TURISMO MONTAGNA/ Ghezzi (Anef): il silenzio del Governo mette a rischio l’inverno

- int. Valeria Ghezzi

Quella invernale è la stagione turistica per eccellenza della montagna. E rischia di far registrare perdite importanti per gli operatori del settore

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La vera “regina delle nevi” sembra non sia affatto quella inventata da Hans Christian Andersen, ma una signora di origini milanesi, da trent’anni anima di Funivie Seggiovie San Martino spa, la società che gestisce gli impianti sciistici della Tognola a San Martino di Castrozza, nonché Presidente dell’Anef (Associazione nazionale esercenti funiviari): eletta la prima volta nel 2014, e stata poi riconfermata due anni fa, dopo che dal 2009 al 2013 era stata a capo della stessa associazione a livello provinciale. Lei è Valeria Ghezzi, che nel “tempo libero” gestisce anche l’hotel di famiglia a Milano. Mentre l’altro albergo di proprietà, il Majestic Dolomiti di San Martino di Castrozza, l’ha affidato alla gestione esperta del gruppo TH Resorts.

Da Milano a Castrozza, un bel salto dal trampolino…

È vero. Io sono originaria di Milano, ma la mia famiglia ha cominciato a lavorare a San Martino di Castrozza già negli anni Cinquanta. Nel 1956 mio nonno Walter, appassionato di montagna e di sci, acquistò la Seggiovia del Sole che collegava San Martino a Passo Rolle. Nel 1959 costruì la prima telecabina in Tognola (un sito individuato insieme all’ingegnere Ugo Illing), dove oggi si trova ancora la stazione sciistica, che gestisco.

Allora, presidente, si può tirare la somma per questa stagione estiva in montagna?

Dico subito che il bilancio è ottimo, ben superiore a ogni previsione fatta in primavera, quand’eravamo tutti bloccati. Certo, maggio e giugno sono stati praticamente azzerati, e luglio è filato via sottotono. Ma agosto è andato benissimo, pochi stranieri, ovviamente, ma moltissimi italiani, che hanno scelto la montagna per le garanzie di sicurezza che offre, i distanziamenti, l’aria aperta, gli spazi immensi a disposizione.

Nessun pericolo di assembramenti?

Il boom a cavallo di Ferragosto può aver creato qualche affollamento nelle zone più gettonate, ma sono stati episodi sporadici. In Trentino gli impianti di risalita prevedono una riduzione di un terzo della capienza rispetto alla normalità pre-Covid: su una cabinovia da 10 posti, ad esempio, si viaggia al massimo in 6. Distanziamento, mascherine e gel igienizzante sono diventate precauzioni scontate.

Nonostante questo, nessuno s’è scoraggiato?

No davvero: in agosto si sono registrati numeri importanti, come alla Rosetta, al Pordoi, sul Lagazuoi. Una conferma che la vacanza non è solo luxury, un bene effimero e non necessario: la vacanza è invece un bene primario, indispensabile, un ricostituente psicologico ancor più importante in questi tempi difficili, post lockdown.

Dunque un’estate positiva…

Piano, ho parlato di agosto, solo di agosto. Adesso vedremo come andrà settembre, un mese importante che dovrà fare i conti con le incertezze dei nuovi contagi e del meteo. È, o era, anche il mese degli stranieri, che però quest’anno sono quasi scomparsi. Comunque, io lavoro anche nella ristorazione, e qui la musica è diversa: il calo si è fatto sentire, anche perché tantissimi turisti ad un tavolo in baita o al ristorante hanno preferito stendere un plaid sul prato e portarsi i panini da casa. Insomma, il ferragosto affollato non ha salvato una situazione difficile.

Si possono azzardare previsioni per la prossima stagione invernale?

Ha ragione a parlare di azzardo: sono troppe le variabili a oggi imponderabili. Certo, se si riuscirà a evitare un peggioramento della pandemia, se si saprà garantire l’isolamento, gli spazi… Il problema maggiore sarà il rispetto delle regole in ambiti ristretti, come i rifugi: anche con mille cautele, sarà un rebus. E bisognerà porre attenzione anche sul “dopo-sci”, gli assembramenti possibili nei bar e nei locali di ritrovo. Non siamo molto ottimisti: se andrà bene, conterremo le perdite a un -30%. Con gravi ripercussioni anche sul fronte occupazione, ovviamente. Abbiamo più volte cercato di porre il problema a Roma, anche nella speranza di poter adottare misure uguali su tutti i monti italiani. Ma nessuno ci ha dato ascolto: chissà, forse non c’è nessuno al Governo amante di sci e montagne…

Tante incertezze, però è proprio l’inverno la stagione clou per la montagna.

Verissimo: nel fatturato-turismo del territorio, l’estate vale solo il 5%, il resto è per l’inverno. Noi abbiamo già cercato di programmare, di tracciare linee comuni, che abbiamo elaborato in collaborazione con UNI, l’ente italiano di normazione, e abbiamo quindi inviato a Roma. Risposte zero. Adesso abbiamo chiesto un incontro con Stefano Bonaccini, il presidente della Conferenza delle Regioni, proprio per cercare di omogeneizzare gli interventi e le norme. È la nostra ultima possibilità.

(Alberto Beggiolini)

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