TURISMO/ Schiavon (Federalberghi): basta annunci, servono aiuti veloci

- int. Alessandro Schiavon

L’industria turistica italiana può fare un salto di qualità per il suo rilancio, ma occorrono anche aiuti concreti e non solo annunci dalle Istituzioni

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La vista da una delle camere dell'Hotel Victoria Frontemare di Jesolo

“Per un vero rilancio dell’industria turistica italiana occorre fare un salto di qualità: servono nuovi modelli di conduzione, anche nelle imprese familiari, servono nuovi modelli di business, rinnovate politiche tariffarie, inedite sinergie tra tutti i soggetti coinvolti nella produzione di quel 14% di Pil che il comparto generava fino al 2019”. Ne è fortemente convinto Alessandro Schiavon (quattro hotel a Jesolo e uno a Venezia, sotto la sigla MJHotels), presidente di Federalberghi Veneto, associazione che rappresenta circa 2500 aziende su un totale di tremila, una delle più importanti componenti regionali del sistema Federalberghi nazionale, che associa 33 mila strutture, per lo più (80%) a conduzione familiare.

È un buon elenco di obiettivi, presidente, ma sembra anche abbastanza complicato…

Ha ragione, non è semplice, ma bisogna lavorarci, ed è quello che stiamo facendo. Faccio un esempio. Prendiamo le politiche tariffarie, i prezzi-camera, oggi sempre più “dinamici”, ma al ribasso. È chiaro che scendendo si possono attirare più clienti, ma sotto una certa soglia la revenue di una struttura scompare, non c’è più rendita, e contemporaneamente se ne svaluta la reputation. Per aiutare a comprendere le contingenze, però, e tarare anche i prezzi, abbiamo uno strumento efficace: HBenchmark.

Di cosa si tratta?

È semplicemente una piattaforma di hospitality data intelligence che restituisce con un click la situazione reale dell’hotel e traccia le previsioni a scadenza, in modo che i gestori possano adeguare le loro politiche tariffarie, scongiurando la spirale delle svendite di camere. Già molte migliaia di letti sono agganciate a questo strumento, che potrà portare ad accumulare anche più punti nelle graduatorie per l’erogazione dei fondi dedicati.

Un bell’incentivo. Ma servirebbe forse anche un maggiore coordinamento su base regionale?

Certo, e infatti stiamo dialogando con la Regione per arrivare a un osservatorio attendibile su tutto il territorio. Di concerto con l’assessorato al Turismo, vorremmo arrivare a una cabina di regia, in grado anche di rivedere i calendari degli eventi e delle manifestazioni, per evitare il ritorno all’overtourism, le sovrapposizioni nocive, e invece coprire più diffusamente le stagioni. Vede, la tecnologia, come la piattaforma che dicevo, aiuta ma non potrà mai sostituirsi alla gestione umana. Il turismo è un fenomeno sociale, di vicinanza: sarà bene puntare quindi sulle relazioni, quelle che il Covid aveva interrotto, e sulle esperienze tornate possibili, giocando sulle nostre carte vincenti, l’enogastronomia, l’arte, le bellezze delle destinazioni.

Lei accennava anche a nuovi modelli di conduzione. Cosa intende?

A quel salto di qualità che ormai è indispensabile, per tutti gli operatori del settore, dall’ultimo assunto al primo proprietario. Bisogna lavorare sulla formazione, sugli aggiornamenti continui. Stiamo procedendo con i corsi della Fondazione ITS Turismo del Veneto, ma guardiamo con attenzione al varo della Scuola di Ospitalità, che stanno creando Cdp, TH Resorts e Ca’ Foscari, e al collegato nuovo corso di laurea in turismo di Venezia. Questa credo sia la strada giusta da seguire.

Nel frattempo, fortunatamente dopo il lungo periodo di chiusure, adesso il turismo sta dando forti segnali di rimbalzo.

Ma con zone d’ombra persistenti. Certo, da metà giugno ai primi dieci giorni di settembre la stagione della costa e dei laghi è andata molto bene, anche con il ritorno di tedeschi e austriaci, il turismo straniero ma di prossimità. Bene anche la montagna. Diversa invece la situazione nelle città, che in Veneto possono definirsi tutte “d’arte”, più legate al turismo straniero più… straniero, quello intercontinentale, ancora penalizzato dalla rarefazione dei collegamenti aerei e dalle restrizioni ai viaggi. Nelle città purtroppo contiamo ancora parecchie strutture che non sono riuscite a riaprire, e altre lo hanno fatto solo a giugno inoltrato, con tassi di occupazione non esaltanti.

Chi non ha riaperto, magari sta pensando di vendere?

A volte sì. In Veneto ci sono forti interessi manifestati da fondi di investimento stranieri. Ma sta succedendo un po’ ovunque in Italia: a Roma sembra che siano 21 i brand stranieri a caccia di occasioni da cogliere. Questo succede perché non si sa proteggere un asset fondamentale per l’economia nazionale come il turismo, perché non si sa fare squadra, perché non si indossa tutti la maglia azzurra, perché non si forniscono le garanzie pubbliche necessarie ad assicurare il credito alle imprese. E invece bisognerebbe impegnarsi tutti insieme per salvare la parte buona dell’Italia.

Eppure governo e ministero hanno annunciato numerosi interventi…

È vero, li hanno annunciati. Ma ancora non c’è nulla di concreto, mancano i decreti attuativi, manca la velocità di erogazione che invece sarebbe oltremodo necessaria. Speriamo ancora negli aiuti, e non solo per la sostenibilità, che ovviamente va salvaguardata, ma anche per tutto il resto.

Un’ultima domanda. Lei crede nel green pass?

Assolutamente! Ripeto: assolutamente! È l’unica vera via d’uscita da questo incubo, l’unico strumento concreto per dare ai viaggiatori quello che oggi più desiderano: la sicurezza.

(Alberto Beggiolini)

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