UCRAINA/ Capuozzo: Zelensky ha consegnato l’Europa alla “soluzione” militare

- int. Toni Capuozzo

Zelensky chiede armi, snobba il Papa e rifiuta di trattare. L'Europa sembra non accorgersi di venire trascinata sempre più vistosamente verso la guerra

ucraina guerra soldati 15 lapresse1280 640x300 Soldato ucraino in un ospedale da campo a Bakhmut (LaPresse)

Le visite di Zelensky nelle capitali europee chiudono la strada alla pace. Nei colloqui con il Governo italiano, così come in quelli in Francia, Germania e Gran Bretagna si è parlato solo di armi da consegnare per dare agli ucraini la possibilità di contrattaccare. Neanche il Papa è stato preso in considerazione come possibile mediatore tra le parti, segno che ormai l’unica prospettiva è quella dello scontro armato. Eppure ci si dimentica di quanto questa strada possa essere pericolosa, tanto da spingere Putin a considerare anche l’opzione nucleare.

Gli effetti di questo crescente sforzo bellico potrebbero essere devastanti. Ne vale la pena? L’Occidente e l’Ucraina per ora non se lo chiedono e procedono con il riarmo delle forze di Kiev. Il rischio che stanno correndo, però, spiega Toni Capuozzo, giornalista e inviato di guerra, è grande.

Zelensky è appena stato a Parigi, Berlino, Londra e Roma, dove ha incontrato anche il Papa. Tirando le fila di queste visite come possiamo interpretarle: un de profundis per le speranze di pace?

Il messaggio che ha portato Zelensky è la richiesta di più armi. L’Europa, l’Italia, la Germania, la Francia e la Gran Bretagna le concedono. L’unico incontro nel quale si è parlato di pace, quello con il Papa, è stato un incontro di incomprensioni. Vuol dire che l’Ucraina, con l’Europa che acconsente, pensa di proseguire la guerra fino alla vittoria.

Sunak, Scholz, Macron e Meloni hanno tenuto la stessa linea con il presidente ucraino o ci sono differenze nell’affrontare il conflitto?

Qualche differenza nei sistemi d’arma: l’Italia continua a fornire sistemi antimissili, armi difensive, la Gran Bretagna non ha escluso arrivare agli aerei, Macron ha detto: “Niente aerei, addestreremo i piloti”. Sfumature.

L’Europa conferma di essere incapace di un’iniziativa diversa da quella che prevede l’uso delle armi?

Non lo vuole fare. Ma questo fin dall’inizio. Sin dal 2014 avrebbe dovuto svolgere un ruolo di mediazione, di composizione dei conflitti: non è stata capace. E una volta avvenuta la sciagurata invasione si è schierata per una soluzione militare e basta.

Ci dobbiamo rassegnare a una guerra sul lungo periodo, a considerarla qualcosa di endemico, come il conflitto Israele-Palestina?

Può diventare endemica. In questo momento c’è una situazione di stallo. Dubito che la controffensiva ucraina arriverà a ricacciare i russi entro i confini del 1991. A quel punto o ci si rassegnerà, per quanto riguarda l’Ucraina e l’Europa, a negoziare o dovranno preparare un altro attacco. I problemi che ci sono adesso si presenteranno tali e quali alla fine dell’offensiva.

Continuando a fornire armi o rendendosi disponibili ad addestrare piloti di aerei il coinvolgimento dell’Occidente sarà sempre maggiore: aumenta il rischio di un allargamento del conflitto?

Non ho così fiducia che Putin si rassegni a essere sconfitto senza usare armi più disastrose. La Russia è un Paese con un arsenale nucleare. Diffido della situazione. Hanno scritto per mesi che siamo di fronte a un pazzo e poi ci si mette in testa di spingere il pazzo nell’angolo. Mi sembra per lo meno arrischiato. È chiaro che la guerra è sempre sull’orlo di qualcosa di peggio: penso, ad esempio, alla centrale di Zaporizhzhia. Non è un caso che venga spesso presa di mira.

I russi, e anche i loro avversari, non prendono minimamente in considerazione l’eventualità di una sconfitta?

Uno dei guai è che entrambi pensano di poter vincere ancora e questo aumenta la durata del conflitto. Questo non aiuta una soluzione negoziale. L’Ucraina in questo momento è la più ostile. Vediamo cosa succede con la visita a Kiev del plenipotenziario cinese, ma mi sembra abbastanza chiaro il messaggio ucraino.

La controffensiva ucraina non si capisce se e quando parte, a Bakhmut sembra che le truppe di Kiev abbiano riguadagnato terreno. Com’è la situazione ora dal punto di vista militare?

Le notizie sono contraddittorie: gli uni dicono di aver conquistato un chilometro quadrato, gli altri fanno altrettanto. Bisogna far la tara a quello che dicono entrambi. In questo momento non c’è un’offensiva travolgente. Può diventarlo. Non è che sul fronte russo non ci siano elementi di debolezza: è evidente che non tutti i reparti russi combattono con la stessa tenacia e la stessa caparbietà. È chiaro però che anche l’esercito ucraino è fortemente ammaccato: molti dei migliori reparti non ci sono più, ci sono molti ragazzi e anziani mandati in prima linea. È uno scontro tra due pugili barcollanti.

I russi, però, visto l’ultimo attacco su Kiev, con missili lanciati anche da navi nel Mar Nero, almeno da questo punto di vista sembrano avere ancora molte risorse da spendere. È così?

I servizi inglesi, ripresi da tutti i nostri giornali, davano la Russia con gli arsenali svuotati, sulla soglia dell’agonia. Bisogna stare attenti alla propaganda russa, ma anche alla propaganda occidentale.

Secondo il Washington Post Prigozhin, il capo della Wagner, avrebbe offerto all’Ucraina informazioni sulle truppe russe. Un segnale dei contrasti interni in Russia, con notizie fatte circolare ad arte per screditarlo, oppure c’è qualcosa di vero?

Buona la prima. Mi sembra piuttosto improbabile un’intelligenza con il nemico. Credo che ci sia una lotta senza quartiere tra il ministro della Difesa e lui e che Putin cerchi di tenerli a bada usando questi contrasti.

Questa situazione può indebolire il fronte russo?

Può indebolirlo, ma le divisioni ci sono anche nella parte ucraina. Nessun Paese affronta un anno di guerra di questo tipo senza portarne poi le cicatrici. Il ministro degli Esteri ucraino Kuleba ha detto: “Non sarà l’ultima offensiva”. Come per dire: “Non pensiamo alla vittoria in questa offensiva”. Non parliamo poi della questione di Bakhmut: mi domando se ha avuto senso spendere centinaia e centinaia di uomini per salvare un simbolo. Esattamente come per gli altri è stata una battaglia per affermare il potere della Wagner e la forza di Prigozhin.

Quindi dobbiamo aspettarci che russi e ucraini se le diano di santa ragione fino a che non si accorgeranno di essersi fatti troppo male?

Detta brutalmente è così. Credo che ciò che viene spacciato per solidarietà verso l’Ucraina, dicendo che non possiamo lasciarli soli, sia in realtà molto cinico: li stiamo incitando ad andare a morire a grappoli senza la convinzione che l’Ucraina sarà sovrana fino ai territori che non controlla più dal 2014. Bisogna vedere se anche gli ucraini alla fine non si chiederanno se ne valeva la pena.

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