Stop a pale eoliche nel Golan/ Inquinamento acustico è insostenibile: rivolta di abitanti

- Chiara Ferrara

Stop all'installazione di venti pale eoliche nelle alture del Golan dopo le proteste dei drusi: l'inquinamento acustico che apporterebbero è insostenibile

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Circa venti pale eoliche sarebbero dovute essere installate sulle alture del Golan in questi giorni, ma i lavori sono stati sospesi per almeno una settimana dopo gli scontri tra i gruppi di dimostranti drusi e la polizia. La comunità residente nella zona dell’altopiano montuoso israeliano, come riportato da Jerusalem Post, ritiene che il progetto possa danneggiare il suo ambiente. Il motivo è il rumore.

L’attivista Uri Hashiloni in particolare sta lottando per farsi sentire in merito al pericolo rappresentato dall’inquinamento rumoroso da quando il Tribunale ha approvato il progetto all’inizio di quest’anno e i lavori sono iniziati. “Le turbine eoliche sono armi. Emettono suoni forti e intollerabili a bassa frequeenza. La ricerca internazionale ha dimostrato che gli infrasuoni sono pericolosi e fanno ammalare le persone”, ha affermato. Il via libera è arrivato direttamente dal primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, il quale a causa delle proteste si è ritrovato costretto a fermare le operazioni.

Stop a pale eoliche nel Golan: allarme inquinamento acustico, cosa è successo

Lo stop all’installazione delle pale eoliche nel Golan dovrebbe andare avanti fino al prossimo autunno, ma Benjamin Netanyahu non sembrerebbe essere intenzionato ad abbandonare il progetto, utile a ridurre le emissioni di gas serra e l’inquinamento atmosferico. Anche l’Associazione israeliana dei medici della sanità pubblica tuttavia sostiene l’argomentazione della comunità drusa. Cinque medici hanno firmato un documento secondo cui mentre le turbine eoliche generano elettricità utilizzando l’energia eolica e quindi non utilizzano combustibili fossili, esse creano un rumore costante che “pone rischi per la salute fisica e mentale”.

Secondo gli esperti “il pericolo supera il vantaggio”. È per questo motivo che non si dovrebbe andare avanti con le operazioni. Il problema sembrerebbe però essere stato sottovalutato. “In Israele è necessaria una maggiore discussione sull’inquinamento acustico nell’agenda nazionale”, ha affermato il dottor Smadar Itskovich, fondatore e CEO di Israel Living Lab.





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