USA vs TIKTOK E WECHAT/ Le vere ragioni della guerra di Washington alle app cinesi

- Alessandro Curioni

Oggi scatta negli Usa il divieto di scaricare le app cinesi TikTok e WeChat. Una mossa in una guerra ampia e anche un po’ anomala

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Foto di antonbe da Pixabay

Veramente il mondo rimane con il fiato sospeso perché Trump proprio a partire da oggi, tramite il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, ha inibito il download delle app cinesi TikTok e WeChat? In un momento come questo non vale nemmeno la pena investigare le ragioni dell’ansia collettiva, piuttosto sarebbe utile osservare il mondo per quello che è. Intendo dire che la questione non è molto complessa, ma credo abbastanza interessante.

Andiamo con ordine. Appare ai molti “scandalosa” la possibilità che il Governo degli Stati Uniti bandisca delle app cinesi. Fatico a comprendere questa posizione considerando che la Cina blocca da anni la maggior parte delle applicazioni web statunitensi e non solo. Fosse solo per “par condicio” gli Stati Uniti avrebbero un’ampia giustificazione commerciale se inibissero qualsiasi app cinese. Per contro gli Stati Uniti affermano che sostanzialmente “le minacce poste  da WeChat e TikTok non sono identiche ma simili. Entrambe raccolgono una gran quantità di dati dagli utenti… Dati che finirebbero nella mani dei servizi di intelligence del Partito Comunista Cinese”. Interessante considerazione, ma gli Stati Uniti si comportano in maniera diversa?

Ovviamente no. Al di là dell’Atlantico esiste una norma che consente al Governo federale di accedere a qualsiasi dato detenuto da soggetti sottoposti alla giurisdizione del Governo statunitense. Si tratta di un legge che garantisce poteri talmente ampi da spingere la Corte di giustizia europea a dichiarare inefficaci per ben due volte negli ultimi cinque anni gli accordi Usa-Ue in materia di trasferimento dei dati personali, poiché questi ultimi non sarebbero adeguatamente tutelati a Washington e dintorni.

Ora spostiamo la nostra attenzione sugli strani equilibri del mondo oltre lo schermo. Immaginate Internet come se fosse diviso in due parti, una visibile, l’altra invisibile. La prima è quella che ci appare evidente nel momento in cui utilizziamo la rete, sostanzialmente si tratta del web ed esso è dominato sostanzialmente da Google, Apple, Facebook, Amazon e Microsoft che sono tutti operatori statunitensi. La seconda è quella fatta dall’infrastruttura tecnologica (hardware e software) su cui questi cinque operatori poggiano i loro servizi. In questo ambito da qualche anno gli operatori cinesi si sono impegnati per conquistare la leadership. In qualche modo Pechino  sembra che abbia cercato di ritagliarsi il suo “posto al sole” laddove c’è più ombra come nel caso della rete 5G (quello chi si trova sopra non esiste senza quanto lo sostiene da sotto). L’operazione è risultata sgradita all’altra superpotenza che ha dichiarato guerra senza mezzi termini a qualsiasi tecnologia cinese.

Penso sia evidente che le ragioni sono ben poco commerciali, ma molto geopolitiche. Allora non stupisce che la Cina sfidi gli Usa anche sul web per contendere il predominio degli Over The Top: WeChat contro WhatsApp e TikTok contro Instagram. Domani Alibaba sfiderà Amazon e via “combattendo”.

In tutto questo però accade qualcosa di singolare, perché apparentemente queste strane entità che sono gli operatori del web si comportano come se la sovranità degli Stati sia ampiamente discutibile, tanto che da Facebook arrivano flebili messaggi di solidarietà verso TikTok e WeChat.

Può essere che qualcosa di veramente nuovo e diverso stia emergendo silenziosamente tra le pieghe della storia e della rete? 



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