SUD & INDUSTRIA/ La ricerca che smentisce il “deserto manifatturiero” nel Mezzogiorno

- Federico Pirro

È stato presentato il volume curato dalla SRM del Gruppo Intesa Sanpaolo e dal CESDIM-Centro Studi e documentazione sull’industria nel Mezzogiorno

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Foto di Michal Jarmoluk da Pixabay

Il 22 luglio è stato presentato e discusso nell’Aula magna dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro il volume curato dalla SRM del Gruppo Intesa Sanpaolo e dal CESDIM-Centro Studi e documentazione sull’industria nel Mezzogiorno istituito presso l’Ateneo barese, dedicato a un’accurata ricognizione dell’industria manifatturiera nell’Italia meridionale.

Una ricerca, la più ampia compiuta negli ultimi trent’anni, finalizzata a superare ogni visione riduttiva di quell’apparato produttivo che – pur non essendo paragonabile per dimensioni, unità locali, numero di addetti, valori delle produzioni e dimensioni dell’export a quello del Nord Italia – con i suoi settori trainanti costituiti da siderurgia, petrolchimica, chimica di base, energia, automotive, aerospazio, costruzione di materiale ferroviario, farmaceutica, ict e agroalimentare è saldamente integrato con quello nazionale e concorre alla sua capacità competitiva nel mercato internazionale. Tali settori capital intensive registrano una massiccia presenza di grandi gruppi settentrionali ed esteri, fra i quali incomincia a segnalarsi anche qualche competitor meridionale con fatturato superiore al miliardo come l’Adler Pelzer in Campania, guidato da Paolo Scudieri presidente dell’Anfia, e la Casillo Partecipazioni di Corato (BA), divenuta un player internazionale nel trading e nella macinazione di grani duri e teneri.

Ai grandi stabilimenti capital intensive e alle loro supply chain – che nella ricerca si sono ricostruite con il maggior dettaglio possibile – si sono venuti affiancando nell’ultimo trentennio tanti cluster di PMI in comparti labour intensive, ma anch’esse a tecnologia avanzata, di agroalimentare, tac, legno-mobilio, lavorazione di materie plastiche, cartotecnica, materiali per l’edilizia, ciclo integrato dei rifiuti. Cluster diffusi ormai in ogni regione del Sud, sia pure con diversa densità quantitativa, addensati anche in zone interne e remote, lontane cioè dalle aree industriali maggiori collocate lungo le grandi vie di comunicazione. Di questi cluster si sono analizzate le aziende da 5 milioni di fatturato in su e ne è emerso un panorama per certi aspetti sorprendente che, ad esempio, vede anche PMI con fatturati dai 20 ai 50 milioni esportare i loro prodotti su grandi mercati esteri, o imprese di regioni industrialmente meno sviluppate come la Calabria che hanno acquistato imprese al Nord e all’estero, come il Gruppo Caffo, attivo nella distillazione, che ha acquisito in Olanda l’amaro Petrus.

Insomma, il Sud non è affatto un deserto industriale come spesso lo hanno definito economisti della Svimez e soprattutto non si accinge a diventarlo. Di questo hanno discusso in un’Aula Magna gremita di imprenditori, manager, docenti universitari degli Atenei di Bari, Foggia, Casamassima (BA) e Cosenza, alti dirigenti della Regione Puglia, banchieri, commercialisti ed esponenti del mondo dell’informazione gli intervenuti al dibattito, coordinato da Sergio Luciano, direttore dei mensili Economy e Investire.

Dopo i saluti del Rettore prof. Bronzini e della prorettrice dell’Università prof.ssa Candela – che hanno ricordato come l’Università da loro guidata abbia istituito nell’ultimo anno numerosi nuovi corsi di laurea per rispondere sempre meglio alle esigenze delle aziende – ha aperto il dibattito Alessandro Banzato, past President di Federacciai, e presidente delle Acciaierie Venete, un big player italiano del comparto, che ha sottolineato il ruolo della siderurgia anche nell’Italia meridionale che non è costituita solo dal grande stabilimento delle Acciaierie di Taranto, ma anche da altri siti di aziende come la Duferco Travi e Laminati a Giammoro (ME), le Acciaierie di Sicilia a Catania, le due multinazionali tascabili campane Laminazione sottile e Sideralba, la Siderpotenza-Gruppo Pittini nel capoluogo lucano.

L’Ing. Ruggeri, vicepresidente della Baker Hughes Nuovo Pignone, storica multinazionale fiorentina oggi controllata da capitale statunitense, ha evidenziato il ruolo degli stabilimenti della sua società nel Mezzogiorno, da quello di Bari di rango mondiale – specializzato nella progettazione e produzione di pompe, valvole e sistemi per il gas – a quello di Vibo Valentia in Calabria – che lavora in linea diretta con il sito di Firenze – sino all’impianto della Dresser a Casavatore (NA). 

La Dott.ssa Miccolis – neo presidente del Consorzio nazionale dei Compostatori e amministratrice unica della Progeva di Laterza (TA), azienda di eccellenza nel settore dell’economia circolare, producendo ammendanti da trattamento industriale di rifiuti organici – ha evidenziato le grandi potenzialità esistenti nel Sud nell’economia circolare il cui insieme di branche può contribuire a creare migliaia di nuovi posti di lavoro qualificati.

L’Assessore regionale allo sviluppo economico della Regione Puglia Alessandro Delli Noci ha posto in risalto fra l’altro il sistema di incentivazione del suo Ente che è uno dei più articolati per numero di misure ed entità di agevolazioni dell’intero Paese e che ha favorito investimenti di centinaia di milioni di piccole, medie e grandi aziende nell’ultimo quindicennio.

Sergio Prete, presidente dell’Autorità portuale di Taranto, a sua volta ha posto in evidenza la stretta interdipendenza fra le produzioni strategiche dell’industria meridionale e i sistemi di logistica e di trasporto che hanno registrato negli ultimi anni consistenti miglioramenti, grazie al potenziamento dei grandi porti di Gioia Tauro, Taranto, Napoli, Salerno, Bari, Cagliari e Augusta.

Il capoarea di Puglia, Basilicata e Molise del Gruppo Intesa Sanpaolo Roberto Pedroli nelle sue riflessioni conclusive ha voluto sottolineare il ruolo del suo gruppo creditizio nel supportare lo sviluppo industriale nell’Italia meridionale, cui la banca sta destinando risorse crescenti, anche in relazione all’avvio delle ZES-Zone Economiche Speciali e visti gli eccellenti risultati sinora conseguiti.

Insomma il convegno di Bari – che ha avuto grande risalto sulla stampa e su organi di informazione radiotelevisivi – può considerarsi senza tema di smentite un evento a suo modo epocale: con la presentazione di una ricerca tanto ampia quanto ambiziosa si è voluto dimostrare che l’Italia meridionale dispone di un apparato industriale di tutto rilievo che è un punto di forza dell’intero Paese, e che è in grado di assicurare nuova occupazione per figure altamente qualificate. 

Certo, non mancano le sfide per queste industrie nell’Italia del Sud pari a quelle che devono affrontare altre sezioni territoriali dell’industria nazionale: ma esistono le condizioni oggettive e soggettive per affrontare tali sfide con fondate probabilità di superarle e chi guida il manifatturiero nel Mezzogiorno lo sta dimostrando ogni giorno.

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