Terza dose, in Francia via alle somministrazioni/ Ue: “Se Ema approva siamo pronti”

- Chiara Ferrara

La Francia ha dato il via alle somministrazioni della terza dose del vaccino contro il Covid-19, ma l’Ue attende l’ok dell’Ema

terza dose
LaPresse

Le somministrazioni della terza dose del vaccino contro il Covid-19 hanno preso il “via” in Francia. I primi a ricevere il “richiamo” saranno gli anziani e i soggetti ritenuti vulnerabili, ovvero coloro che hanno completato il ciclo vaccinale prima. L’obiettivo, infatti, è compensare il calo di anticorpi che avviene naturalmente con il trascorrere dei mesi.

“Con questo richiamo, sarete armati per i mesi a venire”. Lo ha annunciato, come riporta l’ANSA, il ministro della Salute francese, Olivier Véran, che era presente quest’oggi in un centro di vaccinazione di Parigi per assistere alla somministrazione dei primi richiami. Il membro del Governo ha sottolineato che in poche ore le prenotazioni delle dosi da parte di coloro che ne hanno diritto – ovvero over 80 e immunodepressi come malati di cancro e persone che si stanno sottoponendo a dialisi – sono state oltre 200 mila.

Terza dose, in Francia via alle somministrazioni. L’Ue attende

La Francia ha dunque seguito l’esempio di Israele, dando il via alle somministrazioni della terza dose. L’Unione europea, tuttavia, vuole essere cauta. Affinché il “richiamo” possa essere effettuato in sicurezza, sarà necessario attendere prima l’approvazione dell’Ema o di altre agenzie sanitarie nazionali, che al momento non si sono ancora espresse sul tema.

Ad annunciarlo è stato, come riporta l’ANSA, il commissario per il Mercato interno, Thierry Breton, il quale ha affermato tuttavia di aspettarsi che la pratica si diffonda in tutta Europa. A tal proposito, anche il ministro della Salute italiano, Roberto Speranza, si è detto favorevole. Affinché essa funzioni, però, la terza dose dovrebbe essere somministrata “sei mesi” dopo il completamento del ciclo vaccinale. L’esponente dell’Ue, infine, ha respinto le critiche dell’Onu, che ritiene sia necessario dotare i Paesi più poveri dei sieri contro il Covid-19 prima di mettere a disposizione nuove dosi ai Paesi in cui la gran parte della popolazione è già stata immunizzata. Il tema, ad ogni modo, è ancora caldo.



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