THE NEW POPE/ Inganni e provocazioni nel “trionfo del verosimile”

- Alberto Contri

La scorsa settimana su Sky ha fatto il suo esordio The New Pope. Per il regista Paolo Sorrentino non si tratta di una serie irriverente o provocatoria

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Una scena di The New Pope

Precedute da un intenso battage pubblicitario, venerdì scorso sono andate in onda su Sky le prime puntate di The New Pope, serie prodotta da Wildside per HBO, Sky Atlantic e Canal+. Ricostruzioni kolossal, 4500 costumi, 22 settimane di riprese, 9.000 fra protagonisti e figuranti, attori di fama, perfette ricostruzioni della facciata e degli interni della Basilica di San Pietro e della Cappella Sistina. Date le forze in campo non ci si poteva aspettare nulla di meno, visto il successo della serie precedente. E sempre grazie alle medesime forze la qualità cinematografica è ovviamente alta. Per via degli scandali che ogni tanto vengono a galla, la morbosa curiosità per i segreti del Vaticano, i prevedibili intermezzi a luci rosse, la seconda serie è stata certamente realizzata con l’intento di farci su un bel po’ di soldi, fregandosene altamente dei sentimenti dei cristiani.

Anzi, sfruttando l’occasione per fare il più possibile scandalo, nonostante le dichiarazioni del regista, che è Paolo Sorrentino, già incredibile premio Oscar per un assai sopravvalutato film come La grande bellezza, che moltissimi, sui social network, hanno definito “una boiata pazzesca”. Forse non proprio, ma certamente assai noioso, belle foto a parte. Perché Sorrentino è soprattutto un bravo fotografo, e anche un accanito “citatore” di altri registi, in primis di Fellini (anche qui c’è di nuovo una suora nana!), ma non sa raccontare una storia, tant’è vero che per questa serie gli sono stati dati dei sostanziosi rinforzi per la sceneggiatura.

The New Pope è il trionfo del verosimile realizzato con il preciso intento di espungere qualsiasi elemento di spiritualità dai Cardinali alla guida della Chiesa, dipingendoli – ad esempio, nella sontuosa ricostruzione del Conclave e nel casting accuratissimo – come biechi intrallazzatori o vegliardi rimbambiti dal lusso e dal potere. Ha detto con notevole sfacciataggine il regista all’Ansa: “The new Pope non è irriverente, né trasgressivo né provocatorio, anzi ho rispetto e anche ammirazione per come funziona l’apparato della Chiesa Cattolica. Il mio obiettivo non è proprio questo, sarebbe peraltro un gioco facile che appartiene al passato di schematismi superati per cui essere provocatorio è fare arte”.

Ma davvero? Sorrentino non ritiene quindi per nulla irriverente o provocatoria la scena in cui una giovane monaca infermiera, dopo aver sfiorato i genitali del Papa nudo in coma, si sdraia su una panca, mostrando trionfalmente in alto il dito con cui si masturberà? E nemmeno il balletto lesbico di un gruppo di lussuriose novizie sotto una croce lampeggiante di neon colorati, come se fosse la luminaria di una discoteca, del tutto ispirata a una inquadratura di Ken Russell? Un blasfemo balletto che addirittura costituisce la sigla delle puntate, per cui lo si vedrà ogni volta.

Ora, non è questione di essere bigotti, ma di pretendere un minimo di rispetto per i cristiani, per i quali la croce e altri simboli hanno un significato sacro. Né è in discussione una notevole abilità cinematografica, anche se le foto troppo costruite e manieriste alla fine stancano. In proposito in rete è stato scritto: “Con questa overdose di manierismo, come si farà ad arrivare vivi all’ultima puntata?”. È un fatto di mera mancanza di rispetto e di inopportunità, dato che attualmente ci sono proprio due Papi, sicché lo spettatore è portato a credere che la fiction si ispiri alla realtà. È pure un costante insulto ai fedeli, rappresentati sempre come una turba di fanatici fondamentalisti. Ma il rispetto per una tradizione millenaria e i simboli di una delle più grandi religioni monoteiste non sembrano essere patrimonio dei vertici di Sky, così impegnati a promuovere nel mondo le teorie gender come fossero una verità assoluta, quando si tratta di un recente errore della storia, di cui uno dei suoi principali ideatori, il canadese Christopher Dummit, si è pentito da poco, ammettendo di “essersi inventato tutto”.

