Totò Riina e figlio Salvo/ Stragi ’92, intercettazione “Decisione fu: abbattiamoli”

- Emanuela Longo

Totò Riina e il figlio Salvo: le intercettazioni choc sul “capo dei capi” in merito alle stragi del 1992 in cui morirono Falcone e Borsellino

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Totò Riina, foto da Twitter

Il viaggio nei misteri di Cosa Nostra intrapreso da Massimo Giletti nel suo speciale in onda stasera su La7 dal titolo “Abbattiamoli”, non può che partire da una intercettazione da cui trae ispirazione il titolo della stessa inchiesta. Protagonisti furono Totò Riina, boss di Cosa Nostra, ed il figlio Giuseppe Salvatore Riina detto Salvo. Parole che restano conservate negli archivi polverosi del palazzo di giustizia di Palermo in cui il giovane figlio capomafia tra il 2000 ed il 2002 parlava indisturbato credendo di non essere intercettato (a casa e in auto) dalla squadra mobile su ordine del pm Maurizio de Lucia, mentre organizzava la sua cosca. Durante una sua chiacchierata ospitata al programma di Rai1, Porta a Porta, Riina jr aveva negato di sapere qualcosa sulla stagione delle bombe di Cosa Nostra ma stando alle intercettazioni rese note nel 2016 da Repubblica, sarebbe emersa una verità ben differente.

Tra le intercettazioni ce n’è una in particolare che mette i brividi: proprio mentre Salvo è in auto sul tratto di strada dove saltò in aria il giudice Falcone, il figlio del boss mafioso diceva, parlando con un amico: “Un colonnello deve sempre decidere lui e avere sempre la responsabilità lui. Deve pigliare una decisione, e la decisione fu quella: “Abbattiamoli” E sono stati abbattuti”. Il riferimento è proprio al padre che lui chiama “colonnello” e alle stragi di Falcone e Borsellino.

TOTÒ RIINA E FIGLIO SALVO: LE INTERCETTAZIONI CHOC

Tante le frasi non dette in tv dal figlio del capo dei capi Totò Riina, che secondo il quotidiano Repubblica, Salvo avrebbe poi detto, ignaro di essere intercettato, ai suoi giovani adepti mentre impartiva le sue lezioni di mafia. Era il 1978 quando ebbe inizio la guerra di mafia scatenata dai corleonesi e che diede il via alla carneficina. Riina junior commentava: “E chi doveva vincere? In Sicilia, in tutta l’Italia chi sono quelli che hanno vinto sempre? I corleonesi. E allora, chi doveva vincere?”. Oltre a parlare di sangue e complotti, quello scritto dal giovane Riina e che ha contribuito a rappresentare la firma alla sua condanna a 8 anni per associazione mafiosa racchiude anche il ritratto di famiglia ancora una volta ben lontano da quello fornito in tv al programma di Vespa. E’ il dicembre del 2000, nella sala colloqui del carcere dov’è detenuto il primogenito di casa Riina, Gianni. Ninetta Bagarella rivolgendosi ai figli maschi commenta: “Siete stati sempre catu e corda… ma quello che ti tirava era sempre Gianni”. Salvo replica: “Papà diceva che lui era il più…”. E’ la mamma a finire la frase: “Il più agguerrito”. Gianni Riina, infatti, è all’ergastolo da oltre 20 anni per quattro omicidi.



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