MONETIZZAZIONE DEBITO/ Così l’Italia può farsi risarcire dai danni dell’euro

- Paolo Tanga

Tria qualche giorno fa ha detto che è “venuto il momento di discutere il tabù della monetizzazione”. Una dichiarazione potenzialmente devastante

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Il ministro dell'Economia, Giovanni Tria (LaPresse)

Tutto comincia da una frase pronunciata il 20 maggio dal ministro dell’Economia, Giovanni Tria, forse male interpretata: “Credo che sia venuto il momento di discutere il tabù della monetizzazione”, a proposito dell’Eurozona e della possibilità di arrivare a un finanziamento diretto della Banca centrale nelle emissioni dei titoli pubblici, pur ricordando che ciò richiederebbe una difficile revisione dello Statuto della Bce, difficile per l’esistenza di un “sovranismo nordico” che impedisce il rilancio del bilancio Ue.

Una precisazione è poi intervenuta per rappresentare che la richiesta era rivolta al solo finanziamento delle operazioni di investimento.

Quelle parole, infatti, hanno prestato il megafono a coloro che sono contrari a qualunque strumento che possa rafforzare l’economia italiana, consentendo di sfuggire dal cappio al collo impostoci con la moneta emessa a debito e la cui proprietà è stata di fatto ceduta gratuitamente a soggetti di proprietà straniera. Perciò, il discorso è stato interpretato come una dichiarazione d’incapacità dell’Italia a far fronte al proprio debito e come richiesta al Sistema europeo delle Banche centrali di procedere a resettare il debito.

In effetti, sarebbe opportuno precisare in quali termini possa essere intesa l’espressione “monetizzazione del debito”, considerato che la prima interpretazione data alle parole del ministro è stata quella di una richiesta di cancellare il passivo del debito pubblico italiano a fronte di quello acquistato con le operazioni di Quantitative easing e quindi presente nell’attivo della Banca d’Italia per il 92% e della Banca centrale europea per la restante quota dell’8%, ceduta gratuitamente alla Bce stessa a fronte dell’autorizzazione all’acquisto. Dopo la precisazione sembrerebbe, invece, che Tria richieda che le operazioni di investimento operate dagli Stati venissero finanziate dalla Banca centrale acquistandone direttamente i titoli.

Personalmente, per motivi di equità e per indennizzare parzialmente gli italiani e l’Italia dai torti subìti da questa Europa (assoggettamento ad addebito di interessi per le operazioni di rifinanziamento e di Quantitative easing rispetto all’accredito degli stessi per gli altri Paesi; ristoro per aver introdotto una moneta la cui emissione è stata prevista solo per prestiti e, perciò, con interessi usurari e impagabili), avrei molto apprezzato una richiesta del primo tipo, anche se una persona che è stata derubata non potrà mai sperare di convincere il ladro a restituire il maltolto, a meno che chi fa la richiesta non sia un santo.

Non riesco a spiegarmi perché il ministro abbia fatto una richiesta del genere quando egli stesso ha precisato che occorrerebbe modificare lo Statuto della Bce e che questa strada è impraticabile per l’esistenza di un sovranismo nordico. Appare più plausibile la tesi secondo la quale Tria ha voluto rafforzare il ruolo che gli viene imposto da questa Europa nel negare il consenso alla crescita della spesa pubblica e alla riduzione della pressione tributaria. Del resto, la sua nomina ha sostituito il candidato indicato inizialmente dai partiti della coalizione governativa.
Abbiamo bisogno di una persona preparata che, anziché proporre soluzioni originali o di facile realizzazione, avanzi in sedi inappropriate trattative irricevibili? Eppure basterebbe il suo assenso per disporre dell’unico progetto attualmente praticabile, perché fatto nel rispetto delle norme del diritto positivo vigente.

Il suo assenso riuscirebbe ad arginare ciò che Francesco Cancellato ha scritto su Linkiesta e che è particolarmente allarmante, perché così si esprime: Tria “…in sostanza ha detto che l’Italia non è in grado autonomamente di ridurre la propria esposizione debitoria, e che avrebbe bisogno di una remissione (…) è un segnale devastante di impotenza politica, la prova regina di un Paese (…) che si autopercepisce come una specie di Stato centrafricano, costretto a chiedere grazia alle potenze creditrici. Con la manovra d’autunno alle porte, 35-40 miliardi da trovare per rimettere in pari il bilancio dello Stato, si prevedono tempeste”.

Per evitare ulteriori brutte figure e dimostrare che gli italiani, pur raggirati a causa di politici diciamo poco accorti, sono intenzionati a mantener fede agli impegni sottoscritti, mi sento in dovere di candidarmi ad attuare il progetto di cui sopra, del quale sono l’ideatore, ispirandomi all’autocandidatura del grande Leonardo nella progettazione di nuove e originali apparecchiature belliche.

Si tratta di un progetto rispettoso della normativa nazionale ed europea attraverso il quale è possibile ridurre sia l’ammontare del debito pubblico che la pressione fiscale e le imposte. L’Italia sarà salva, ma l’intera Europa potrebbe tornare agli originari valori che convinsero i rappresentanti politici di allora a iniziare un cammino insieme.

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