TRENO, AEREO, AUTOBUS: CORONAVIRUS, QUALI RISCHI?/ Ecco dove il contagio è più facile

- Dario D'Angelo

Coronavirus: quali sono i mezzi più rischiosi? Treno, aereo, autobus sotto la lente d’ingrandimento. Il pericolo maggiore sulle navi da crociera.

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Coronavirus (LaPresse)

Salire su un treno, prendere l’aereo, viaggiare in autobus per lavoro: quanto è pericoloso compiere queste azioni ai tempi del coronavirus? A queste domande, con tutti i limiti rappresentati dalla scarsa conoscenza del COVID-19, ha tentato di rispondere la BBC. Per quanto riguarda la capacità di diffusione del virus all’interno di treni e autobus il ragionamento fatto è il seguente: crediamo che questo coronavirus si diffonde al pari di altri suoi simili attraverso colpi di tosse e starnuti che avvengano all’interno del droplet, la distanza di sicurezza interpersonale. Riteniamo anche che il coronavirus probabilmente non rimane in aria come il virus dell’influenza, dunque le persone devono essere a più stretto contatto l’una con l’altra per prenderlo. Il National Health Service, il sistema sanitario nazionale in vigore nel Regno Unito, definisce il “contatto ravvicinato” come l’essere entro 2 metri da una persona infetta per più di 15 minuti. Dunque, tornando al rischio di contrarre l’infezione su treni e autobus, possiamo dire che questo dipende da quanto essi sono affollati. In ogni caso David Nabarro, consulente speciale sul coronavirus per l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ha detto alla BBC che, sebbene il trasporto pubblico sia un fattore importante da considerare, le prove suggeriscono che il tipo di “contatti fugaci” che le persone hanno quando viaggiano insieme non sembra essere finora la “fonte di trasmissione più importante”.

TRENO, AEREO, AUTOBUS: CORONAVIRUS, QUALI RISCHI?

Il discorso cambia quando si parla di aerei? È convinzione comune che sia più probabile che ci si ammali su un aereo, perché si respira aria “stantia”. In realtà l’aria su un aereo potrebbe essere di qualità migliore rispetto a quella di un ufficio medio (e quasi certamente migliore di quella di un treno o di un autobus). Il motivo è che anche se ci sono più persone per metro quadro su un aereo affollato, l’aria viene cambiata ad un ritmo più veloce. Il professor Quingyan Chen della Purdue University, che studia la qualità dell’aria in diversi veicoli passeggeri, stima che l’aria su un aereo – grazie ad un filtro ad alta efficienza per il particolato – viene completamente sostituita ogni 2-3 minuti, rispetto ai 10-12 minuti in un edificio con aria condizionata. Questo sistema è capace di catturare particelle più piccole rispetto ai normali sistemi di aria condizionata, compresi i virus. Rispetto al rischio di toccare superfici contaminate, Vicki Hertzberg, della Emory University negli Stati Uniti, ha prelevato campioni da superfici su 10 voli transcontinentali nel 2018 e ha scoperto che “assomigliavano al tuo salotto”. In altre parole, non c’è nulla di notevole nei campioni degli aerei rispetto ai test che avevano fatto negli edifici e ad altri tipi di trasporto, sostiene. Certo, su un volo a lungo raggio i passeggeri potrebbero spostarsi di più e diffondere il virus più facilmente. In ogni caso secondo la guida dell’OMS, riporta la BBC, l’area dell’aereo più a rischio è quella delle due file davanti, dietro o accanto a una persona infetta. Eppure, bisogna rimarcare che durante la Sars del 2003, su un aereo che trasportava una persona infetta, il 45% di coloro che hanno contratto la malattia erano seduti al di fuori della zona a due file. Discorso diverso per le navi da crociera, in queste settimane simbolo di varie odissee per i loro viaggiatori. Qui le persone si mescolano in uno spazio ristretto per periodi di tempo relativamente lunghi rispetto a un volo. E il professor Chen dice che è “pratica standard per i sistemi di aria condizionata delle navi da crociera miscelare l’aria esterna con l’aria interna per risparmiare”.



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