“Vaticano? Paese di 500 lavandaie”/ Dagospia “Noi nel mirino del Papa, il gossip…”

- Alessandro Nidi

Roberto D’Agostino a “Il Giornale” ha dichiarato: “Quella del Papa è una fissa. Ogni tanto si affaccia e spara queste prediche contro il chiacchiericcio”

maria monsè cecchi paone roberto dagostino mcs cs 640x300
Roberto D'Agostino di "Dagospia"

“Dagospia” finisce nel mirino di Papa Francesco. Il portale di gossip diretto da Roberto D’Agostino si è sentito chiamato in causa da una frase pronunciata di recente nell’Angelus dal Pontefice: “Il chiacchiericcio contro gli altri è una peste più brutta del Covid”. “Il Giornale” ha intervistato lo stesso D’Agostino, partendo proprio da questa tematica: “Quella del Papa è una fissa. Ogni tanto si affaccia e spara queste prediche contro il chiacchiericcio. Me ne ricordo una nell’ottobre dell’anno scorso, quando disse che i pettegolezzi inquinano. Lo fece addirittura durante la messa per la giornata missionaria. Ecco, mi chiedo che c’entrano le chiacchiere con i missionari. Non è importante. La prima volta che puntò l’indice contro il gossip fu il 2 settembre 2013 a Santa Marta. Disse che le chiacchiere minacciano la comunità umana, seminando invidie e gelosie, fino a dire una cosa forte. Il pettegolezzo può uccidere una persona”.

DAGOSPIA: “LA CHIESA È IL REGNO DEI PETTEGOLEZZI”

“Dico solo che la Chiesa è il regno dei pettegolezzi e lui di quel regno Papa Francesco è il capo”, ha proseguito Roberto D’Agostino nel corso dell’intervista rilasciata a “Il Giornale”. Il numero uno di “Dagospia” ha poi aggiunto: “Sapete cosa diceva il compianto monsignor Marcinkus? Il Vaticano è un paese di cinquecento lavandaie. Dagospia è niente al confronto. Solo Benedetto XVI ha cercato di frenare la fabbrica del gossip di San Pietro. Quando qualcuno spettegolava, salutava, si girava e se ne tornava nelle sue stanze”. D’Agostino ha quindi aggiunto: “Come tutti, io stesso ho una vita di peccati e ho sempre pagato per quello che ho svelato. Però siamo sicuri che quello che chiamiamo pettegolezzo sia spazzatura? Il romanzo più bello del secondo Novecento per me è Fratelli d’Italia di Alberto Arbasino. Mi riferisco alla prima edizione. È il racconto di tutti i pettegolezzi d’Italia. Lo stile poi, certo, fa la differenza. Quello che dico sempre è che da mille portinai può nascere un Proust”.



© RIPRODUZIONE RISERVATA