DURBAN 2/ E se la libertà di espressione è in contrasto con la libertà di vivere?

- Sussi Dario

Gli articoli dedicati da ilsussidiario.net alla Conferenza di Ginevra sul razzismo, hanno prodotto numerosi commenti da parte dei lettori.  

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Gli articoli dedicati da ilsussidiario.net alla Conferenza di Ginevra sul razzismo, la cosiddetta Durban 2, hanno prodotto numerosi commenti da parte dei lettori. Alcuni commenti, condividendo l’impostazione critica degli articolisti, si concentrano sulle manifestazioni di anti occidentalismo e sulla sostanziale inutilità dell’Onu e di altri organismi internazionali, ritenuti incapaci di risolvere i problemi reali nonstante il notevole impiego di risorse. Problemi reali, visto che sono ufficialmente all’ordine del giorno, per esempio, la riforma dell’Onu e dell’FMI, e che diventano sempre più esplicite le critiche anche alle modalità di funzionamento dell’UE.

Vi è però anche chi critica i critici. È il caso di Enrico Manzi che ritiene pericoloso che “…qualcuno possa decidere chi debba o non debba parlare (anche per dire idiozie), assumendo una sorta di superiore autorità “morale.” Posizione simile a quella di Luca Falciasecca che, nell’affermare che i diritti umani sono nati in Occidente in ambito cristiano e poi liberale, osserva peraltro: ” Se altre culture ancora non li riconoscono, o li riconoscono solo parzialmente, non è un buon motivo per ritrarsi, aggravando così lo stato confusionale in cui versa l’ormai relativista Occidente.” Entrambi i lettori, quindi, plaudono il Vaticano per non essersi sottratto al confronto.

A mio parere il problema posto è centrale, e cioè se esistano, e in che senso, limiti alla libertà di espressione. A questo punto, l’etichetta vorrebbe che si citasse il solito Voltaire. Invece, io affermo, con modestia ma con decisione, che la libertà di espressione non può essere astratta dai contenuti. Mi va bene che a chiunque sia concesso anche di dire idiozie ( se non altro per salvaguardare me stesso), ma su cose non essenziali. Sulle questioni essenziali non si può non guardare al contenuto e le idiozie diventano pericolose criminalità. Ed è criminale sostenere che un altro Stato debba essere distrutto, ed è particolarmente criminale che ciò venga sostenuto da uno Stato membro dell’Onu contro un altro Stato dell’Onu, in una conferenza organizzata dall’Onu. In questo modo, l’Onu da carrozzone sprecasoldi si trasforma in un’organizzazione che approva l’apologia di reato.

La libertà di espressione non può includere la libertà di propugnare l’odio per gli altri e di invitare alla loro cancellazione. É paradossale che lo storico David Irving venga condannato a tre anni di carcere per avere negato la shoah e che per la stessa cosa Ahmadinejad venga applaudito in sede Onu. E quest’ultimo non ha semplicemente scritto un libro, ma è il sovvenzionatore di organizzazioni come Hamas e Hezbollah, che hanno come obiettivo esplicito la distruzione di Israele. Il Vaticano ha duramente criticato le posizioni del presidente iraniano, ma non sembra con questo aver influenzato il diverso atteggiamento dell’assemblea.

D’altra parte, tra i lettori c’è chi condivide la posizione di Ahmadinejad, come Giorgio Quarantotto, che parla di “razzismo islamofobico rozzo, collettivo e istituzionale in azione, uno spettacolo coordinato del rabbioso sciovinismo occidentale.”, affermando che “…il Presidente Ahmadinejad ha detto l’assoluta verità… Israele è proprio uno Stato razzista…” Solo un’opinione? Il problema è che Ahmadinejad e chi la pensa come lui ( anche certa propaganda della sinistra nostrana, come ricorda Falciasecca) non vuole una “conversione” antirazzista di Israele, ne chiede la radicale distruzione. Libertà di espressione anche se comporta la soppressione della vita di altri?

Un’ultima osservazione su un altro passaggio interessante di Luca Falciasecca: “Vorrei fare presente che è proprio in Occidente che l’interpretazione dei diritti umani non è (mai stata?) pienamente condivisa, tanto che il liberalismo radicale considera “diritti” anche l’aborto e il matrimonio gay.” In questo campo si ha un altro esempio di quanto labile sia, nell’Occidente in cui è nato, il concetto di libertà di espressione, perché si vorrebbe impedire ai cattolici in quanto tali di prendere posizione su questi temi, pena l’accusa di essere asserviti a interessi confessionali. Ma si vorrebbe far passare per martire un Vauro qualsiasi dedito ad un ripetuto vilipendio della fede cristiana: ciò evidentemente in nome della libertà di espressione e senza chiedersi quali siano gli interessi serviti da costui e dai suoi soci.

Non mi sento, però, di condividere la successiva conclusione di Falciasecca: … l’interpretazione dei diritti umani anzitutto come diritti alla libertà religiosa, come fanno i paesi islamici, mi sembra meno pericolosa: d’altra parte l’autentica fede nell’unico Dio può portare a delle derive, ma mai nichilistiche come nel caso della secolarizzazione. “… Non sottovaluterei le “derive” islamiche, dato che noi cristiani, come gli ebrei, veniamo dai musulmani, anche non estremisti, considerati cittadini di serie B, con diritti limitati in attesa della nostra completa conversione che, come la storia insegna per i territori da loro conquistati, avverrà prima o poi, con le buone o con le cattive, tranne minoranze che sopravviveranno grazie alla loro testarda fedeltà nella fede, come quelle che ora sono nuovamente sotto attacco in tutto il mondo musulmano.

A questo punto si potrebbe rovesciare il discorso: agli estremisti radical-liberali potremo sempre opporre i loro principi e il loro Voltaire, ponendoli quindi in contraddizione, mentre i musulmani non potranno mai essere messi in contraddizione, perché il loro compito è proprio quello di convertire gli altri, con le buone se moderati, con le cattive se fondamentalisti. In nome del Dio “unico.”

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