SPY USA/ Così le operazioni della Cia in Angola hanno rafforzato il “nemico” rosso

- Giuseppe Gagliano

Le operazioni segrete della Cia attuate da Kissinger in Angola non servirono a nulla, se non a continuare per 30 anni una guerra sanguinosa

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In Angola, durante la guerra civile (foto dal web)

Quando la documentazione relativa agli anni della Guerra fredda incomincia ad essere desecretata, inevitabilmente i panni sporchi delle democrazie vengono svelati. E sono quasi sempre panni sporchi di sangue. Stiamo parlando delle operazioni che la Cia pose in essere in Angola. Presieduto dal presidente americano Gerald Ford, il 27 giugno 1975 viene riunito l’Nsc (Consiglio di sicurezza nazionale).

Sono presenti il segretario di Stato Henry Kissinger, il segretario della Difesa James Schlesinger e il capo della Cia, Bill Colby. Un solo argomento sarà posto all’ordine del giorno: la situazione in Angola.

Per più di un anno dopo l’annuncio del ritiro del Portogallo, il paese si trova in una situazione di permanente guerra civile. Tre movimenti rivali sono in competizione per il potere, armi a mano: da una parte, i comunisti del Mpla di Agostinho Neto; dall’altra parte, due movimenti filo-occidentali, l’Fna di Roberto Holden e l’Unita di Jonas Savimbi.

L’Mpla è alle porte della capitale dell’Angola, Luanda. Una situazione che preoccupa Henry Kissinger al punto da fargli dire: “La storia dell’Africa ha dimostrato che il punto essenziale è il controllo della capitale. Per esempio nella guerra civile in Congo, non abbiamo mai perso il controllo della capitale Leopoldville. In Angola, se Neto conquista Luanda avrà una base di potere e poco a poco conquisterà i favori degli africani”. Il fatto che poi questo movimento sia appoggiato dall’Urss con armi, mezzi per il trasporto di truppe e alta tecnologia costituisce un fattore ancora più allarmante.

Secondo il segretario di Stato esistono due opzioni possibili: o scegliere la neutralità, e quindi creare una situazione per cui altri paesi africani come lo Zaire si sentirebbero completamente abbandonati dagli Stati Uniti, oppure intervenire per impedire un effetto domino.

D’altra parte cercare una mediazione con i russi invitandoli alla moderazione verrebbe letto come un segno di debolezza, e alla fine il sostegno russo al movimento di liberazione porterebbe al suo epilogo inevitabile: la fondazione di un regime comunista.

È significativo il fatto che la posizione di Kissinger per un intervento militare in Angola venga espresso solo due mesi dopo la caduta di Saigon e il ritiro delle truppe americane dal Vietnam. Le lezioni del passato non insegnano mai nulla a quanto pare.

Grazie al ruolo molto rilevante giocato da Henri Kissinger all’interno dell’Nsc, il presidente Ford a partire da quell’anno deciderà di intervenire in Angola in funzione anticomunista.

Gli archivi della Cia recentemente declassificati dimostrano che il conflitto angolano non si limitò all’impegno di circa 20mila soldati cubani e al massiccio coinvolgimento di consiglieri militari sovietici, ma vide l’impiego di operazioni clandestine da parte della Cia che contribuirà a prolungare il conflitto per 27 anni.

Inizialmente, gli Stati Uniti avevano studiato la fattibilità di operazioni aeronavali sulla capitale per annientare le forze filocomuniste, ma vi rinunciarono per evitare un conflitto armato diretto e incerto con il blocco orientale.

Dal 29 luglio 1975 un aereo da trasporto C141 arriverà a Kinshasa con un primo carico di armi per la rivolta anti-comunista. Altri ne seguiranno. Ma secondo le regole delle covert actions queste armi non dovranno mai essere attribuite agli Stati Uniti. A livello tecnologico gran parte di queste armi risalgono alla seconda guerra mondiale, ma è significativo che fra le armi fornite ci fossero anche dei missili antiaerei prodotti da Israele: in cambio gli Stati Uniti avrebbero venduto a Tel Aviv materiale militare moderno per contrastare l’offensiva palestinese.

Il 13 settembre 1975 gli americani incrementano la loro esportazione di armi ma tutto ciò viene fatto cercando di mantenere e di salvaguardare il segreto più assoluto. Inoltre questi aiuti sono possibili anche grazie alla collaborazione dello Zaire, ritenuto, ciò nonostante, un partner poco affidabile rispetto al Sudafrica. E infatti proprio le truppe sudafricane verranno mandate in Angola il 14 ottobre 1975. Non riusciranno a evitare la caduta di Luanda.

Fra gli strumenti usati dagli Stati Uniti per impedire che l’Angola cadesse nelle mani dei comunisti ci saranno gli Hercules C130 e il velivolo F27 noleggiato dalla Cia. Un altro strumento utilizzato in questa guerra sporca – assolutamente usuale in questo genere di guerra e ampiamente usato dagli inglesi e dai francesi – è il reclutamento di mercenari finalizzato a sostenere le forze del Fnla di Holden. Il costo sarà certamente elevato –stiamo parlando di una cifra intorno al milione di dollari – ma non sarà un contributo decisivo, visto che molti di loro saranno catturati e giustiziati dal Mpla. Quando nel 1980 Reagan arriverà alla Casa Bianca, le operazioni segrete della Cia subiranno un aumento significativo. Inoltre la Cia sarà responsabile della forniture militari al guerrigliero Jonas Savimbi. Nel 1987, Reagan dà il via libera anche alla fornitura di missili antiaerei Stringer a favore dei guerriglieri anticomunisti (un modus operandi che sarà seguito anche in Afghanistan con l’epilogo che ben conosciamo).

L’equilibrio di potere rimane a vantaggio del blocco orientale, anche se Washington continua a coinvolgere i suoi alleati nel sostenere Savimbi. L’Arabia Saudita, per esempio, paga la formazione di ribelli dell’Unita in Marocco con 50 milioni di dollari. Anche il Brasile è costretto a inviare consiglieri militari sul terreno.

La Cia attenderà il 1991 e l’inizio del processo di pace per porre fine alla sue operazioni segrete in Angola. Tuttavia il bilancio del conflitto è ambiguo. Infatti il Mpla, anche se la sua vernice marxista non esiste più, è ancora al potere in Angola.

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