ALITALIA/ Windjet, una fusione che non elimina perdite e tagli

- int. Andrea Giuricin

A breve termine, spiega ANDREA GIURICIN, non sono previsti miglioramenti significativi nei bilanci dell’azienda, salvo l’intervento di fattori quali il calo del prezzo del petrolio

alitaliaareoR439
Infophoto

Che Alitalia riesca, finalmente, a spiccare il volo anche dalle condizioni poco felici in cui versa? La fusione con Windjet cui l’antitrust ha dato il via libera dovrebbe far ben sperare. La società, in cambio del nulla osta, dovrà cedere slot sulle tratte Palermo-Milano Linate, Catania-Milano Linate e Catania-Roma Fiumicino. In linea teorica, dovrebbero prodursi una serie di effetti benefici; che, tuttavia, difficilmente riusciranno a far rientrare il piano esuberi, soprattutto tra gli assistenti di volo, previsti per far fronte ai costi oramai insopportabili per l’azienda. Andrea Giuricin, Fellow dell’Istituto Bruno Leoni ed esperto di trasporti, spiega a ilSussidiario.net quali scenari si prospettano. «Indubbiamente, l’operazione risponde alle esigenze di crescita della compagnia. Ricordiamo, infatti, che uno dei suoi limiti principali è sempre consistito nelle scarse dimensioni. I suoi passeggeri sono meno di 30 milioni. Difficilmente, tuttavia, anche in seguito all’acquisizione, tale soglia sarà superata. E, benché sia la prima compagnia italiana, il mercato, ormai, va affrontato su scala, come minimo, europea. Se non addirittura mondiale».

E, a livello europeo, le cifre non sono commensurabili: «Ci sono attori, come Lufthansa, che hanno 106 milioni di passeggi, Ryanair ne ha 76, Air France Klm 75. Alitalia, in confronto, è una semplice compagnia regionale, focalizzata sull’Italia. Oltretutto, il suo traffico intercontinentale, attualmente il più remunerativo, è decisamente poco sviluppato». Non si pensi che la fusione, quindi, produrrà miracoli. «Windjet era una compagna low cost che aveva concentrato il suo business, in particolare, sulla Sicilia. La sua acquisizione consente, di conseguenza, l’ulteriore rafforzamento sulle tratte interne. Specialmente su Roma-Fiumicino». Per quanto tutt’altro che trascurabile, sarà uno soltanto l’obiettivo raggiunto: «Alitalia, acquistando ulteriori quote di mercato, resterà, nel nostro Paese, la compagnia più forte. Compagnie italiane paragonabili, del resto, non ne esistono più». Sul fronte economico, tuttavia, per ora, non si vedono svolte all’orizzonte: «Va detto che Windjet non è di certo un “gioiellino” in grado di produrre chissà quali utili. E’ improbabile, quindi, che la fusione risolverà i problemi di bilancio. A breve termine non credo che i guadagni di Alitalia subiranno un’impennata». Le previsioni sul lungo periodo non sono migliori. 

«E’ davvero difficile ipotizzare cosa potrà accadere. Di certo, la compagnia, dovrà individuare un piano di tagli aggiuntivo. La struttura della sua spesa è decisamente superiore a quella delle altre compagnie europee. Si dovrà, inoltre, considerare il fatto che la crisi non ha ancora investito il trasporto aereo in tutta la sua portata. Perciò, il miglioramento dei conti è legato maggiormente a fattori auspicabili che non a quelli pianificabili. A degli shock esterni. C’è da sperare, per intenderci, che il mercato si riprenda e che il prezzo del petrolio cali». Resta da capire a chi saranno assegnati gli slot che Alitalia dovrà cedere. Non è, tutto sommato, neppure l’ultimo dei problemi: «In Italia, a oggi, l’autorità garante dei trasporti, benché sia stata definita per legge, non è ancora operativa. C’è un problema di frammentazione della regolamentazione tra diversi  enti regolatori che contribuisce alla scarsa capacità concorrenziale del sistema». 

 

(Paolo Nessi)





© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori