Tiziana, sorella Marta Russo “Scattone e Ferraro colpevoli”/ “Nessun movente ma…”

- Emanuela Longo

Tiziana, sorella di Marta Russo, interviene dopo 24 anni dal delitto della studentessa della Sapienza: “Non c’è movente ma c’è una vittima”

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Marta Russo

Dopo 24 anni e 5 processi Tiziana, sorella di Marta Russo, la studentessa uccisa all’Università La Sapienza a soli 22 anni, rompe il silenzio commentando tra le pagine del settimanale Oggi l’incredibile e dolorosa vicenda: “Non c’è il movente”, ripete, “Ma c’è la vittima, Marta. E, a differenza dei due uomini condannati per la sua morte, non potrà invecchiare”. Il riferimento è a Scattone e Ferraro, condannati in via definitiva nel 2003. Per la Cassazione non ci sono dubbi sul fatto che a sparare sia stato proprio Giovanni Scattone, ma, scrive, “Non si sa nè perchè nè come”.

La sorella di Marta Russo, Tiziana, all’epoca della morte aveva 25 anni. Oggi ne parla con serenità ma non è stato facile arrivare a questo punto e ad elaborare il grave lutto per il quale ha persino cambiato città: “Ero diventata soltanto ‘la sorella di Marta’, schiacciata da un muro mediatico. Dovevo ritrovarmi”, dice. Quando i medici dichiararono la morte cerebrale di Marta, quattro giorni dopo lo sparo, i genitori decisero per l’espianto degli organi. Proprio mentre andava a trovare Domenica, la donna che aveva accolto il cuore della sorella, insieme alla madre, Tiziana sentì lo stesso profumo del casale della nonna, in Umbria, dove trascorreva le estati con Marta. “E ho capito che dovevo ‘tornare'”, dice.

Tiziana, sorella Marta Russo: tutti i dubbi attorno al caso

Da quel momento Tiziana ha deciso che era arrivato il momento per affrontare la morte della sorella Marta Russo e tenere in vita la sua memoria anche attraverso la scrittura, con due libri a lei dedicati. La famiglia Russo non ha mai avuto alcun dubbio sulla colpevolezza di Scattone e Ferraro, ritenuto suo complice. In tanti, però, hanno preso le difese dei due uomini, per via di una serie di dubbi mai del tutto spazzati via, a partire dall’assenza di un movente.

Anche la pistola usata ed il proiettile che colpì Marta non furono mai trovati. L’intero processo a carico dei due imputati, va detto, si è basato soprattutto sulla testimonianza di una dottoranda, Maria Chiara Lipari e della segretaria Gabriella Alletto, accusata inizialmente di favoreggiamento. Dopo le iniziali titubanze, le due donne dissero di essere state nell’aula 6 e di aver visto Scattone con l’arma e Ferraro al suo fianco. Tanti i dubbi attorno al caso della Sapienza così come tanti i personaggi entrati e usciti dai processi, terminati con le due condanne lievi, “E tutti questi anni senza Marta”, conclude Tiziana che con la sua famiglia continua ad impegnarsi nel portare avanti la memoria della sorella.



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