DROPLET, COS’È/ La distanza da tenere per contrastare il contagio da Coronavirus

- Silvana Palazzo

Droplet, cos’è e come funziona: con il Coronavirus è stata introdotta la distanza di sicurezza per contrastare il contagio: il primo esempio con l’Angelus del Papa

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Coronavirus a Milano (LaPresse)

Il Droplet è una delle novità introdotte dal governo per contrastare la diffusione del Coronavirus in Italia. Si tratta di una regola, un parametro fondamentale, per cui bisogna garantire la distanza di almeno un metro tra le persone nei luoghi aperti al pubblico. L’obiettivo è evitate assembramenti che possono favorire i contagi. Questa regola, che è stata peraltro proposta dagli stessi governatori di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, è però considerata molto difficile da applicare da parte di alcuni sindaci. Questo ad esempio è il caso di Crema, Stefania Bonaldi, per la quale «non è spiegato quale Autorità debba garantirne la corretta applicazione» e ciò «comporta gravissimi problemi». Dal punto di vista scientifico, però, la misura di sicurezza da rispettare è più ampia di un metro: l’infettivologo Massimo Galli dell’Università di Milano-Ospedale Sacco e Giovanni Rezza dell’Istituto superiore di Sanità sostengono che la distanza da mantenere sia di 1,82 metri. (agg. di Silvana Palazzo)

DROPLET, IL NUOVO PARAMETRO ANTI-CORONAVIRUS

Droplet è la nuova parola d’ordine in queste settimane di diffusione del Coronavirus in Italia. Ma cos’è? In italiano questo termine si traduce con “gocciolina”. Si parla tecnicamente di goccioline di Flügge, che prendono il nome dallo scienziato che per primo ha fatto ricerche sulla diffusione tramite la conversazione, la tosse o uno starnuto di alcune malattie proprio per i microrganismi della cavità orale. Droplet è quindi il termine con cui vengono chiamate le microgocce di saliva che riescono a restare sospese in aria. Così possono veicolare agenti infettivi di numerose malattie. La sua scoperta è stata importante per lanciare le mascherine igieniche nelle operazioni di chirurgia e più in generale negli ambienti ospedalieri. Il contagio è infatti più probabile quanto più alto è il numero di persone in un ambiente ristretto. Da qui la decisione delle autorità sanitarie di chiudere scuole e luoghi di aggregazione, come cinema, teatri e palestre. Per questo motivo si punta a tenere aperti invece solo i bar con posti a sedere: più alto è il numero delle persone in un luogo chiuso, è è facile che il virus si diffonda.

DROPLET E CORONAVIRUS, DISTANZA DI SICUREZZA ANTI CONTAGIO

A che distanza bisogna restare se si vuole rispettare il criterio di Droplet? Tra gli esperti non c’è convergenza, ma è buona norma stare almeno ad un metro di distanza l’uno dall’altro. Stando a quanto riportato da Ok Salute, un respiro ci può infettare già da 15 centimetri, invece uno starnuto da un metro e un colpo di tosse da tre metri. Tenendo conto del concetto di Droplet, gli standard di sicurezza al momento richiedono un metro di distanza per consentire la riapertura dei luoghi attualmente chiusi in via precauzionale, come chiese e bar. Uno dei primi esempi di applicazione del criterio del Droplet si è visto ieri in Vaticano per gli ingressi a Piazza San Pietro in occasione dell’Angelus del Papa. I controlli erano infatti eseguiti uno per volta, mantenendo sempre una distanza di sicurezza di uno-due metri tra le persone. Lo stesso sistema, secondo il Corriere della Sera, potrebbe essere replicato nelle chiese e negli esercizi pubblici che sono stati chiusi temporaneamente a causa dell’emergenza Coronavirus.

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