SPY NOMINE/ Da Enel a Poste, la carta gattopardesca in mano alla Meloni

- Eminenza Grigia

Non sarà facile per Giorgia Meloni riuscire a risolvere il rebus legato alle nomine delle partecipate pubbliche. E potrebbe anche decidere per una mossa a sorpresa

meloni 20 lapresse1280 640x300 Giorgia Meloni, presidente del Consiglio (LaPresse)

Tutti gli insider danno per sicuro il cambio fra Francesco Starace e Stefano Donnarumma all’Enel. Non si sa se sia perché ne hanno parlato direttamente con Giorgia Meloni o perché credano alle voci che ci sono in giro. L’Amministratore delegato di Terna sa di avere il suo tallone d’Achille nella scarsa frequentazione del mercato finanziario, e per una società presente in tre continenti e con l’80% di investitori istituzionali, questa non è una mancanza di poco conto. Tanto che risulta che molti dei principali fondi abbiano preso carta e penna e abbiamo scritto all’azionista di Enel, il Mef, ricordando che, nel caso si voglia sostituire Starace, si trovi un manager dallo spessore internazionale.

Un altro che non vuole Donnarumma è Matteo Salvini. Lui e Berlusconi spingono per il tandem Paolo Scaroni alla presidenza e Flavio Cattaneo Amministratore delegato. Cattaneo dice di essersi chiamato fuori, ma non si sa se sia vero. E comunque anche il marito di Sabrina Ferilli non avrebbe quel profilo che sarebbe richiesto, avendo sempre e solo lavorato in Italia. Scaroni invece le caratteristiche l’avrebbe, ma ha 76 anni, è molto vicino a Luigi Bisignani, ed è considerato anche in orbita Putin. Questi tre aspetti lo rendono ostico a Meloni.

Che cosa farà quindi la presidente del Consiglio? Chi la conosce la descrive un po’ smarrita. Si trova di fronte a nomine che riguardano aziende importantissime per il Paese e guardando in panchina non trova nessun manager adeguato.

Da qui la sensazione che le conferme possano essere più di quelle che si ipotizzano. Claudio Descalzi sembra certo di rimanere in Eni, così come Matteo Del Fante avrebbe la conferma in Poste sicura. Donnarumma, che sta facendo molto bene in Terna, Meloni potrebbe anche decidere di lasciarlo lì, piuttosto che rischiare di creare due problemi, uno a Enel e uno a Terna. Rimangono dunque Starace e Profumo.

Starace è considerato uno dei migliori manager italiani ma sconta una scarsa capacità di adeguarsi alla politica. Questa sua risolutezza è tuttavia giovata anche a Descalzi, quando all’ultimo giro era il Ceo di Eni ad essere in difficoltà, ma fu confermato anche grazie al rifiuto deciso di Starace di traslocare dall’Enel al cane a 6 zampe. Può essere che Descalzi, molto influente presso Meloni, voglia ricambiare il favore. Rimarrebbe Profumo, quello più difficile da confermare, essendo ufficialmente un manager espressione del Pd. Meloni e Descalzi vorrebbero mettere lì l’ex ministro Cingolani, ma anche qui i mal di pancia della maggioranza si sprecano. Ed è normale, visto che Cingolani non ha mai gestito nessuna società, e Leonardo è fondamentale visto che si occupa di armamenti.

Insomma, un bel rebus. Meloni quindi ha deciso di prendere tempo. Ha svincolato dalle altre le nomine in Mps, che saranno le prime questa settimana, dopo appare scontata la conferma del Ceo Luigi Lovaglio. Così Giorgia avrà quindici giorni in più per decidere le altre. E, magari, invertendo i termini di Tomasi di Lampedusa, deciderà di non cambiare niente per cambiare tutto.

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