TURISMO/ Il “pienone” di Ognissanti tra soddisfazione e rischio overtourism

- Alberto Beggiolini

Per il turismo il ponte di Ognissanti è andato oltre le previsioni. Ma non ci sono stati segnali del cambiamento tanto auspicato per il settore

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Firenze, Galleria degli Uffizi (LaPresse)

Un’indagine predittiva di Acs Marketing Solutions-Federalberghi indicava in circa dieci milioni gli italiani in movimento durante il ponte di Ognissanti. “Gli italiani – ha commentato Bernabò Bocca, presidente Federalberghi – hanno ricacciato indietro la paura del contagio, grazie alla maggior sicurezza acquisita dall’alta percentuale di vaccinati. Se il buongiorno si vede dal mattino, il fatto che oltre dieci milioni di nostri connazionali abbiano deciso di dedicarsi un periodo di vacanza, di impegnare tempo e denaro in questa impresa, non può che essere un segnale di grande ripresa”.

Il pronostico è stato rispettato, anzi… Con il risultato che praticamente ogni città d’arte (le mète d’elezione per il ponte di inizio novembre, il midterm tra la stagione estiva e quella invernale, che ufficialmente prenderà il via con un altro ponte, quello dell’Immacolata) ha registrato il tutto esaurito, con in più qualche benefit aggiuntivo portato dal G20.

Nel dettaglio: Roma ha goduto appunto della presenza delle delegazioni straniere, con soddisfazione degli hotel che ancora non possono contare in maniera continuativa sul turismo straniero di lungo raggio, tanto che solitamente una cospicua percentuale delle strutture (circa 1.200) resta ancora inattiva, o attiva solo a tratti. Pienone a Firenze, dove sono ricomparse le code per gli Uffizi. Liguria strapiena, con i parcheggi delle località costiere saturi in poche ore. Idem per la costiera Amalfitana, per Napoli, per le isole. Verona costretta a interrompere i flussi per la tradizionale visita al balcone di Giulietta. E Venezia inevitabilmente intasata (si calcolano 85 mila presenze), con i vaporetti traboccanti, incredibili code agli imbarcaderi, e abitanti infuriati per l’impossibilità di uscire da casa, visto l’intasamento delle calli. Infine la montagna, con Val Senales e Cervinia già attivissime, impianti aperti e gran folla, un primo segnale incoraggiante per la prossima stagione, che ovunque prenderà in via nei primi giorni di dicembre.

Dall’analisi dei flussi di questo super-ponte è evidente la preponderanza del turismo (ma si tratta prevalentemente di “gite” giornaliere) di vicinanza, chiaramente con vacanzieri italiani o al più da stranieri di prossimità. Tantissimi arrivi, dunque, ma presenze limitate negli hotel, con eventuali pernottamenti concentrati. All’appello mancano ancora i vacanzieri più altospendenti, dagli Usa o dall’Oriente, anche se il ministro al Turismo Massimo Garavaglia l’altro giorno ha annunciato l’apertura di nuovi corridoi, visto anche che l’Italia è indicata da mezzo mondo quale Paese tra i più sicuri dove viaggiare.

Ma è un altro il dato da non sottovalutare: la soddisfazione per i numeri registrati, sovrapponibili a quelli del medesimo ponte pre-pandemia, è tanto comprensibile quanto pericolosa, visto che fin dall’inizio dell’era Covid s’era detto e ripetuto che la ripresa avrebbe dovuto essere all’insegna della sostenibilità, anti overtourism, e diluita nei tempi e negli spazi, ovvero incentivando i turisti verso mète altre e in giornate meno condivise. Ovviamente, è semplice dire come si dovrebbe, ma è poi difficile mettere a terra azioni mirate al raggiungimento di obiettivi difficili. Il consumo di vacanza, il suo movente – sostiene l’economista Antonio Preiti – non nascono dal bisogno, ma dalla libertà. Ed è evidente che la ritrovata (relativa) libertà concessa da green pass e vaccini spinge alla condivisione massiccia quanto esasperante delle destinazioni più comuni. In pratica: chi ha deciso lunedì o martedì scorsi di andare a Venezia sapeva benissimo di andare incontro a probabili code e disagi, però…

Il pericolo che si diceva, allora, è di ritornare alla situazione precedente, che sarebbe comunque un bel sollievo per tutto il comparto, ma non modificherebbe affatto il modello di turismo approssimativo, destrutturato, poco competitivo e innovativo che tutti avevano convenuto bisognasse cambiare.

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