Scienza e fede: il “caso Darwin” apre un dibattito

- Sussi Dario

Sono molti e contrastanti i commenti all’articolo pubblicato sul convegno organizzato dalla Pontificia Università Gregoriana sull’evoluzione

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Andrea Altana ha così commentato l’articolo di Mario Gargantini sul convegno organizzato dalla Pontificia Università Gregoriana sull’evoluzione: «L’evoluzione è un fatto mentre il creazionismo è superstizione mentre “l’intelligent design” è un patetico tentativo di far rientrare dalla finestra ciò che la scienza ha cacciato dalla porta. Se volete credere a storielle scritte su libri migliaia di anni fa siete liberissimi di farlo, ma per cortesia non tirate in ballo la scienza che ha cose più serie della religione di cui occuparsi. E se ciò che la scienza scopre non coincide con i libri sacri (ma che sorpresa accidenti!) questo è un problema che riguarda VOI e non la scienza».

 

Considero questo commento interessante perché denota un atteggiamento a mio parere agli antipodi di quello che dovrebbe contraddistinguere uno scienziato, cioè non il depositario della verità, ma un ricercatore della verità attraverso lo studio rigoroso della realtà. Un atteggiamento più scientista che scientifico.

Si possono senz’altro considerare creazionismo e intelligent design come due teorie non scientificamente sostenibili (né nell’articolo si afferma il contrario), ma anche quella di Darwin rimane una teoria, da sottoporre quindi a rigorosa verifica. L’impressione è invece che, a differenza delle altre teorie, l’evoluzionismo non possa essere messo in discussione senza che scatti immediatamente l’accusa di credere a “storielle scritte su libri migliaia di anni fa” o di voler “far rientrare dalla finestra ciò che la scienza ha cacciato dalla porta”. Questo sembra infatti il punto: per molti, Darwin ha dato la base scientifica per dimostrare l’inesistenza di Dio.

Sembrerebbe allora difficile dar torto a un altro lettore, Michele Maioli, che scrive: «Se anche la Chiesa celebra Darwin, allora siam messi proprio male. L’evoluzionismo è una teoria che non ha ragioni che la sostengano, frutto del pensiero laicista anticristiano. Quando ci toglieremo da queste paludi sarà sempre ora».

E si tratta proprio di paludi, in cui tutto diventa opaco e appiccicoso. Perché Darwin non era un laicista anticristiano, perché l’evoluzionismo è una teoria scientifica, anche se discutibile come ogni teoria, perché la Chiesa non celebra né disprezza Darwin, ma affronta seriamente il problema della scienza senza per questo sentirsi in dovere di negare Dio e religione, che pare invece premessa imprescindibile ad Andrea Altana.

D’altro canto, vorrà pur dire qualcosa il fatto che la Specola Vaticana sia uno degli osservatori astronomici più antichi del mondo, risalendo alla seconda metà del ‘500, e che la Pontificia Accademia delle Scienze sia stata fondata all’inizio del 1600.

Il progetto alla base del convegno in argomento è denominato STOQ (Science, Theology and the Ontological Quest) ed è arrivato alla sua terza fase, partecipata da sei università pontificie, con il supporto della Templeton Foundation. Lo scopo del progetto è di costruire un ponte filosofico tra scienza e teologia, sulla linea indicata da Giovanni Paolo II, quando ha parlato della necessità di una nuova scolastica, e di Benedetto XVI, con il suo richiamo alla necessità di integrare ragione e fede, per evitare che la prima si dilati a sistema che pretende di essere assoluto, diventando perciò motivo di oppressione e non di libertà per l’umanità, e la seconda scada nella superstizione.

Posizione condivisa dai molti scienziati che partecipano al progetto e che soprattutto sembrano considerare seria quella Questione Ontologica che è un problema che riguarda tutti e rappresenta il vero obiettivo di ogni ricerca scientifica: andare al fondo della questione e scoprire che ogni risposta ottenuta pone infinite altre domande. È molto faticoso essere uno scienziato fino in fondo, come lo è essere un uomo fino in fondo. Ci si può stancare delle domande e accontentarsi delle risposte che già si hanno in mano e far finta che ci bastino. E pensare che il problema non ci riguardi più, se non fosse per quella scintilla, là nell’angolo più riposto del cuore, che non ne vuol sapere di spegnersi.

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