole. Il Governo e Bankitalia possono dire ciò che vogliono. Viva la libertà! Poi, però, ci sono i fatti. E quelli sono maledettamente testardi. E sapete loro cosa ci dicono? Primo, la recessione non solo ci sarà. Ma, forse, sarà differente da tutte le altre. Invisibile. E insidiosa come non mai. Secondo, a livello di trend, silenziosamente l’Austria ha ricominciato a utilizzare gas russo. Ce lo mostra questa tabella, in maniera impietosa. E non interpretabile.

Mentre attendiamo il dato CPI tedesco, previsto per il 31 gennaio scorso ma rinviato a dopodomani per ragioni tecniche, Vienna ha già fatto i conti con il suo 11% di inflazione. Il quale, stante un inverno che finora non ha certo mostrato rigidità polari anche a latitudini alpine, significa che la narrativa dell’indipendenza da Mosca sia una farsa. Almeno nel breve termine. O forse persino nel medio. Certamente, nell’oggi. E, soprattutto, che l’ultimo report di Allianz ci ha preso in pieno: l’anno del vero impatto energetico per le aziende europee sarà questo, quello iniziato da poco più di un mese. Stante quel previsto +40% di costi di bolletta rispetto all’ultimo anno pre-bellico. Come si fa a stare sul mercato, al netto di un aggravio simile?

Non a caso, Germania e Francia stanno apparecchiando la tavola Ue degli aiuti di Stato, dopo il pacchetto anti-dumping Usa. Gli altri Stati membri? Tagliati fuori. Anche l’Italia. La quale in effetti ha altre priorità. Ad esempio, farsi acquistare Btp da banche a assicurazioni e farsi sostenere il debito monstre dal reinvestimento titoli. Altrimenti, scatterà obbligato lo scostamento di bilancio che ci accompagnerà diritti verso il Mes prima e il Tpi poi. Politicamente, una Caporetto per il Governo. E la quasi garantita fine della luna di miele di Giorgia Meloni con l’elettorato che ancora oggi la vede primeggiare nei sondaggi. Perché da oggi in poi, scollinato l’appuntamento elettorale del prossimo weekend, ogni mese avrà la sua pena. Fino a quella potenzialmente esiziale della fine del Reddito di cittadinanza, quando le file alla Caritas potrebbero non essere più così ammantate di vergogna, silenziose e declinate verso una rassegnazione patibolare nel loro snodarsi disperato ma mansueto e pacifico.

Certo, il Governo nella persona proprio dalla sua leader, ha garantito l’assoluta indipendenza energetica dell’Italia. I recenti viaggi in Algeria e Libia (Eni al seguito) e l’atteggiamento sussiegoso fino al servilismo verso le richieste Nato sul fronte ucraino, a fronte di Parigi e Berlino a dir poco riluttanti, dovrebbero certificare questa nostra solidità sul fronte delle necessità per aziende e famiglie. Ma al netto della propaganda, sarà vero? Perché bluffare su un tema simile non è rischioso. Sarebbe totalmente irresponsabile. E non ci saranno sempre gli anarchici e gli hackers a garantire cortine fumogene ad hoc.

Attenzione a quel trend dell’Austria. Perché Vienna, insieme a L’Aja, è il pasdaran degli interessi tedeschi in Europa. E se in riva al Danubio hanno deciso di fregarsene apertamente delle sanzioni (nonostante l’annuncio di un nuovo pacchetto a partire dal 24 febbraio), forse occorrerà chiedersi davvero il perché. Il Procuratore generale tedesco, nel silenzio tombale dei media, venerdì ha emesso il suo parere sul sabotaggio di Nord Stream 2: nessuna evidenza di responsabilità russa. Certo, Berlino sta per inviare i Leopard a Kiev, vi raccontano. Ma i Leopard 1, quelli che nelle ultime esercitazioni si sono bloccati dentro le pozzanghere alla periferia di Essen. Non i Leopard 2, quelli che almeno sulla carta non dovrebbero impantanarsi al primo temporale nella Ruhr. Davvero nessun dubbio? Davvero pensate che durerà per molto questa pantomima collettiva, prima che la realtà abbatta la porta con un calcione? Davvero credete che la Cina, talmente avanti a livello tecnologico da richiedere embarghi e dazi sulla componentistica e il know-how, invii una mongolfiera vista a occhio nudo da mezza Carolina del Nord per spiare siti sensibili statunitensi? Davvero pensate che i 200 anarchici di Opera e gli 800 di Roma, di cui la Digos conosce anche numero di scarpe e nome della nonna materna, siano in grado di scatenare un attacco contro lo Stato? Non a caso, Silvio Berlusconi è intervenuto. Smarcandosi da Fratelli d’Italia come nemmeno il Marco Van Basten dei tempi d’oro in area di rigore.

Lo capite che al di là del Brennero hanno ricominciato a operare con Gazprom in modalità business as usual, mentre noi facciano la questua in Algeria, la cui controllata energetica statale è una dependance proprio della stessa Gazprom? Parliamo dell’Austria. E non della Cina o dell’India che supportano la Russia per solidarietà tra Bricse per convenienza del mega-sconto su gas e greggio degli Urali. Capito ora perché la Germania va avanti a stop-and-go sulla questione ucraina, mentre noi garantiamo a Volodymir Zelensky anche il palco di Sanremo? Anzi, no. L’ultima versione della pagliacciata prevede che sia Amadeus a leggere un messaggio del Presidente ucraino, il collegamento video (oltretutto registrato) non ci sarà più.

Qualcuno ha fatto notare a Giorgia Meloni che la controffensiva russa alle porte non sarà solo militare? Non a caso, il ministro Crosetto da qualche giorno risulta silente. Anche perché c’è poco da scherzare con la Russia, se definisci pericolo per la tenuta democratica dello Stato un migliaio di anarchici e invochi in tal senso l’unità nazionale. E quando il numero due del Copasir utilizza informazioni sensibili – ottenute dal coinquilino, sottosegretario alla Giustizia – per i suoi gné gné in Aula contro l’opposizione.

C’è da sperare che questa agonia durata fin troppo finisca in fretta. Che la realtà arrivi come un uragano. Spazzando tutto ma pulendo anche l’aria. Se fossi un piccolo imprenditore, magari di un settore energivoro o terzista di quest’ultimo, quel dato austriaco mi farebbe saltare i pochi nervi ancora al loro posto. Perché è chiaro che, stante quella dinamica, il calo delle bollette di marzo sarà l’ennesimo, farsesco contentino. Prima della mazzata finale. Che infatti austriaci, tedeschi, francesi e olandesi si guardano bene dal voler incassare. Perché loro, i rapporti con il Cremlino non li hanno mai interrotti. E il fatto che Olaf Scholz lo abbia dichiarato en plein air proprio alla vigilia della visita a Berlino di Giorgia Meloni, sembra un segnale chiaro. Quasi un voler assicurarsi che Mosca scelga il bersaglio giusto. E non generi danni collaterali.

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