TERZA GUERRA MONDIALE/ Usa-Russia, scontro nell’Artico (con un terzo incomodo)

- Giuseppe Gagliano

Le grandi potenze si sfidano nell’Artico: Usa e Russia soprattutto, ma anche la Cina è in competizione di Washington. Un ennesimo fronte

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Donald Trump e il segretario di Stato Mike Pompeo (LaPresse)

Nel documento del Pentagono intitolato Department of Defense Arctic Strategy (2019) gli Stati Uniti delineano in modo assolutamente chiaro e inequivocabile i loro obiettivi strategici e nel contempo individuano gli attori internazionali che possono ostacolarli.

In primo luogo, gli Stati Uniti si definiscono esplicitamente una nazione artica e dal punto di vista geopolitico l’Artico ha implicazioni dirette per l’interesse della sicurezza nazionale americana.

In secondo luogo le rotte del Mare Artico, transitando attraverso lo stretto di Bering tra gli Stati Uniti e la Russia, costituiscono un corridoio strategico fondamentale per la marina americana.

Il terzo luogo la proiezione americana può contare sulla stretta alleanza con quattro paesi artici membri della Nato e cioè Canada, Danimarca, Islanda e Norvegia oltre alla stretta cooperazione in ambito militare con Finlandia e Svezia.

Tuttavia l’emergere di nuovi attori internazionali può compromettere, secondo gli analisti del Pentagono, l’interesse della sicurezza nazionale americana. I due principali competitori sullo scacchiere artico sono certamente la Russia e la Cina.

Per quanto riguarda la Russia essa si considera, secondo la valutazione data dal Pentagono, una grande potenza polare. Dal punto di vista geografico la Russia infatti è la più grande nazione artica per massa terrestre, popolazione e presenza militare al di sopra del circolo polare artico. Gli investimenti commerciali della Russia nella regione artica sono stati accompagnati, secondo la valutazione americana, da continui investimenti e attività di difesa che rafforzano sia la sua difesa territoriale sia la sua capacità di controllare la rotta del Mare del Nord.

La rilevanza della Russia, a livello militare nell’Artico, è dimostrato dal fatto che questa ha costituito il Comando Strategico Congiunto della flotta settentrionale nel dicembre 2014 per coordinare la sua presenza militare nell’Artico.

A partire dal 2014 la Russia ha gradualmente rafforzato la sua presenza creando nuove unità artiche, rinnovando vecchi aeroporti e infrastrutture nell’Artico e stabilendo nuove basi militari lungo la sua costa artica. Inoltre la Russia sta implementando i sui sforzi per stabilire una rete di difesa aerea e di sistemi missilistici costieri e infrastrutture radar di allarme rapido.

Veniamo adesso alla Cina. Per quanto la sua presenza operativa nell’Artico sia certamente più limitata rispetto a quella russa, Pechino ha posto in essere navi rompighiaccio che potrebbero certamente rappresentare uno strumento di proiezione di potenza militare.

Tuttavia, al momento attuale, il ruolo più significativo della Cina si colloca all’interno dell’iniziativa “One Belt, One Road”, che consente alla Cina di collegare le sue attività economiche nell’Artico ai suoi obiettivi strategici più ampi, come indicato d’altronde in modo esplicito nel documento ufficiale sulla politica artica del gennaio 2018. 

Nello specifico, gli interessi esplicitamente dichiarati della Cina nell’Artico sono principalmente focalizzati sull’accesso alle risorse naturali e sulle opportunità offerte dalle rotte del Mare Artico per la navigazione cinese.

Di particolare significato strategico, secondo il Pentagono, sono i progetti  energetici e infrastrutturali che la Cina sta sviluppando con la Russia, come ad esempio l’impianto di gas naturale liquefatto di Yamal.

In definitiva, la Cina si sta ponendo in essere rilevanti investimenti in infrastrutture a duplice uso civile e militare.

Di particolare significato geopolitico l’esplicita affermazione, da parte del Pentagono, che nonostante la pretesa della Cina di essere uno Stato artico gli Stati Uniti non intendono riconoscere tale status a Pechino perché significherebbe riconoscerne esplicitamente la proiezione di potenza nell’Artico.

In definitiva, per gli Stati Uniti è fondamentale sia la salvaguardia della propria potenza globale sia la libertà di navigazione e di sorvolo. Ma soprattutto, per gli Usa è necessario limitare la capacità della Cina e della Russia di sfruttare l’Artico come un corridoio per la competizione economica e per il conseguimento dei loro obiettivi strategici.

Particolarmente significativo infine è il fatto che il Pentagono sottolinei l’importanza dell’Artico come un potenziale strumento geopolitico per una maggiore competizione da parte della Cina e della Russia, competizione che si estende tra l’Indo-Pacifico e l’Europa.

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