TASSE E POLITICA/ Le domande scomode sulle semplificazioni e le “assenze” in campo fiscale

- Ciro Acampora

In questi giorni sono ritornate di attualità le tematiche fiscali, soprattutto ci si è concentrati su quel che riguarda le semplificazioni

Agenzia delle Entrate cartelle esattoriali
Agenzia delle Entrate - Lapresse

In questi giorni sono ritornate di attualità le tematiche fiscali. Rinviata ogni decisione sulla vera e propria riforma fiscale si è concentrati sul tema delle semplificazioni e sul tema della fine dei fondi disponibili per chi vorrebbe fruire del superbonus 110%.

Le semplificazioni sono un tema ciclico. Se ne parla periodicamente senza tener conto che tra una semplificazione e l’altra vengono aumentati gli adempimenti spesso ripetitivi a carico dei contribuenti. È auspicabile, dunque, che la riforma fiscale preveda anche una razionalizzazione degli adempimenti. 

Nel contesto attuale le aziende e i contribuenti finiscono sotto pressione e centrale diventa non bucare gli adempimenti pena sanzioni smisurate e decontestualizzate non bilanciate dalla reciprocità quando a “sbagliare” è il fisco. In questo caso il contribuente è costretto a sopportare anche i costi dell’autotutela. 

Tornando all’attualità salta agli occhi uno degli adempimenti monstre oggetto dell’intervento “semplificativo” ovvero quello relativo alla dichiarazione sugli aiuti di Stato. In realtà quello messo in campo è solo un rinvio (perciò senza semplificazione). La scadenza dichiarativa, infatti, è slittata al 31 ottobre a fronte di una data iniziale fissata al 30 giugno in piena campagna dichiarativa. L’adempimento di cui si parla è l’autodichiarazione degli aiuti Covid. Rimane spontaneo chiedersi il perché di questo adempimento posto che per avere gli aiuti Covid è stata fatta una richiesta ben articolata, che in sede di presentazione della dichiarazione dei redditi va compilato un apposito quadro e che le società devono provvedere a un’apposita informativa all’interno della Nota Integrativa che accompagna il Bilancio annuale. Una risposta provocatoria potrebbe essere che chi propone gli adempimenti di volta in volta guarda il dito e non la luna e vi pone rimedio introducendo una nuova dichiarazione. 

Andando oltre si osserva che gli interventi semplificativi in realtà appaiono come un riscadenzamento di quelli esistenti posto che la presentazione delle dichiarazioni Imu passa dal 30 giugno al 31 dicembre 2022 e la liquidazione dell’imposta di soggiorno che passa dal 30 giugno al 30 settembre 2022. Cambia anche il termine per trasmettere la comunicazione delle liquidazioni periodiche Iva (Lipe) e quello per la trasmissione degli elenchi Intrastat all’agenzia delle Dogane, Accise e Monopoli per le operazioni intracomunitarie.

Fa riflettere, invece, una semplificazione che pare fatta in “danno” del contribuente. Dalla prossima campagna dichiarativa, infatti, si potrà usufruire della protezione dai controlli sulle spese sanitarie se si accetta l’importo detraibile indicato dalle Entrate nel modello precompilato. In pratica se si accetta l’indicazione del fisco non si dovranno più conservare i singoli documenti relativi alle spese sanitarie. Della serie prendere o rischiare! Corretto l’intervento sulle pagelle fiscali per le partite Iva per le quali vengono estesi anche al 2022 i correttivi per la pandemia già previsti per 2020 e 2021. 

Lascia senza parole invece la novità rappresentata dal nuovo regime delle esenzioni Imu per le case dei coniugi residenti in due Comuni diversi per ragioni di lavoro. La famiglia, infatti, dovrà indicare per quale immobile intende usufruire dell’esenzione. La disciplina appare in odore di incostituzionalità in quanto si è liberi di scegliere di esentare la casa con il valore catastale più alto e ribadisce un trattamento diverso, e peggiore, per i coniugi rispetto alle coppie di fatto, che trovandosi nella stessa situazione possono continuare a esentare entrambi gli immobili. Allo stato la norma è vigente e procurerà ulteriore contenzioso con spreco di risorse. 

In tema di superbonus è stata annunciata la fine dei fondi per cui i cantieri in corso entreranno in crisi. È prevedibile un’impennata di liti tra committenti e aziende con i primi che puntavano a interventi senza costo e i secondi che, già in crisi per le difficoltà a cedere i crediti di imposta maturati, si troveranno a dover richiedere pagamenti ai committenti che non avevano in programma di presentare.

Sembra, invece, ben messo il cantiere della riforma del processo tributario. Avremo una magistratura specializzata, ma rimane il tema se dovrà essere contenzioso tributario e, dunque, con focus sulla sostanza della controversia o processo tributario con focus sulla procedura con cui sarà promossa e gestita la lite. Interessante è l’annuncio che accompagna il cammino della riforma del processo tributario. Pare sia previsto, infatti, che la riforma verrà accompagnata da un provvedimento deflattivo delle liti in corso (riproposizione della pace fiscale) al momento senza un quadro definito. 

È auspicabile che un intervento deciso si faccia anche in tema di magazzino dei ruoli e dei debiti tributari accumulati dai contribuenti. Occorre, infatti, alleggerire la situazione finanziaria delle aziende provate dalla pandemia e oggi anche dal caro energia che incide sui costi di produzione.

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