TSO, COS’È?/ Trattamento sanitario obbligatorio, Decaro “Favorevole per casi covid”

- Emanuela Longo

TSO, cos’è? Il trattamento sanitario obbligatorio per alcuni casi di covid, anche Decaro, come Zaia, si dice favorevole all’applicazione

francesco scervino
Immagine di repertorio (Pixabay)

Negli ultimi giorni si sta discutendo sulla questione del Tso obbligatorio per i casi di coronavirus, idea lanciata dal governatore del Veneto Luca Zaia. A riguardo ne ha parlato il sindaco di Bari nonché presidente dell’Anci, Antonio Decaro. Intervistato dai microfoni de La Nazione ha ammesso: “Sì ai trattamenti sanitari obbligatori in casi estremi e ben definiti, per tenere sotto controllo l’epidemia isolando i possibili diffusori del Covid 19 che violino le norme di quarantena”. Decaro ha aggiunto: “Su richiesta dei sanitari si fa un Tso e, trattandosi di una restrizione della libertà personale, questo poi viene giustamente vagliato dal magistrato”. Decaro ricorda la norma inserita nel decreto Cura Italia “Che affida a noi dal 22 maggio il potere di ordinanza in materia di quarantena. Quindi – ha aggiunto il primo cittadino del capoluogo pugliese – per chi viola la misura, il sindaco, su richiesta dell Asl o magari degli organi di polizia che riscontrano la trasgressione, può disporre il Tso”. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

TSO: COS’È/ COVID, TRATTAMENTO SANITARIO OBBLIGATORIO: QUANDO E A CHI SI APPLICA

TSO è l’acronimo di Trattamento sanitario obbligatorio, una parola in questi giorni al centro dell’attenzione in quanto sollevata dal governatore del veneto Luca Zaia e presa in esame dal ministro della Salute, Roberto Speranza. Il TSO è nello specifico una soluzione che impone il ricovero ai malati più gravi e che potrebbe estendersi anche in riferimento all’emergenza Coronavirus, soprattutto dopo la diffusione di alcuni focolai che fanno tremare l’Italia. L’ipotesi è quella di applicare tale trattamento obbligatorio a chi, una volta scoperto di essere positivo al Covid, si rifiuta di adottare le misure necessarie per preservare la collettività dal rischio contagio, a partire dalla quarantena e dall’autoisolamento e passando per le cure. Adesso, il ministro Speranza sta ragionando su tale ipotesi soprattutto dopo il caso dell’imprenditore vicentino che ha continuato a fare la sua solita vita nonostante avesse contratto la malattia. L’uomo ha rifiutato le cure nonostante gli evidenti sintomi ed ora è in rianimazione, dopo aver contagiato 5 persone e messo altre 89 in isolamento. Il ricovero obbligatorio previsto dal TSO per chi non intende seguire la quarantena potrebbe dunque essere una soluzione al fine di evitare ulteriori focolai.

TSO: COS’È E QUANDO SI APPLICA, LA PRASSI

Il TSO, nel dettaglio, consiste in una soluzione per la quale una persona viene sottoposta a cure mediche contro la sua volontà e fa riferimento alla legge del 23 dicembre 1978 (articolo 34). Per legge ha una durata di 7 giorni al termine dei quali decade o viene prolungato. Il Trattamento Sanitario Obbligatorio è ampliamente applicato in ambito psichiatrico e si ricorre ad esso attraverso il ricovero coatto presso i reparti di psichiatria degli ospedali pubblici. In caso di TSO vi è ovviamente una prassi da seguire dal momento che è necessario che ci siano tre condizioni che vadano a giustificare la sua adozione: il soggetto deve trovarsi in una condizione di alterazione tale da rendere urgenti interventi di tipo terapeutico; gli interventi proposti sono stati rifiutati ed infine non è possibile adottare tempestive e idonee misure extraospedaliere. Le tre condizioni dovranno essere confermate da un primo medico (come ad esempio quello di famiglia) e devono ricevere la seconda conferma da un altro medico che lavora in una struttura pubblica, generalmente uno psichiatra della Asl. Dopo le necessarie certificazioni mediche, il sindaco avrà 48 ore di tempo per disporre il TSO con ordinanza. Il soggetto interessato dal Trattamento sarà accompagnato dai vigili e dai sanitari presso un reparto di psichiatria per la diagnosi e la cura. Nelle successive 48 ore dopo il ricovero, il primo cittadino dovrà comunicare l’ordinanza al giudice tutelare che può convalidare la misura entro 48 ore.

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