LA STORIA/ Gabriele, quando basta il cuore e il Meeting fa più della psicoterapia

- La Redazione

Gabriele non è un ragazzo come gli altri: il suo “cuore” gli dà una marcia in più. Quest’anno ha lavorato al Meeting come volontario. E la sua compagnia ha fatto diventare i suoi amici più uniti

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Don Giussani

“Guarda chi c’è!” Gabriele gira per le sale del Meeting e ogni passo è un incontro: i compagni di scuola dell’In-Presa, i vecchi amici dell’asilo, delle elementari e delle medie, quelli degli scout, dell’Arca, i figli delle famiglie amiche, i preti, gli insegnati, gli zii e i cugini. Nella maggioranza dei casi chi è con lui (qualcuno deve stare sempre con lui) guarda, ma non conosce chi è colui che sta nascosto nell’abbraccio, chi si prende la pacca sulla spalla, non sa di chi è la faccia che sorride e ricambia il saluto. Gabri ricorda – o, forse meglio – fotografa tutto, memorizza tutto in quella sua testa così potente ma anche così difficile da far funzionare secondo i nostri schemi. Ne sa qualcosa Lucia, che da due anni gli insegna a leggere e a scrivere.

Al Meeting è sempre stato così, anche quando Gabriele (oggi diciottenne, fisico alto e atletico, sguardo penetrante, grande cuore – uno che sa dire ai suoi preferiti, senza ritegni e con un po’ di stereotipia “sai…. ti voglio bene con tutto il cuore”) stava così male che per tirarlo via dalla sala sport ci volevano i muscoli e qualcuno si è preso anche qualche calcio o qualche botta. Una ribellione incontrollabile verso chi si opponeva ai suoi desideri (manie, è chiaro) e Gabri, infatti, controllava pochissimo le sue reazioni e non voleva – o forse non sapeva – distinguere tra inizio e fine, tra il bene di un momento di gioco e l’alienazione di chi non sa che giocare. In questo manifestando una quasi completa assonanza con la condizione normale della nostra adolescenza.

Oggi non è più così: il tempo, gli affetti e il lavoro di rieducazione gli hanno fatto fare molti passi avanti, quei passi che oggi ci consentono di averlo qui con noi, a pieno titolo. Quest’anno, infatti, valorizzando il suo acquisito interesse per il lavoro, dopo il Banco Alimentare e l’esperienza in vigna da Michele, dopo il percorso fatto nei tre anni di scuola per cuoco (un bel risultato, se pensiamo che tre anni fa per lui era quasi impossibile dire la parola io), con Alberto che lo segue durante l’anno, abbiamo pensato di inserirlo tra i volontari: iscrizione, targhetta, buoni pasto e via al mattino, con un gruppo di giurisprudenza della Statale, a spostare sedie e montare pannelli. È stata una bella idea.

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Chi è stato con lui (Alberto soprattutto, ma poi tutti gli altri del gruppo) è rimasto impressionato dalla fedeltà e dalla obbedienza con cui ha lavorato per tutta la settimana (salvo ogni tanto implorare di “andare via da questa caienna”, ma pronto a ritornare però dopo un pisolo e una doccia), dall’aiuto concreto che è riuscito a dare alla squadra: se si lavora si deve anche produrre, ça va sans dire, ma basta? Si produce solo qualcosa di materiale, quando si lavora? Gabriele produce e non produce, forse richiede un po’ di lavoro in più a chi lo accompagna, a chi lavora con lui, forse darà lavoro a una persona che stia con lui ad aiutarlo a lavorare, ma lui può dare, può dare un valore. I suoi compagni di squadra hanno sperimentato che con lui si può essere più amici, più uniti, più allegri, si può essere stupiti perché l’esperienza del Meeting non solo non è preclusa a un ragazzo come Gabri, anzi (e loro con lei) può aiutarlo ad essere più contento, come si è potuto vedere, e può sostenerlo e farlo crescere. Forse di più della psicoterapia.

 

Chi lo incontrava (ed erano molti, come si è detto…) ha visto un ragazzo impegnato nel lavoro (“Guarda, sto lavorando al Meeting”), fiero del suo lavoro, contento di stare con i suoi compagni di squadra. Una esperienza così vera che, per uno come lui che ha – tra gli altri – anche un problema di idrofobia, gli consente  di mettersi ogni mattina e ogni sera sotto la doccia. L’anno prossimo lo teniamo qui anche a smontare.

 

 

 

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