Tar boccia Aifa-Ministero su cure covid casa/ “Medici liberi di prescrivere farmaci”

- Silvana Palazzo

Tar boccia Aifa e Ministero della Salute su cure covid casa: accolto ricorso dei medici contro nota del 9 dicembre 2020. “Medici liberi di prescrivere farmaci in scienza e coscienza”

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Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio (Foto: LaPresse)

Il Tar del Lazio sconfessa l’Aifa: non è sufficiente la “vigile attesa” a casa. Una clamorosa ordinanza pubblicata ieri, in quanto riconosce ai medici il diritto-dovere di prescrivere i farmaci che ritengono più opportuni per i loro pazienti affetti da Covid. Nello fattispecie, i medici Fabrizio Salvucci, Giuseppe Giorgio Stramezzi, Riccardo Szumsky, Luca Poretti avevano presentato ricorso contro una nota del 9 dicembre 2020 dell’Aifa, in cui si suggeriva l’uso della Tachipirina e la vigile attesa per curare i pazienti affetti da Covid a casa. Ma i magistrati Riccardo Savoia (Presidente), Dauno Trebastoni (Consigliere) e l’estensore Paolo Marotta (Consigliere) nella camera di consiglio del 2 marzo hanno giudicato fondato il ricorso il Ministero della Salute, Aifa – Agenzia Italiana del Farmaco.

Di conseguenza, è stato deciso l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, della nota recante «principi di gestione dei casi covid19 nel setting domiciliare», quindi sulle cure Covid a casa, nella parte in cui prevede che nei primi giorni di malattia da coronavirus bisogna osservare una «vigilante attesa» e somministrare fans e paracetamolo.

TAR SCONFESSA AIFA SU CURE COVID A CASA

Ma l’ordinanza del Tar del Lazio entra anche nel merito della parte in cui «pone indicazioni di non utilizzo di tutti i farmaci» che sono generalmente usati dai medici di medicina generale per i pazienti affetti da Covid, sconfessando di fatto la nota dell’Aifa. Il Tar del Lazio nel dispositivo sulle cure covid a casa spiega che il ricorso dei medici sopracitati «appare fondato, in relazione alla circostanza che i ricorrenti fanno valere il proprio diritto/dovere, avente giuridica rilevanza sia in sede civile che penale, di prescrivere i farmaci che essi ritengono più opportuni secondo scienza e coscienza». Pertanto, non può essere «compresso nell’ottica di una attesa», che potenzialmente può essere «pregiudizievole sia per il paziente che, sebbene sotto profili diversi, per i medici stessi». Per questo, il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio – Sezione Terza Quater ha deciso di sospendere l’efficacia del provvedimento impugnato e fissato in data 20 luglio 2021 la trattazione di merito del ricorso.



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