Tampone faringeo, cos’è e come funziona/ Test per verificare contagio da Coronavirus

- Silvana Palazzo

Cos’è il tampone faringeo e come funziona il test: ecco la procedura per verificare se c’è un contagio da Coronavirus e perché non può essere eseguita a tappeto

vaccino
Test Coronavirus (Foto: LaPresse)

Cos’è il tampone faringeo e come funziona la procedura per il test con cui si scopre se si è positivi al Coronavirus? Partiamo dal primo interrogativo che ricorre in queste settimane in cui l’epidemia si è diffusa anche in Italia. Il tampone faringeo è lo strumento con cui viene diagnosticato il contagio. Si tratta di un test attraverso il quale si analizza la mucosa della faringe: si raccolgono quindi nel cavo orale i campioni in cui poi vengono cercare le copie delle particelle del virus Covid-19. Il tampone faringeo nella forma è molto simile ad un cotton fioc, quindi è una sorta di bastoncino che ha un’estremità ricoperta di cotone. Passiamo alla procedura: il tampone viene introdotto nel cavo orale del paziente e in pochi secondi muco e saliva vengono prelevati. L’esame non è né lungo né doloroso. Al massimo si avverte un lieve fastidio. Una volta raccolto il materiale genetico, il tampone viene immerso in un gel e inviato in uno dei laboratori specializzati che si occupa della ricerca del Coronavirus: Spallanzani di Roma, Sacco di Milano o San Matteo di Pavia.

TAMPONE FARINGEO, COS’È E COME FUNZIONA

I tecnici che ricevono il campione lo analizzano alla ricerca di eventuali porzioni di codice genetico del Coronavirus. Se l’esito del test è positivo, allora si effettua una seconda verifica. Lo prevede il protocollo, secondo cui il contagio va confermato in modo definitivo appunto con un ulteriore controllo. Il fatto che il test sia “semplice”, non vuol dire che il tampone faringeo possa essere eseguito da chiunque e autonomamente. Protocollo di prelievo e personale addestrato sono due degli aspetti rilevanti. Inoltre, per ragioni di contenimento del contagio, è preferibile che il tampone venga eseguito al domicilio dei pazienti, non in ospedale. E questo rende la procedura un po’ più complessa di quel che può sembrare. Eseguire tamponi faringei a tappeto chiaramente non è possibile, e non solo perché non ha senso sottoporre al test chi non ha sintomi o motivi per ritenere di essere stato contagiato dal Coronavirus, ma anche perché la capacità del sistema sanitario italiano di svolgere questi test non è infinita.

CORONAVIRUS, PERCHÉ NON SI ESEGUE TAMPONE A TAPPETO

Non è un problema di disponibilità dei “bastoncini”, che hanno peraltro il valore di un euro, ma la portata massima di tamponi faringei che ogni laboratorio può analizzare, oltre al numero stesso delle strutture che li esaminano. In prima linea ci sono, come riportato da Wired, tre laboratori in Lombardia: dipartimento di scienze biomediche dell’università di Milano, unità operativa di microbiologia dell’ospedale Sacco e il centro di virologia dell’ospedale San Matteo di Pavia, a cui si aggiunge il laboratorio di virologia dell’università di Padova. A questi si aggiunge lo Spallanzani di Roma. In totale, secondo quanto riferito dalle autorità, il numero massimo di tamponi analizzabili è dell’ordine di alcune centinaia al giorno, al massimo un migliaio. Questo spiega perché è stato importante definire le priorità nella gestione del focolaio, decidere cioè dove concentrare gli sforzi. Ma spiega anche perché molte persone lamentano ritardi nell’esecuzione dei tamponi faringei, che peraltro non vengono pagati dai pazienti, come invece può accadere negli Stati Uniti.

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