STRAGE IN NIGERIA/ “È un attacco politico, i cattolici sono il 46% nel Paese”

- int. Alessandro Monteduro

All’origine del massacro di cattolici in Nigeria, non ancora rivendicato, potrebbe esserci una saldatura fra Boko Haram e pastori Fulani

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In Nigeria (LaPresse)

Una strage senza precedenti quella che si è verificata nella chiesa di San Francesco a Owo, nel relativamente tranquillo stato di Ondo in Nigeria. Se infatti fino a oggi ad essere colpiti dai gruppi fondamentalisti islamisti come Boko Haram erano gli stati del nord, adesso anche il sud del grande Paese africano è vittima di un attacco stragista, sebbene non ancora rivendicato. Le vittime secondo stime ufficiali sarebbero 21, donne, uomini e bambini, sterminate alla fine della messa di Pentecoste. Il bilancio sarebbe potuto essere ancora più grave se gli assassini fossero intervenuti prima. Come ci ha spiegato Alessandro Monteduro, direttore dell’associazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre, “l’ipotesi a riguardo degli autori sembra essere diretta verso appartenenti dei pastori Fulani, popolazione nomade che da tempo si scontra con le autorità perché vogliono pascoli liberi da ogni vincolo, colpendo indiscriminatamente villaggi abitati da islamici e da cristiani. Quanto accaduto fa evidentemente pensare a un preciso attacco contro la Nigeria in quanto i cristiani sono la metà della popolazione: sono la Nigeria”.

Che ipotesi ha potuto fare sull’attacco verificatosi la domenica di Pentecoste nello stato di Ondo?

Partiamo dalle certezze: paradossalmente non ce ne sono. Ad ora non abbiamo una rivendicazione, sappiamo solo che Ondo dei 36 stati che compongono la Nigeria è uno dei più tranquilli, anche se non esente del tutto dal banditismo. Certamente non era il primo dei territori nigeriani nei quali pensare a un attacco di questo tipo.

Quindi?

Quanto avvenuto è successo in modo oggettivamente inaspettato ma solo se valutiamo questo particolare stato. Se invece inseriamo questo attentato in un contesto nazionale generale, il quadro muta.

La Nigeria è infatti vittima di terrorismo e stragismo da decenni. Ritiene che le formazioni terroristiche abbiano allargato i loro obiettivi?

A nord della Nigeria hanno attecchito da vent’anni organizzazioni terroristiche islamiche tra le più efferate, non solo Boko Haram, ma anche al Qaeda, lo Stato islamico e altre organizzazioni ancora, che sono spesso in guerra fra loro. Nella parte centrale del Paese invece l’azione criminale è opera della comunità dei Fulani, pastori nomadi. Quanto avvenuto fa riflettere rispetto ad alcune analisi che parlavano di una sospetta e preoccupante saldatura tra la componente più estremista di Boko Haram e quella più estremista della comunità dei Fulani. Preoccupante perché disvelerebbe uno scenario ancora più tragico di quello in cui versa già la Nigeria da anni.

Un fronte unito per eliminare le comunità cristiane?

Va detto che negli ultimi tempi si erano intensificati anche nel sud, anche se non con l’efferatezza vista domenica, altri fatti come attacchi a villaggi e saccheggi. Tutte cose che noi in Occidente non raccontiamo neanche più. Perfino quanto avvenuto nella chiesa di San Francesco a Owo, se domani facciamo una ricerca, nessun media occidentale ne parlerà più. La saldatura di cui parlavo prima è un vero attacco non più ai cristiani in senso stretto, una persecuzione in odio alla fede, ma una persecuzione in odio alla Nigeria, che è uno Stato laico con sue strutture corrotte, ma democratiche. Quello che si vuol fare è disarticolare queste strutture fino ad arrivare a un futuro oscurantista del Paese.

In che senso non più un attacco ai cristiani? Erano loro il bersaglio.

La Nigeria è il paese più popoloso d’Africa con 206 milioni di abitanti. Di questi il 46% sono cristiani. Quando si attacca una chiesa non si attacca una piccola minoranza come sono i cristiani in Pakistan. Si attacca la Nigeria, perché i cristiani sono la Nigeria.

Quanta responsabilità hanno l’incapacità e la corruzione del governo centrale e quanta l’Occidente che si disinteressa?

Le due cose vanno di pari passo. Noi in Occidente ci limitiamo ad appelli generici e buonisti. Sono convinto che se dalle istituzione occidentali giungesse un’azione concreta, basata sulla percezione dei cristiani come nostri fratelli, anche l’interscambio commerciale avrebbe un senso diverso. E in questo modo li aiuteremmo. La domanda da porsi è: le istituzioni nazionali e internazionali considerano i cristiani dei fratelli, o semplicemente dei nigeriani, e dunque che se la vedano fra loro?

Non si tiene poi conto che una destabilizzazione della Nigeria, ricchissima di petrolio, significherebbe una destabilizzazione per il continente africano.

Senza dubbio. Se andiamo ai confini della Nigeria troviamo paesi come il Ciad, il Camerun, il Burkina Faso e la Repubblica democratica del Congo dove il fondamentalismo islamico sta facendo breccia creando un problema gravissimo.

Che porterà a una situazione sempre peggiore…

I dati diffusi dalle Nazioni Unite e dalla Croce Rossa fanno capire cosa è oggi la Nigeria. 36mila persone morte negli stati del nord per mano di Boko Haram, 2 milioni di sfollati a causa delle violenze. La metà delle circa 40mila persone scomparse in Africa provengono dalla regioni nord-orientali della Nigeria: sono numeri comparabili con l’Ucraina.

(Paolo Vites) 

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