Strage Bologna: “Prove nette contro Licio Gelli”/ “Agì con servizio segreto occulto”

- Lorenzo Drigo

Strage di Bologna: secondo la Corte d'Assise del capoluogo emiliano, ci sono delle prove schiaccianti contro Licio Gelli, mentre la strage sarebbe parte della strategia della tensione

strage di bologna 2019 twitter 640x300 Strage di Bologna, foto da Twitter

La Corte d’Assise di Bologna ha pubblicato la sentenza del processo contro Paolo Bellini sulla tristemente famosa strage di Bologna del 2 agosto 1980. In un violento attentato dinamitardo persero la vita 85 persone e 216 furono ferite. Ne è seguito un lungo e complesso lavoro di indagine, culminato (per ora) con la nuova sentenza contro Paolo Bellini, che lo scorso anno è stato condannato all’ergastolo.

La sentenza sulla strage di Bologna conta di ben 1.714 pagine, nelle quali vengono indagati punto per punto tutti in coinvolgimenti. Di una cosa, però, i magistrati sono sicurissimi oltre alla colpevolezza di Paolo Bellini, ovvero che “all’attuazione della strage contribuirono in modi non definiti, ma di cui vi è precisa ed eclatante prova nel documento Bologna, Licio Gelli e il vertice di una sorta di servizio segreto occulto che vede in Federico Umberto D’Amato, figura di riferimento in ambito atlantico ed europeo”. La strage di Bologna, secondo i giudici che si sono espressi sul caso, non sarebbe frutto di uno spontaneo attacco armato, quando piuttosto andrebbe inserita nel più complesso ambito della strategia della tensione.

La sentenza sulla strage di Bologna

Per attuare la strage di Bologna, confermano i giudici, agirono sicuramente i neofascisti, ma “con i servizi deviati o con elementi della massoneria“, di cui Licio Gelli era Gran Maestro (ovvero il capo della loggia P2). L’obiettivo, sottolineano, era colpire “il cuore delle istituzioni democratiche” come dimostra la data del 2 agosto, “in una stazione gremita di persone in partenza per le vacanze”, e la scelta “del capoluogo emiliano, città roccaforte del Pci“.

“La strage di Bologna”, scrive la Corte, “ha avuto dei mandanti tra i soggetti indicati nel capo d’imputazione”, riferendosi agli accusati Paolo Bellini, Licio Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto D’Amato e Mario Tedeschi, tutti morti nel frattempo, ad eslcusione di Bellini. Non si tratta, scrivono, di “una generica indicazione concettuale, ma nomi e cognomi nei confronti dei quali il quadro indiziario e talmente corposo da giustificare l’assunzione di uno scenario politico”. Infatti, riporta ancora la sentenza sulla strage di Bologna, “la causale plurima affonda radici nella situazione politico-internazionale del paese e nei rapporti tra estremisti neri e centrali operative della strategia della tensione sui finire degli anni Settanta”.







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