TURISMO MONTAGNA/ La vera domanda che pesa sulla prossima stagione invernale

- Alberto Beggiolini

È finalmente arrivato il via libera della Commissione europea ai sostegni per gli impianti di risalita. Ma ancora non è chiaro cosa accadrà nella stagione invernale

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(Foto: Pixabay)

Era ora. Dopo mesi di attesa, prima il via libera della Commissione europea, ora la firma del ministro del Turismo, Massimo Garavaglia, aprono finalmente le porte all’erogazione di 430 milioni di euro agli esercenti degli impianti di risalita a fune, chiusi dal 4 dicembre 2020 al 30 aprile 2021). Il testo, si legge nella comunicazione ufficiale del ministero riportata da Radiocor, è stato inviato a sua volta per la firma a Daniele Franco, ministro dell’Economia. Oltre alle risorse mobilitate dal decreto interministeriale, si sblocca anche lo stanziamento di 40 milioni a favore dei maestri e delle scuole di sci. La Corte dei conti ha registrato il testo in settimana: Regioni e Province autonome dovrebbero dunque ricevere a breve le risorse da destinare ai beneficiari.

Si tratta di provvidenze che erano state programmate dall’ultimo Decreto sostegni del governo Draghi, quello che in tutto aveva previsto per il turismo un miliardo e 700 milioni, sommando tutti i capitoli ai quali le imprese e i lavoratori del settore avrebbero potuto fare riferimento. In gran parte, le risorse rientravano nell’intervento principale, quello di 11 miliardi per le imprese; per il resto si parlava di aiuti ai lavoratori stagionali, agli autonomi, ai termali (900 milioni), per i centri storici, per il settore degli “eventi”, e per l’industria della neve, alla quale è destinata una quota specifica di 700 milioni (circa 100 in più di quant’era stato previsto). Il “capitolo montagna” era quello più caratterizzato nel decreto. Del fondo di 700 milioni (che risulta in capo al Mef), circa il 70% era destinato alle Regioni e alle Province autonome, che adesso li ripartiranno ai comuni, sulla base di quanti ski-pass erano stati venduti nel 2019. I fondi restanti 210 erano destinati sempre alle Regioni per una successiva ripartizione tra i comuni dello stesso comprensorio sciistico sulla base del fatturato delle attività economiche relative al settore, con riferimento al triennio 2017-2019, e tra i maestri di sci, sempre in rispetto ai ricavi del triennio 2017-2019. La ripartizione delle somme era stata affidata ad un successivo decreto specifico.

“Quando si discuteva il testo di legge si è sempre detto, sia con i politici che con i funzionari, che per noi gli indennizzi non possono essere divisi per regione (meno che mai per comune) perché ci sono società che hanno impianti su più regioni, anche a cavallo, e su più comuni. Quindi questa strada per noi non va bene – è il primo commento di Valeria Ghezzi, presidente Anef, associazione nazionale esercenti funiviari –. La cosa migliore è utilizzare i codici Ateco delle società, indipendentemente dalla sede e dall’area sciabile”. “Spero inoltre – aggiunge – che le risorse da ricevere tramite le Regioni siano solo quelle dei maestri di sci. Altrimenti temo avremo dei grossi problemi”.

Gli impiantisti confidavano, e sperano ancora, che la ripartizione dei fondi avvenga tramite l’Agenzia delle entrate. Ma avvertono anche che si è arrivati a settembre e ancora tutto tace per quanto riguarda la stagione invernale. Si riuscirà ad aprire? Con quali regole, con quali protocolli?

In effetti, sembra ancora presto, ma per chi lavora in montagna non lo è affatto: vanno assunti (molti lo sono già) gli stagionali per le manutenzioni, vanno fissati i collaudi, gli innevamenti programmati, vanno soprattutto cercati i capitali per finanziare tutto ciò, in momenti in cui il credito è difficile, specie per imprenditori finiti in debito d’ossigeno (“…ci sono ormai molte aziende in una grave crisi di liquidità che meritano di essere aiutate e che hanno il diritto di ricevere il giusto indennizzo per il danno subito” aveva detto recentemente Ghezzi).

Il ministro però rassicura: “La prossima stagione sciistica si farà – ha detto al Meeting di Rimini –: credo che il green pass sia la soluzione per non chiudere più. Non prevedo grandi problemi: se si useranno le stesse regole si potrà procedere tranquillamente. Per l’accesso agli impianti di risalita, cabinovie e funivie, ci potrà semmai essere un contingentamento”. E già si sta pensando alla limitata rarefazione dei posti sui treni ad alta velocità, circa l’80%, che però costringerebbero le cabinovie a più viaggi, con più velocità ma anche con più rischi-code agli ingressi.

In ogni caso, sembra praticamente certo che gli sciatori, la prossima stagione, oltre allo skipass dovranno munirsi anche del green pass, e quindi avere con sé anche un documento di identità ad esso collegato. Lo ha ribadito anche il presidente della Valle d’Aosta, Erik Lavevaz, dopo un incontro con il ministro dei Trasporti, Giovannini. Se tutto questo servirà a salvare la stagione, e ad evitare gli ingressi limitati agli impianti, la montagna saprà adeguarsi. Basta solo – dicono tutti – saperlo per tempo…

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