“Variante Delta plus 50 volte più forte”/ Caruso (virologo): “Molto aggressiva”

- Alessandro Nidi

“Variante Delta plus 50 volte più forte della mutazione Delta”: lo riferisce Arnaldo Caruso, presidente della Società italiana di virologia

Laboratorio
Laboratorio ricerca anti-Covid (LaPresse, 2021)

La variante Delta plus è “50 volte più forte rispetto al ceppo originario”: lo afferma ai microfoni di Adnkronos Salute, Arnaldo Caruso, presidente della Società italiana di virologia (Siv-Isv), che ha commentato quella che sembra essere a tutti gli effetti una nuova emergenza connessa alla mutazione della variante Delta originaria. “Tra chi non ha ancora fatto il vaccino e chi non vuole farlo – ha asserito –, diventa un problema gestire la situazione in questo momento, con un virus così aggressivo come dimostra di essere SARS-CoV-2, anche con la nuova variante indiana, la AY.4.2, ribattezzata Delta plus”.

In particolare, la Delta plus pare essere più efficiente nella replicazione: “Da un lavoro appena uscito, che quindi necessita di essere convalidato – ha evidenziato l’esperto, ordinario di microbiologia e microbiologia clinica all’università di Brescia e direttore del laboratorio di microbiologia dell’Asst Spedali Civili – sembrerebbe che questa nuova variante Delta abbia anche una mutazione di una proteina interna, una proteina N o nucleoproteina, che potrebbe contribuire a renderla più aggressiva”.

VARIANTE DELTA PLUS “POTREBBE DIVENTARE IN FUTURO DOMINANTE”

Peraltro, la variante Delta plus, ha affermato Caruso, anche se “in questo momento non è maggiormente in grado di ‘bucare’ lo scudo vaccinale”. Peraltro, rispetto alla variante Delta, oggi dominante, la Delta plus “è ancora minoritaria in Italia. Però, in Inghilterra si sta diffondendo notevolmente, dimostrando di essere in grado di ‘prendere la scena’. Guardando a quello che sta avvenendo in Inghilterra”.

A giudizio del presidente della società italiana di virologia, il mutante AY.4.2 “potrebbe anche in futuro diventare dominante”. Ecco perché, a maggior ragione, la terza dose di vaccino anti-Covid rappresenta un’esigenza, così come lo sono tutte quelle 7 milioni di prime dosi che non sono ancora state inoculate.



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