Il grande inganno sta poi nell’aver saputo riprodurre perfettamente Cappella Sistina e San Pietro, così da far credere ai meno avvertiti che le scene che vi si svolgono abbiano una qualche parentela con la realtà. Va ricordato, a questo proposito, che se non ci fosse stata una millenaria cultura cristiana capace di produrre simili capolavori d’arte e architettura, il regista saprofita non avrebbe potuto filmare quelle che al confronto sono delle piccole puzzette manieriste.

C’era quindi più di un motivo per evitare di produrre un simile affronto alla cristianità. Ma come scrisse Eliot nei Cori della Rocca, “gli uomini hanno abbandonato tutti gli dei, tranne il denaro, la lussuria e il potere”. Sono gli uomini che guidano grandi compagnie di pay-tv, sempre più determinati a diffondere e promuovere a fine di lucro, con ottime e quindi assai efficaci produzioni, contenuti del tutto corrosivi dell’educazione, del senso civico, e di qualsiasi aspirazione spirituale. Ne è una riprova un’altra serie, guarda caso sempre diffusa da Sky, intitolata Euphoria, che, ha detto l’ideatore Sam Levinson, “farà andare un po’ di genitori completamente fuori di testa”, perché contiene precise istruzioni su come assumere droga senza farsi scoprire dai famigliari, mostra espliciti amplessi etero e omo in tutte le varianti del kamasutra interpretati da giovanissimi, oltre a illustrare ogni altra possibile modalità di sballo in auge tra i ragazzi.

Pochi giorni fa papa Francesco ha messo in guardia dalla scristianizzazione della società. Ecco, è un compito in cui i grandi produttori di cinema e fiction sono costantemente impegnati, ritenendo inoltre un censore chiunque osi criticare simili produzioni, e sostenendo, che “in fondo, si tratta di storie basate sulla cruda realtà”, come ha affermato un giornalista di Indiewire a proposito di Euphoria.

Tornando a The New Pope, la sfacciata improntitudine di Sorrentino la si trova inoltre in una risposta data al Corriere della Sera: “La passerella di Jude Law in mutande nello spot? ‘Ci sono anche foto di Wojtyla sugli sci o in piscina. Ciascuno di noi è libero di sognare il Papa come gli pare’. Ora la interpellano su questioni di fede? ‘Hanno capito che non so nulla. Però ho scritto dei bei discorsi ai pontefici'”. Accidenti. Ma che altro c’è da dire di fronte a una simile sfrontatezza?

Spiace davvero che Sky scada dai capolavori del cinema acutamente commentati dal Cinemaniaco alla messa in onda di produzioni create apposta per vellicare i sentimenti più bassi e pruriginosi del pubblico. Il che avviene in tempi di grande spolvero della Responsabilità Sociale dell’Impresa, che in questo caso potremmo definire Somma Irresponsabilità Sociale. Spiace anche che la critica – per ora e nel complesso – non noti nulla di blasfemo, a parte il decano dei critici televisivi Aldo Grasso che ammette, pur in mezzo a molti apprezzamenti, esserci nella serie elementi di “furibonda impudicizia”.

Unica voce fuori dal coro lasiciliaweb: “Chissà quale senso di potere prova un artista molto popolare che arriva a non preoccuparsi di urtare la sensibilità più intima dello spettatore, ma anzi può sollecitarla col megafono. Monache serpeggianti in balli a luci rosse, il pontefice malato che riceve un cuore da un donatore musulmano, una Chiesa sconsacrata da vagonate di sesso, intrighi blasfemi e dialoghi oltraggiosi […] The New Pope non conosce il decoro. Quello che fino a poco tempo fa era concesso al massimo a qualche fumetto di nicchia, come Jenus di Don Alemanno, oggi lo può fare il più grande regista italiano, seppur protetto da Sky e dal suo mondo più elitario di paganti”.

Intervistando Sorrentino, l’Ansa ha detto che “è il tema del fondamentalismo, anche cattolico, a tenere alta la tensione di The New Pope.” Questa poi… A proposito di fondamentalismo, se avessero un po’ di coraggio intellettuale, Sky e Sorrentino dovrebbero cimentarsi con una bella serie che tratti allo stesso modo Maometto, e con un bel po’ di lascive ballerine lubricamente abbarbicate a una grande mezzaluna. Così potrebbero sperimentare sulla propria pelle cosa vuol dire non saper porgere l’altra guancia. Come sanno fare invece cristiani e cattolici, ovvii e troppo facili bersagli.

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