Vaccinato o guarito, chi è più protetto?/ Studio: “Dati simili per variante Delta”

- Alessandro Nidi

Ha una maggiore protezione contro l’infezione da Covid-19 chi è vaccinato o chi è guarito? Uno studio dal Regno Unito prova a dare una risposta

vaccino Covid italiano
Vaccino anti-Covid (LaPresse)

Meglio il vaccino o l’immunità derivata da una precedente infezione per essere protetti dal nemico Covid? Una domanda che si è posto il quotidiano “The Guardian” sulle sue autorevoli colonne, giungendo a una risposta non certo definitiva, ma comunque interessante: almeno per quanto concerne gli studi sulla variante Delta, l’ultima analisi suggerisce come i dati siano più o meno equivalenti. L’ufficio per le statistiche nazionali ha diramato infatti i risultati di un’indagine sofisticata sulle infezioni Covid-19, eseguita per mezzo della “regressione di Poisson” per stimare il rischio di un episodio di infezione e regolando i fattori di rischio noti.

“Invece di contare le persone – scrive il tabloid –, lo studio ha considerato i giorni in cui ogni persona era a rischio di infezione. Tutti i rischi sono relativi all’assenza di precedenti vaccinazioni o infezioni registrate. L’analisi ha esaminato due periodi. Tra dicembre 2020 e metà maggio 2021, quando la variante Alfa era dominante, la vaccinazione completa ha ridotto il rischio di risultare positivi di un 79% stimato, con poca differenza tra i tipi di vaccini. L’infezione precedente, senza vaccinazione, ha ridotto il rischio di circa il 65%”.

VACCINATO O GUARITO: CHI È PIÙ PROTETTO CONTRO IL COVID? I DATI SULLA VARIANTE DELTA

Poi, però, tra metà maggio e metà agosto 2021, quando la variante Delta regnava sovrana, la vaccinazione completa, secondo le statistiche raccolte, riduceva il rischio di risultare positivi al 64-70%. L’infezione superata senza vaccinazione risultava generare un effetto simile (65-77%). Tuttavia, come si legge sul “The Guardian”, questa è una discussione impegnativa: “L’infezione deliberata ha problemi etici, quindi non è possibile eseguire uno studio randomizzato – si legge nell’articolo –. Questo studio dimostra la potenza di un’indagine grande e costosa, integrata dal collegamento con altre fonti di dati ma, anche usando metodi di regressione, non possiamo essere sicuri che i gruppi siano completamente comparabili. Per esempio, alcuni gruppi possono differire nella loro tendenza a farsi testare. Altre analisi guardano alle popolazioni regolarmente testate, come gli operatori sanitari”.

Inoltre, specifica ancora il Guardian, i risultati possono aumentare l’intensità del dibattito sulla vaccinazione obbligatoria, ma è fondamentale che “le decisioni politiche siano basate sulla migliore analisi statistica possibile”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA