UE NEL MAR ROSSO/ La “difesa comune” nel mirino degli Houthi e le prime domande scomode

- Albert Bozo

Gli Houthi bandiscono navi israeliane, USA e GB nel Mar Rosso. Con Aspides la Ue cambia la sua postura geopolitica, ma la missione parte con importanti incognite

Protesta anti-Usa in Yemen Protesta Houthi anti-Usa e Israele in Yemen (Ansa, 2024)

Al Jazeera informa che gli Houthi yemeniti hanno annunciato che “le navi che sono interamente o parzialmente di proprietà di individui o entità israeliane e le navi battenti bandiera israeliana sono bandite dal Mar Rosso, dal Golfo di Aden e dal Mar Arabico”. Una comunicazione in tal senso sembra sia stata inviata anche agli assicuratori marittimi e agli ship operators che muovono nella regione. Stessi divieti anche per le “navi di proprietà di individui o entità statunitensi o britannici, o che navigano sotto la loro bandiera”. Alcune agenzie informano anche che il portavoce dei miliziani Abdulmalik al-Houthi ha dichiarato che “le operazioni nel Mar Rosso e nel Mar Arabico, nello Stretto di Bab al-Mandab e nel Golfo di Aden continuano, si stanno intensificando e sono efficaci”, e che il suo gruppo ha “introdotto armi sottomarine nelle operazioni di mare”.

E mentre il portavoce parlava alla tv, un missile balistico lanciato dal Mar Rosso verso Eilat, la città israeliana sul golfo di Aqaba, veniva abbattuto. Stessa sorte per due droni yemeniti, disintegrati dalla Marina francese: il ministero della Difesa francese ha comunicato che nella notte le fregate della Marine Nationale (la Alsace DA e la Languedoc ASM) “hanno rilevato molteplici attacchi di droni provenienti dallo Yemen, nelle rispettive zone di pattugliamento nel Golfo di Aden e nel Mar Rosso meridionale”, droni ingaggiati e distrutti grazie agli Aster 15 e 30, impiegati sia dalla Marine Nationale sia dalla Marina Militare Italiana (MMI) sia dalla Royal Navy (RN).

Questo lo scenario che dovrà affrontare tra qualche giorno la missione europea Aspides, comando a Larissa, in Grecia (commodoro greco Vasilios Griparis), ma guida operativa italiana, affidata (stando a fonti diplomatiche) al contrammiraglio Stefano Costantino (fino al gennaio 2023 comandante tattico dell’operazione Agenor nello stretto di Hormuz), imbarcato sul cacciatorpediniere lanciamissili Caio Duilio. La missione, al di là delle evidenti finalità difensive a protezione dei transiti navali sul Mar Rosso (finalità solo difensive, in ossequio all’articolo 42 del Trattato dell’Unione), è destinata a proiettare una nuova postura geopolitica dell’Europa, che per la prima volta adotta una comune linea ready to fire, pronta al fuoco, forse propedeutica a una futura, vera Difesa europea.

Resta ancora sottotraccia una domanda condivisa ma inespressa: cosa succederebbe se un’unità di Aspides non riuscisse a parare il colpo e venisse centrata? Come reagirebbe? Questa è solo una delle incertezze della missione, che si unisce a molte altre: come saranno garantite la logistica dei rifornimenti e la copertura aerea? I munizionamenti saranno adeguati (si sa che gli arsenali, almeno quelli italiani, non abbondano di missili: alcune agenzie parlano di 63 testate)? La base di Gibuti sarà in grado di smaltire le necessità? E riuscirà Aspides a lavorare in proficua sinergia con l’operazione angloamericana, la Prosperity Guardian, che oltre alla difesa dei convogli svolge ripetuti attacchi a terra contro obiettivi yemeniti?

Aspides – secondo AnalisiDifesa – ha un budget iniziale di 8 milioni di euro ed è pianificata per operare almeno un anno: dovrà coordinarsi con l’operazione navale europea Eunavfor Atalanta attiva in funzione anti-pirateria nel Golfo di Aden e Oceano Indiano, ma anche con Prosperity Guardian che schiera unità della US Navy e Royal Navy. Oltre alle fregate francesi e al Duilio italiano già in zona, sta arrivando a sostegno della missione anche la fregata di difesa aerea della Marina tedesca Hessen (F 221), che dopo alcuni giorni di sosta a Souda (il porto cretese) ha lasciato la base in direzione di Suez. Partita alla fine di gennaio dalla base tedesca a Wilhelmshaven, segnando il contributo di Berlino alla missione dell’UE Aspides, l’Hessen rappresenta una delle tre navi di classe Sachsen all’interno della flotta, l’unica ritenuta sufficientemente attrezzata per il compito assegnato. Il viceammiraglio capo della Marina tedesca, Jan Christian Kaack – riferisce ItaMilRadar –, ha detto che l’imminente dispiegamento della nave nell’ambito della missione Aspides dovrebbe coprire solo alcuni mesi. Prevedibile quindi un avvicendamento o con un’altra unità tedesca o con una di altra marina militare europea.

Intanto, i riflessi degli attacchi Houthi peggiorano: è già crollato del 30% il numero di container che solcano il Mar Rosso, e i prezzi del petrolio diventano negativi. I futures sul Brent perdono lo 0,24% a 82,1 dollari al barile, quelli sul WTI cedono lo 0,30% a 76,8 dollari. Ma non è solo responsabilità della guerra: l’Agenzia Internazionale dell’Energia ha evidenziato un rallentamento della domanda globale di petrolio a causa della crescente popolarità delle rinnovabili. Gli investitori attendono la decisione dell’Opec+, a marzo, di estendere o meno i tagli alla produzione nel prossimo trimestre.

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