UE E POLITICA/ Il siluro tedesco contro il Fiscal Compact

- int. Domenico Lombardi

Dal Direttore generale del Meccanismo europeo di stabilità, Klaus Regling, arriva un messaggio importante sulle regole Ue relativo al debito

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Klaus Regling (Lapresse)

Mentre sembra quasi certo che in Germania nascerà una coalizione Spd-Fdp-Verdi che avrà tra i suoi punti programmatici il mantenimento delle attuali regole del Patto di stabilità e crescita, dal Direttore generale del Meccanismo europeo di stabilità, Klaus Regling, arriva un messaggio piuttosto netto riguardo le regole sul debito definite “economicamente prive di senso” e, come evidenzia Domenico Lombardi, economista ed ex consigliere del Fmi, «viste come una minaccia alla credibilità delle altre regole europee».

Un messaggio tanto più importante se si considera che è contenuto in un’intervista al settimanale tedesco Der Spiegel. «Oltretutto – aggiunge Lombardi – Regling ha una sua storia, un suo ruolo ben preciso. È un tedesco internazionalista, è sempre stato un ponte di collegamento tra Germania ed Europa: una persona che per gli europei interpreta le istanze di Berlino e che nel suo Paese cerca di sensibilizzare l’opinione pubblica sul punto di vista degli altri Paesi Ue, proprio come fa in questa intervista».

Cosa dice in particolare sulle regole relative al debito pubblico?

Afferma in modo inequivocabilmente chiaro che le clausole dei trattati europei che riguardano il rientro da livelli eccessivi di debito, contenute in particolare nel Fiscal compact, sono anacronistiche, prive di senso, e compromettono la credibilità delle regole europee. Regling dice infatti: “Puoi anche perdere credibilità attenendoti a regole che sono diventate economicamente prive di senso”. Si tratta di parole che pronunciate dal numero uno del Mes assumono un significato decisamente importante, rafforzando quanto diversi economisti sostengono da tempo.

In che modo le regole sul debito compromettono la credibilità delle altre?

Regling, citando esplicitamente l’Italia, evidenzia che sarebbe impossibile riportare il suo rapporto debito/Pil al 60% in 20 anni. Mantenere in vigore una regola che non si può rispettare paradossalmente non farebbe altro che fornire un alibi per non attenersi alle altre. Anche per questo il Direttore generale del Mes sostiene che la credibilità delle regole europee può essere rafforzata con una revisione di quelle palesemente superate, come quelle sul debito, mentre è esplicito sul fatto che il parametro del 3% di deficit/Pil dovrebbe rimanere invariato. È importante comunque evidenziare un altro aspetto rilevante delle dichiarazioni di Regling.

Quale?

Spiega all’opinione pubblica tedesca che se le economie altamente indebitate riducessero bruscamente il loro debito, questo avrebbe contraccolpi anche sulla Germania tramite un’ulteriore discesa dei tassi di interesse: un messaggio non semplice da trasmettere in casa propria.

Regling in questa intervista cita solo due Paesi: la Germania e l’Italia. Cosa dice sul nostro conto?

Lancia anzitutto un messaggio di rassicurazione ai mercati e all’opinione pubblica tedesca, spiegando che, nella gestione del suo debito pubblico, l’Italia sta beneficiando dei bassi tassi di interesse e che il roll over di tale debito avviene a costi inferiori rispetto al passato. Afferma che “nei prossimi anni l’Italia sostituirà su larga scala i vecchi prestiti con nuovi a tassi di interesse inferiori. Ciò contribuisce al fatto che la situazione finanziaria del Paese è di gran lunga migliore di quanto alcuni in Germania credano”. Tra le righe dice anche che finché c’è Draghi al Governo le istituzioni europee sosterranno quasi incondizionatamente l’Italia.

Nell’intervista c’è quindi anche un messaggio all’opinione pubblica e al mondo politico tedesco riguardo alla situazione politica italiana?

Regling fa una valutazione di tipo non politico, quindi non legata alla maggioranza che lo sostiene, ma piuttosto alla persona di cui questa maggioranza di governo è espressione. In sostanza dice che finché c’è Draghi la Germania deve prendere per buone le parole del Governo italiano, soprattutto i suoi tentativi di riforma, la cui credibilità è in qualche modo garantita dalla persona stessa del Premier. Però, e questo va enfatizzato, il giudizio è legato alla persona del Premier, non alla sua maggioranza parlamentare.

Cosa dice invece Regling riguardo al Mes?

Fa capire che non ci possiamo aspettare degli interventi del Mes che siano a condizionalità “leggera”. Per continuare a godere del sostegno del suo principale azionista, cioè la Germania, gli interventi del Mes dovranno necessariamente avere una condizionalità particolarmente rigorosa.

Tuttavia è come se dicesse che l’Italia non ne ha bisogno, almeno fino a che c’è Draghi…

Esattamente. Sottolinea, anzi, che in questo momento l’Italia gode di un buon accesso al mercato per i suoi titoli di stato e non c’è nessun motivo per ritenere che questo possa cambiare a breve.

Purché ci sia atteggiamento accomodante della Bce.

In questo senso Regling fornisce un supporto all’azione della Bce, ripetendo sostanzialmente quanto affermato da Isabel Schnabel, membro tedesco del Comitato esecutivo dell’Eurotower, recentemente davanti a una platea di imprenditori tedeschi: contrariamente a quanto pensa parte dell’opinione pubblica tedesca, i bassi tassi di interesse non sono il risultato prevalente delle scelte di politica monetaria della Banca centrale, ma dipendono da cause strutturali, in particolare il cambiamento demografico. Il Direttore generale del Mes, che è probabilmente il tedesco più alto in grado in Europa, cerca quindi di dare una mano alla Bce e tranquillizza anche i lettori tedeschi sul fatto che non conosce “economisti che prevedano tassi di interesse dal sei all’otto per cento per il prossimo futuro, come è avvenuto in Germania negli anni ’80 o ’90”.

(Lorenzo Torrisi)

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