TRA PIL E PATTO DI STABILITÀ/ La conduzione tecnica che serve all’Italia nel 2022
Solo se Draghi riuscirà a non finanziare le misure bandiera dei tanti partiti che lo sostengono ci saranno risorse per contrastare la discesa del Pil

La continuità del binomio Mattarella-Draghi sta raccogliendo il consenso unanime degli attori del mercato internazionale perché promette la stabilità dell’Italia e dell’Eurozona in un 2022 che si presenta molto più difficile da governare del 2021 sia in Europa, sia in America: tensioni geopolitiche con Russia e Cina, costi di energia e materiali essenziali insostenibili, ombre di recessione per eccesso di inflazione, rischio epidemiologico latente. Ma tali problemi possono essere attutiti o perfino minimizzati da una forte e reciprocamente contributiva convergenza delle nazioni dell’Occidente. Ciò rende importante l’Italia a condizione che sia sul lato delle soluzioni e non su quello del problema: un Governo Draghi sostenuto dal Quirinale è percepito essere sul lato giusto.
Pertanto lo scenario economico deve annotare un forte aiuto esterno, per esempio il contenimento dello spread, alla soluzione dei suoi problemi interni e ciò ne migliora la probabilità di esiti ottimisti. Ovviamente ciò sarà confermato o meno in relazione alle resistenze che i partiti, già in campagna per le elezioni del 2023, attiveranno nei confronti delle scelte del Governo Draghi.
Queste, per attutire lo stress sul mondo produttivo, dovranno (ri)allocare risorse di bilancio in modi che potrebbero contrastare l’esigenza dei partiti di finanziare “misure bandiera” per loro scopi elettorali, con rischio dissipativo. Se ciò avvenisse, l’economia italiana pagherebbe un peggioramento del voto di affidabilità da parte del mercato e delle relazioni con l’Ue, con riduzione della crescita.
Parecchi analisti già lo temono perché vedono che i partiti non si rendono pienamente conto che l’emergenza economica non è ancora finita e che ne è scoppiata una nuova, pur il rischio di quella epidemica decrescente. Inoltre, nel 2022 il Governo Draghi parteciperà al negoziato sulla modifica delle regole europee in un contesto dove sviluppisti e rigoristi si fronteggeranno e cercherà un compromesso che non penalizzi l’Italia.
La parte geopolitica è stata già predisposta migliorando il dialogo dell’Italia con Francia e Germania. Ma se Roma cadesse nel disordine politico, in combinazione con una posizione meno espansiva della Bce nel 2023, l’esito dell’euro-negoziato sarebbe negativo per l’Italia con pesante impatto economico.
Chi scrive ritiene che sia necessario un momento molto tecnico nella conduzione dell’Italia, sostenuto da una consapevolezza altrettanto tecnica dei partiti. Possibile? Gli elettori, in base ai sondaggi, vogliono più concretezza e meno politichese. Fa sperare.
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