“Tra morti Covid anche guariti”/ Iss si difende: “Causa danni a lungo termine e…”

- Silvana Palazzo

“Tra morti Covid anche guariti”, il caso Veneto e le precisazioni dell’Iss a La Verità sull’indicazione del ministero della Salute: “Questa malattia causa danni a lungo termine”

rezza
Iss, Silvio Brusaferro e Giovanni Rezza (LaPresse, 2020)

Nel bilancio dei morti con coronavirus in Italia finiscono anche le persone che erano guarite e quindi pure i negativizzati? Basta essersi ammalati di Covid in passato per finire poi nel totale dei decessi, anche se la causa della morte è un’altra? Sono domande che sorgono quando si apprende cosa è accaduto in Veneto. Il caso si è aperto con la pubblicazione della nota: «L’alto numero di decessi, 11, registrati nel bollettino Covid della Regione Veneto comprende soggetti, quasi tutti anziani, morti sul territorio (non in ospedale) negli ultimi giorni, e conteggiati solo oggi. Si tratta in gran parte inoltre di pazienti contagiati dal virus nei mesi scorsi, nel frattempo negativizzati, ma che su indicazione del ministero della Sanità vanno registrati comunque come soggetti con infezione da Covid». Quindi, le 11 persone conteggiate nel bilancio dei morti con coronavirus non sono decedute in ospedale, allora non erano pazienti in condizioni gravi e per giunta si erano negativizzati, quindi risultavano tra i guariti. La vicenda è stata ricostruita da La Verità, che trae una conclusione: «Siccome nella loro storia clinica è presente il coronavirus, secondo il ministero della Salute devono sommarsi ai deceduti per Covid-19».

“TRA MORTI COVID ANCHE GUARITI” E L’ISS PRECISA…

La Verità lancia quindi una provocazione dopo il caso Veneto: «Seguendo questo principio i 263.949 ‘casi accertati’ del bollettino di ieri saranno in futuro tutti morti per coronavirus». Ma c’è anche un’altra questione: così tutti gli studi statistici vengono sballati. L’ufficio stampa dell’Istituto superiore di sanità (Iss), contattato dalla Verità, ha fatto sapere che Covid-19 «è una malattia ancora in fase di studio», «che non si conoscono bene le conseguenze a lungo termine di questo virus» e che «i pazienti contagiati, seppur negativizzati, potrebbero morire dopo diverso tempo comunque per i danni causati dal coronavirus». E poi c’è un’altra questione da non sottovalutare: «Non è certo che i pazienti risultati negativi al tampone abbiano poi totalmente debellato il virus». Questo perché il tampone rinofaringeo potrebbe non rilevare il coronavirus in quanto «si ferma in superficie, mentre il virus potrebbe ancora essere annidato all’interno dei polmoni». L’ufficio stampa dell’Iss precisa anche che il monitoraggio dei malati di Covid-19 è a lungo termine, perché può fare danni nel lungo periodo. Per questo il ministero della Salute fa inserire tra i morti Covid anche i pazienti negativizzati.



© RIPRODUZIONE RISERVATA