VERONICA PANARELLO: “VOGLIO CONFRONTO CON MIO SUOCERO”/ “Non ho ucciso Loris”

- Dario D'Angelo

Veronica Panarello torna a parlare dal carcere ed accusare il suocero per l’omicidio del piccolo Loris. Ecco la strategia difensiva: chiesto confronto all’americana.

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Veronica Panarello (Storie Italiane)

Veronica Panarello torna a parlare dal carcere dov’è reclusa dal dicembre del 2014 con l’accusa di aver ucciso il figlio Loris. La mamma di Santa Croce Camerina, intervistata da “Giallo”, è tornata a puntare il dito contro il suocero Andrea Stival:”Andrò avanti fino in fondo, come un treno, senza fermarmi mai perché voglio che si arrivi alla verità. Voglio giustizia, perché quella che ho avuto fino ad oggi non è giustizia. Io sono completamente estranea ai fatti: non ho ucciso mio figlio Loris. Per questo andrò avanti convinta e determinata a dimostrare la verità e chiedo un confronto con mio suocero Andrea”. La versione di Veronicpanarelloa Panarello, dunque, è sempre la stessa: Loris ha scoperto la mamma e il nonno in atteggiamenti intimi. Dopo aver minacciato di rivelare tutto al papà, Andrea Stival avrebbe deciso di uccidere il nipote mettendolo a tacere per sempre.

VERONICA PANARELLO, IL LEGALE: “VOGLIAMO CONFRONTO CON ANDREA STIVAL”

Dunque la battaglia di Veronica Panarello dal carcere per affermare la sua innocenza continua. Il suo avvocato, il legale Francesco Villardita, sentito dal settimanale “Giallo”, ha spiegato la strategia difensiva:”Abbiamo chiesto che Veronica sia sottoposta a una nuova perizia psichiatrica in modo da fare luce una volta per tutte sulla sua capacità di intendere e di volere. La seconda richiesta è di un confronto tra lei e il suocero: finora ci è stato negato. Per noi è stato impossibile produrre le prove dell’esistenza di un loro rapporto adulterino, pertanto un confronto sarebbe fondamentale. Veronica potrebbe metterlo alla prova facendogli delle domande dirette di fronte alle quali valutare le reazioni dell’uomo”. Dal canto suo il nonno di Lorys ha sempre rifiutato ogni tipo di confronto, forte di un alibi che lo voleva a casa della compagna nelle ore in cui si consumava il delitto del nipote.



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